Guerriglia in Val di Susa, 400 feriti. Per Maroni “tentato omicidio”

4 Luglio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Torino (Reuters) – Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha invitato oggi la magistratura ad “andare fino in fondo” nei confronti dei violenti che ieri hanno manifestato in Val di Susa contro la linea ad alta velocità Torino-Lione, aggiungendo di essere d’accordo con chi ipotizza il reato di “tentato omicidio” e definendo le azioni di ieri di “stampo terroristico”.

“Mi auguro che la magistratura vada fino in fondo e colpisca duramente chi ha messo in atto questa violenza. Sono d’accordo con chi … ipotizza da parte di questi delinquenti il reato di tentato omicidio”, ha detto Maroni ringraziando invece polizia, carabinieri e Guardia di finanza per aver agito “senza eccessi”.

“Non è stata solo una violenza eversiva quella messa in atto dai No Tav, ma un’azione di stampo terroristico”, ha aggiunto il ministro nel corso di un incontro con il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni per l’istituzione entro la fine del 2012 del numero unico di emergenza 112.

Maroni ha precisato che il governo si impegna a “contrastare con ogni mezzo” questo genere di azioni, dopo che ieri il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha condannato gli scontri definendoli “violenze intollerabili contro le forze dell’ordine”, esortando tutti a impegnarsi per isolare i violenti.

Il ministro ha aggiunto che tra i feriti degli scontri di ieri ci sono 136 poliziotti, 37 carabinieri e 13 agenti della Guardia di Finanza

Ieri, migliaia di persone hanno preso parte alla giornata di protesta nazionale contro la Tav. Le manifestazioni in Val di Susa, inizialmente pacifiche, sono degenerate portando allo scontro tra gruppi identificati come black bloc e le forze dell’ordine. Nelle violenze nei pressi del cantiere di Chiomonte sono rimasti feriti diversi manifestanti. La polizia ha arrestato almeno cinque persone.

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Torino – Guerriglia in Valle di Susa. Nella giornata di protesta nazionale contro la Tav scontri violenti si sono susseguiti per ore attorno al cantiere di Chiomonte, dove nelle prossime settimane si comincera’ a scavare il tunnel esplorativo della nuova ferrovia Torino-Lione.

I black bloc sono entrati in azione, come si temeva alla vigilia, per tentare di entrare nel cantiere della Maddalena di Chiomonte.

Alla fine rimane un bilancio pesante: 223 i manifestanti rimasti feriti, contusi o intossicati dai gas lacrimogeni durante gli scontri con le forze dell’ordine in Valle di Susa, secondo fonti No Tav. 188 feriti tra le forze dell’ordine, alcuni a causa dello scoppio di bombe carta – ne erano state rinvenute 14, nascoste in un contenitore nei boschi poche ore prima degli scontri – molti per le sassaiole che partivano a ridosso della recinzione del futuro cantiere.

Ma c’e’stata anche una parte pacifica della manifestazione, sottolineavano in serata – a scontri ormai finiti – sindaci e molti No Tav della Valle di Susa. Le dichiarazioni di Alberto Perino, storico leader del movimento No Tav, non smorzano pero’ la tensione: ”Le violenze le ha commesse chi ha sparato i lacrimogeni ad altezza d’uomo”.

Contro le forze dell’ordine schierate a difesa dell’area recintata nei giorni scorsi, dopo lo sgombero avvenuto lunedi’, sono state lanciate grosse pietre, bastoni, petardi e altri pericolosi oggetti, come i martelletti usati sui mezzi pubblici per rompere i vetri in caso di pericolo.

Per la Questura i manifestanti in totale sono stati 6.000, per i No Tav dieci volte tanto; ”siamo oltre 50 mila”, avevano detto trionfalmente questa mattina quando la situazione era ancora abbastanza tranquilla. I lavori al cantiere sono stati fermati, ma riprenderanno domani; chiusa anche l’autostrada A32 Torino-Bardonecchia, mentre sulle statali si sono formate lunghissime code. In serata sono state riaperte l’A32 e la statale 24.

Tra i manifestanti molti erano quelli arrivati da fuori, da molte regioni italiane e anche dall’estero (parlavano inglese), da Francia, Germania, Spagna. Tra di loro si annidavano i professionisti dello scontro violento. E sono quelli che hanno trasformato i boschi subito sopra il piazzale della Maddalena in un campo di battaglia.

Lo scontro e’ stato violento e lo si avvertito anche a chilometri di distanza, sentendo le esplosioni della bombe carta lanciate dai manifestanti piu’ violenti e le scie dei lacrimogeni sparati dalle forze dell’ordine per allontanare gli aggressori tra i boschi di Ramats. Nel pomeriggio un nuovo fronte di tensione si e’ creato piu’ a valle, nella zona della centrale idroelettrica, dove lunedi’ scorso la ruspa scortata dalle forze dell’ordine si era aperta la strada per spazzare via le barricate erette in oltre un mese di occupazione della ‘Libera Repubblica della Madalena”.

”Abbiamo vinto – ha detto a fine giornata Perino – perche’ volevamo assediare il cantiere e ci siamo riusciti”. La calma e’ tornata nella serata, poco prima del calare del sole, quando sul ponte della Valle Clarea una delegazione di No Tav, a braccia alzate, ha incontrato dirigenti e funzionari di polizia. Ma la protesta No Tav non finisce, continuera’ nel campo affittato lungo il fiume, ora trasformato in un campeggio. Si spera che le violenze siano finite, anche se l’avversione all’opera continua a essere molto forte e nessuno davvero sa cosa succedera’.

NAPOLITANO,VIOLENZA EVERSIVA ISTITUZIONI CONDANNINO
Giorgio Napolitano condanna con decisione quella che definisce “violenza eversiva” in Val di Susa e chiede a tutte le istituzioni e le componenti politiche democratiche a fare altrettanto. Il Capo dello Stato interviene in serata, dopo una giornata campale che ha visto fronteggiarsi per ore forze dell’ordine e black block, con una durissima nota nella quale scarica la responsabilità di veri e propri atti di guerriglia verso “gruppi addestrati” a queste pratiche. Da qui l’invito alle forze dello Stato a “vigilare” e a intervenire con la “massima fermezza”.

Le parole del presidente della Repubblica chiudono anche la giornata di un animatissimo dibattito politico che è sfociato in un nuovo ‘strappo’ a sinistra sulle parole del leader del movimento 5 stelle Beppe Grillo, che aveva difeso indistintamente tutti i manifestanti, compresi i più violenti, parlando di “rivoluzione straordinaria”, fatta da “eroi”.

Dichiarazioni che facevano da contraltare alle prese di posizione, quasi bipartisan, dal Pd al Pdl, che definivano gli atti violenti anti -tav come azioni “para-terrorische” condotte da un “manipolo di esaltati e di squadristì. Si sono smarcati dai “violenti”, senza rinnegare la contrarietà alla Tav, anche Sel e Verdi, che in mattinata hanno preso parte alle manifestazioni.

Ma la sinistra si spacca comunque, con il Pd che condanna con forza gli scontri, e con Pdl, Lega e Terzo polo si schiera dalla parte delle forze dell’ordine, Mentre il leader di Prc, Paolo Ferrero, difende i grillini dando piena solidarietà al loro leader. Intanto, il governo conferma l’intenzione di andare avanti. Denuncia uno “Stato di polizia”, Beppe Grillo. “State facendo una rivoluzione straordinaria, siete tutti eroi”, incita i manifestanti della Val di Susa. Mentre il suo blog si fa megafono di chi non esita a dire: “Alla guerra si risponde con la guerra”, “bisogna scatenare focolai di rivolta in tutte le maggiori città italiane”. “La Torino-Lione è la più grande truffa del secolo”, sostiene Grillo, che accusa la polizia di “usare gas lacrimogeni proibiti, armi da guerra cancerogene”.

Di fronte alle scene degli scontri decidono dunque di dissociarsi, almeno in parte, Verdi e Sel. “Condanniamo senza esitazione e con forza gli episodi di violenza, ma vogliamo un’operazione verità su un’opera che costerà un’enormità. Alla manifestazione di sicuro non c’erano né corrotti, né mafiosi, né piduisti, ma tante famiglie, bambini, suore, agricoltori”, sottolinea il presidente dei Verdi Angelo Bonelli, che stamattina era tra loro. “Nessuno cerchi di strumentalizzare questo movimento popolare. Perciò condanniamo chiunque si sia reso protagonista di atti violenti”, interviene in serata Sel, con Monica Cerutti e Michele Curto, che hanno guidato la delegazione del partito di Vendola in Val di Susa.

“Non sarà un ristretto gruppo di violenti e delinquenti a far cambiare idea al governo che intende realizzare la Tav nel rispetto degli accordi e degli impegni internazionali. La Torino-Lione è un’opera che genera sviluppo, crescita e occupazione e pertanto è prioritaria”, è la risposta ferma del governo, con il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, mentre dure dichiarazioni di condanna degli scontri si levano da Pdl e Lega. Nella condanna unanime dei violenti diversi gli interventi di esponenti di Terzo polo, Pd e Idv: “In Val di Susa gli eroi sono i poliziotti e gli operai, non i manifestanti né tantomeno i delinquenti che tirano le pietre”, afferma Pier Ferdinando Casini (Udc) in risposta a Grillo. Mentre Pier Luigi Bersani sottolinea che gli “attacchi violenti” alle forze dell’ordine sono “allarmanti e assolutamente inaccettabili”. “Isolare, condannare la violenza e ripudiarne ogni presunta giustificazione – aggiunge Bersani, segnando le distanze dal partito di Vendola, che per lunghe ore tace – è un dovere elementare di tutte le forze politiche. Non è per noi tollerabile nessun equivoco”.

Intanto, da Roberto Cota (Lega), Piero Fassino (Pd) e Antonio Saitta (Pd), presidente del Piemonte, sindaco di Torino e presidente della Provincia, arriva un comunicato congiunto per esprimere solidarietà alle forze dell’ordine, una “ferma condanna” della violenza e “la volontà di andare avanti senza farsi intimorire”. “Non si può tollerare che a legittime manifestazioni di dissenso cui partecipino pacificamente cittadini e famiglie si sovrappongano, provenienti dal di fuori, squadre militarizzate per condurre inaudite azioni aggressive – chiude il suo ragioanmento il presidente della Repubblica- contro i reparti di polizia chiamati a far rispettare la legge”. Napolitano esprime infine “plauso e solidarietà alle forze dell’ordine che hanno subito un pesante numero di feriti”. E confida che “si accresca in Val di Susa, con chiari comportamenti da parte di tutti, l’impegno a isolare sempre di più i Non professionisti della violenza”.