HEDGE FUND: MENO RITORNI, PIU’ COSTI

8 Ottobre 2004, di Redazione Wall Street Italia

*Sara Silano è Vicecaposervizio di Morningstar in Italia.

(WSI) – I gestori sono troppi e rischiano meno di un tempo. Il risultato? Le performance peggiorano e la qualità diminuisce. E’ il quadro tracciato da Mattia Nocera, amministratore delegato di Belgrave Capital Management e consigliere di Global Selection, sgr speculativa di Banca del Ceresio, per il quale sempre più il successo passa per la selezione dei manager.

Domanda: Il patrimonio mondiale degli hedge fund si avvia a superare i mille miliardi di dollari. E le previsioni sono di un’ulteriore crescita. Dunque, si può parlare di un’industria in piena salute?

Risposta: E’ vero, la raccolta è in rapida crescita, ma questi ingenti flussi hanno creato uno squilibrio tra l’elevata domanda e l’offerta, determinando un rincaro delle commissioni. In particolare, è aumentata la gestione per conto di terzi, una linea di business che dà molti ritorni economici, ma purtroppo va a discapito delle performance, perche i fund manager assumono meno rischi.

D: Le statistiche parlano di un incremento della quota di investitori istituzionali, che nel medio termine arriveranno a rappresentare il 50% degli asset totali. Concorda?

R: I flussi di capitali provenienti dagli istituzionali sono in rapida crescita. Si stima che negli Stati Uniti i fondi pensione investiranno 400 miliardi di dollari in hedge fund. Si tratta di una grande sfida per l’industria, in quanto questa tipologia di investitori è molto sensibile alla gestione del rischio, per cui è prevedibile che vengano imposti paletti alla possibilità di azione del fund manager. In parte questo è già avvenuto nella fase Orso del mercato.

D: Si può dire che la minor propensione al rischio sia la causa delle deludenti performance di quest’anno, che si avvia ad essere il peggiore dal 1994?

R: Difficilmente i rendimenti in termini assoluti e relativi saranno uguali a quelli degli hedge fund storici. In passato, la gestione era attiva e il rischio veniva preso, oggi, invece, l’obiettivo principale è controllare il rischio in modo statico, cioè mettendo dei paletti all’operatività.

D: Vuol dire che gli investitori pagano di più rispetto al passato, ma si ritrovano con rendimenti inferiori?

R: Sì, sta accadendo proprio così. D’altra parte gli istituzionali hanno cominciato recentemente ad investire in hedge fund e probabilmente continueranno a farlo fino a quando non si accorgeranno che le performance non sono più quelle di un tempo.

D: Questo vale anche per le industrie giovani come quella italiana?

R: Le industrie giovani sono ancor più attente al controllo del rischio, perché sono nate in un periodo di mercato Orso.

D: Quale può essere la risposta a questa situazione?

R: In questo contesto è importante saper scegliere i gestori migliori, quelli che hanno obiettivi di rendimento più che di controllo del rischio, capaci di generare ritorni e proteggere il capitale nelle fasi difficili del mercato. Noi ricerchiamo fund manager che rifiutano l’industria degli hedge fund attuale, così come i primi gestori speculativi avevano rifiutato l’industria dei fondi comuni.

D: E’ questa la strategia adottata da Global selection sgr, la società di gestione speculativa di Banca del Ceresio?

R: Sì, da 40 anni ci avvaliamo di gestori esterni. Un tempo era più facile trovarli perché erano pochi, oggi sono 8 mila ed è più difficile. Il nostro fondo di fondi hedge, Global Manager Selection Fund, lanciato nel giugno 2003, è di tipo globale e si avvale dell’esperienza dei top manager dei portafoglio geografici di Vitruvius.

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