GREENSPAN: TASSI BASSI ALMENO FINO ALLA RIPRESA

16 Luglio 2002, di Redazione Wall Street Italia

Il presidente della Federal Reserve Alan Greenspan, parlando di fronte alla Commissione bancaria del Senato, ha sottolineato che manterra’ i tassi bassi almeno fino a quando l’economia non si rimettera’ in moto.

Il numero uno della Banca centrale americana ha tuttavia precisato che la Fed non e’ incline a tagliare ancora i tassi di interesse, smorzando le aspettative di chi riteneva possibile un’ulteriore manovra.

Rispondendo alla domande di un membro della Commissione bancaria sulla possibilita’ di tagliare i tassi e sul paragone con la ripetuta riduzione del costo del denaro operata dalla Banca Centrale del Giappone, il presidente della Fed ha risposto in modo abbastanza evasivo che “in Giappone c’e’ stata una serie di ragioni strutturali che ha posto ostacoli alla politica monetaria del paese. In America non si vede alcuna ragione per tagliare ulteriormente i tassi in questo momento”.

Greenspan ha poi aggiunto che la Fed prevede che il Pil del 2002 crescera’ tra il 3,5% e il 3,75% nel 2002, per poi segnare un incremento del 4% l’anno prossimo.

Tuttavia, ha aggiunto il presidente della Fed, nonostante l’economia americana sia solida, il suo tasso di recupero sara’ lento.

Gli investimenti delle imprese, che hanno accusato un ribasso lo scorso anno, metteranno a segno una ripresa ma in modo molto graduale e la spesa dei consumatori non crescera’ alla velocita’ registrata negli anni precedenti.

La debolezza dei profitti societari, ha aggiunto Greenspan, e’ dovuta al fatto che molte societa’ non remunerano piu’ i loro alti dirigenti con il sistema delle stock option ma con compensazioni monetarie che vengono contabilizzate come spese, deprimendo cosi’ gli utili.

Il tasso di inflazione dovrebbe rimanere contenuto mentre la disoccupazione dovrebbe scendere, entro la fine del prossimo anno, fino a un livello compreso tra il 5,25% e il 5,5%.

Greenspan si e’ poi mostrato cauto parlando dei continui scivoloni del dollaro, affermando che “i movimenti relativi ai tassi di cambio dipendono dalla percezione che gli investitori hanno relativamente agli investimenti nei diversi paesi e da una miriade di influenze sulle tendenze delle esportazioni e delle importazioni”. Di conseguenza “e’ straordinariamente difficile prevedere l’effetto netto di questi fattori”.

Il numero uno della Banca centrale americana non ha risparmiato una critica nei confronti della corporate governance americana, sottolineando che l’America sta pagando ora a caro prezzo “l’avidita’ contagiosa” che e’ dilagata negli anni 90.

Greenspan ha precisato che il contagio e’ terminato, avvertendo tuttavia che gli scandali contabili delle aziende potrebbero impedire una ripresa completa dell’economia Usa.