GUZZETTI,
NUN CE PROVA’

21 Settembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
La telenovela della possibile nazionalizzazione della rete fissa di Telecom non pare avere fine. Dopo che è emerso lo scarso gradimento da parte della comunità finanziaria e di una maggioranza trasversale delle forze politiche per un acquisto della rete da parte della Cassa depositi e prestiti, ora si fanno avanti le fondazioni bancarie. Queste sono titolari del venti per cento del capitale della Cassa, peraltro in azioni privilegiate, che possono convertire in azioni con diritto di voto, pagando un sovrapprezzo o trasformare in liquidità da impiegare altrimenti.

Il presidente della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti, leader storico delle fondazioni dichiara una loro disponibilità a investire nella rete fissa di Telecom (anche al di fuori della Cassa depositi e prestiti, sembrerebbe). Le fondazioni hanno svolto un ruolo meritorio nel pilotare le banche italiane di origine pubblica verso nuovi assetti proprietari e gruppi di dimensione maggiore, in cui si è via via diluita la loro quota.

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In particolare ciò è vero proprio per Cariplo. Ma ora, terminato questo ruolo transitorio, le fondazioni sono (o debbono cercare di essere) vere entità senza fine di lucro che investono il proprio patrimonio in attività diversificate senza alcun ruolo imprenditoriale e di controllo. Una loro partecipazione, anche al venti per cento, nel capitale della rete fissa di Telecom Italia costituirebbe un macroscopico passo indietro rispetto alla loro attuale natura e funzione. Infatti è evidente che una quota di questa entità, in una compagnia di dimensioni gigantesche, quale quella della rete fissa di Telecom Italia, implicherebbe una presenza attiva nelle sue politiche di investimento e gestione.

Ora le fondazioni bancarie, data la loro natura giuridica, non sono contendibili sul mercato. Non sono scalabili e il loro vertice è nominato in parte dagli enti locali e in parte per cooptazione. Sicché, con tale operazione, si darebbe luogo al controllo della rete fissa telefonica italiana da parte dei governi locali e di soggetti autoreferenziali, estranei al mercato: un’anomalia analoga, e per certi versi peggiore, del controllo dello stato.

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