GREENSPAN: TAGLI ALLE TASSE E AI TASSI

25 Gennaio 2001, di Redazione Wall Street Italia

Il presidente della Federal Reserve Alan Greenspan, nel discorso di questa mattina ha dato il suo appoggio al taglio fiscale proposto dall’amministrazione Bush, aumentando pertanto l’interesse sulla misura fiscale.

Greenspan, pero’, sembra interessato alla riduzione delle tasse non tanto per lo stimolo economico che ne deriverebbe, quanto per ostacolare la crescita del governo federale.

Sia Greenspan che la Fed hanno gia’ aiutato a generare supporto per il taglio fiscale con la riduzione dei tassi operata il 3 gennaio.

Da allora i politici hanno utilizzato la mossa della Fed come prova che l’economia necessita un aiuto e hanno rifiutato l’idea che i tagli ai tassi d’interesse limiterebbero il grado della riduzione fiscale.

Il presidente della Fed ha chiaramente esposto la sua preferenza a un taglio fiscale a breve termine vista la debolezza dell’economia e il rischio che il crescente avanzo di bilancio porti a un indesiderato accumulo di capitali privati.

“Nel contesto attuale, dove la riduzione fiscale sembra comunque richiesta nei prossimi anni per aiutare a limitare l’accumulo di capitali privati, l’inizio tempestivo del processo potrebbe facilitare la transizione verso un equilibrio fiscale a lungo termine. Se l’attuale debolezza economica dovesse andare al di la’ del previsto, un taglio fiscale potrebbe essere utile”, ha dichiarato Greenspan.

Questa enfasi sui benefici economici della riduzione fiscale ha portato uno squilibrio dei rendimenti a breve; l’appoggio di Greenspan ai tagli fiscali come stimolo per l’economia riduce infatti la ragione di tagli ai tassi, ad esempio nella seconda meta’ di quest’anno.

Greenspan, pero’, non crede che i tagli fiscali eliminino la necessita’ di un intervento della Fed, sebbene riducano l’eventuale ammontare delle riduzioni ai tassi d’interesse.

Per illustrare la nozione che i tagli fiscali non sono una cura miracolosa e che, a causa di circostanze economiche, tendono a funzionare piu’ tardi del dovuto, il chairman della banca centrale ha fatto riferimento alla recessione del 1975.

“Queste iniziative fiscali, comunque, si sono dimostrate storicamente difficili da implementare nello spazio di tempo in cui le recessioni si sono sviluppate e concluse. Sebbene il presidente Ford avesse ad esempio proposto una riduzione delle tasse nel gennaio 1975, questa non e’ stata resa operativa fino al maggio di quell’anno quando la recessione era ufficialmente terminata e la ripresa era in atto”.

Greenspan ha messo l’accento su un punto chiave per il taglio fiscale immediato: piu’ crescóno le raccolte fiscali, piu’ il governo accumula patrimonio privato.

“Con il debito a livello zero, il continuo aumento dell’avanzo secondo le proiezioni implica un sostanziale accumulo di patrimonio privato da parte del governo federale. Credo, cosi’ come ho sottolineato in passato, che il governo federale dovrebbe evitare tale accumulo di capitali privati a causa dell’eccezionale difficolta’ di isolare le decisioni di investimento del governo dalle pressioni politiche. Quindi, con il tempo, con il governo in possesso di un considerevole ammontare di fondi privati si rischia un andamento inferiore dei nostri mercati dei capitali, una riduzione dell’efficenza economica e un calo degli standard di vita”.

Concludendo, quindi, Greenspan ha appena aiutato a raccogliere supporto per il taglio fiscale in un momento in cui l’interesse sta gia’ muovendosi. Ha quindi contribuito allo sforzo repubblicano di mettere in atto un ampio taglio fiscale.

Il suo appoggio, pero’ sembra aver radici soprattutto nei timori a lungo termine della crescita del governo federale e nei rischi che il governo vada a interferire nel settore privato attraverso l’accumulo di fondi privati finanziati dall’avanzo di bilancio.

I commenti di Greenspan suggeriscono che non conoscendo l’ammontare del taglio fiscale e il momento in cui verra’ reso operativo, non si deve escludere lo stimolo della politica monetaria.

Quando, pero’, la riduzione fiscale iniziera’ ad avere effetto, la politica monetaria ne verra’ inevitabilmente influenzata.

*Tony Crescenzi e’amministratore delegato del sito Bondtalk.com e capo analista “Capital Markets” della boutique finanziaria newyorkese, Mille & Tabak.

(Vedi anche Tassi: Usa, l’intervento Fed ha funzionato)