Guardate al Giappone, azioni non così convenienti da decenni

28 Ottobre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Gli investitori stanno trascurando una serie di fattori positivi del mercato azionario giapponese, che comprendono le quotazioni interessanti e il buon esito delle ristrutturazioni aziendali, secondo Dean Cashman, gestore di M&G Japan Fund.

Mentre molti investitori hanno perso la speranza nei confronti delle azioni giapponesi, per Dean Cashman la convinzione diffusa che le difficoltà del Giappone siano destinate a continuare è eccessivamente pessimistica. “I problemi del Giappone sono ben conosciuti e già prezzati dal mercato. Il risultato è che da decenni le quotazioni azionazie di questo Paese non erano così convenienti rispetto al resto del mondo,” sostiene Cashman.

L’indice TOPIX, che rappresenta in linea di massima il mercato azionario giapponese, è scambiato ad appena 1,00 volte il book value – offrendo uno scenario estremamente interessante rispetto al passato. Le azioni giapponesi risultano molto convenienti anche se vengono paragonate agli altri principali indici di mercato, compresi MSCI Europe (1,60 volte), FTSE 100 (1,94 volte) e S&P 500 (2,16 volte)* (Fonte: Bloomberg, al 13.10.2010)

Secondo Cashman, sono diversi i fattori sottovalutati dagli investitori. “Da oltre 10 anni le aziende giapponesi hanno intrapreso un processo di ristrutturazione e di ricostruzione dei propri bilanci. Il risultato è che abbiamo ora numerose società in buona salute e ricche di cash flow tra cui scegliere, molte delle quali mostrano anche livelli crescenti di payout e un migliore return on equity. Insieme alle convenienti quotazioni in offerta, ci sembra che il Giappone offra un’importante opportunità per gli investitori che sapranno essere pazienti.”

Un ulteriore elemento che gli investitori dovrebbero tenere in considerazione è la velocità con cui il mondo corporate giapponese ha reagito alla recente crisi finanziaria. Molte società hanno dimostrato uno sforzo tempestivo e concertato per gestire i propri costi, migliorando i margini dal 2008 nonostante i livelli di vendita siano stati molto inferiori.

Gli esportatori giapponesi hanno anche migliorato la propria capacità di adattarsi alle oscillazioni dello yen, tramite una maggiore flessibilità di produzione, procurement e pricing. Le aziende hanno spostato una maggiore quota della produzione all’estero, riducendo l’impatto dello yen sulle esportazioni.

Infine, il Giappone è esposto alla crescita asiatica grazie ad un aumento delle esportazioni verso l’Asia a discapito degli Stati Uniti. Alla fine del 2009 le esportazioni giapponesi verso l’Asia rappresentavano oltre il 54% del totale, contro al 16% verso gli Stati Uniti. “Questo elemento positivo non è stato ancora prezzato nelle quotazioni azionarie,” sostiene Cashman.

*Questo documento e’ stato preparato da Noesis Comunicazione, ufficio stampa M&G. Le analisi qui pubblicate non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito il disclaimer ufficiale di WSI.

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