GREENSPAN E L’11 SETTEMBRE? E SE NE PARLA OGGI?

16 Maggio 2007, di Redazione Wall Street Italia

I banchieri della Federal Reserve riuniti da Alan Greenspan non sapevano, nell’immediato, quanto profondo sarebbe stato l’effetto sull’economia degli attacchi dell’11 Settembre, caduto nel momento “meno opportuno” e con la bolla Internet che iniziava a far sentire i suoi effetti. A distanza di quasi sei anni le trascrizioni delle riunioni del Fomc, il comitato di politica monetaria, rivelano la piena incertezza su un evento che, disse Greenspan, “avrebbe di sicuro dato una forte spinta al crollo dei valori degli asset”.

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Il 17 settembre, alla riapertura di Wall Street dopo la sospensione di quattro giorni, il Fomc in una conference call d’urgenza decise il taglio dei tassi di mezzo punto dei tassi, con Greenspan che raccomandò di darne notizia alle 8.30, un’ora prima dell’apertura degli scambi di Borsa, dove era vivo il panico per i 648,81 punti mandati in fumo dal Dow Jones nel tragico lunedì ‘nero’. Greenspan, già due giorni dopo il crollo delle Twin Towers, disse che lo choc sarebbe stato “chiaramente negativo”, in un momento di passaggio dell’economia Usa. A inizio 2001, i tassi passarono dal 6,5% al 6% per arrivare a fine anno, dopo undici interventi di fila, a quota 1,75%, dando vita alla manovra di politica monetaria più espansiva degli ultimi decenni.

L’allentamento del costo del denaro sarebbe infatti andato avanti ancora: il Fomc tagliò i Fed Funds di un altro mezzo punto a novembre 2002 e di un ulteriore quarto di punto il 25 giugno 2003, portando i tassi all’1% ai livelli più bassi degli ultimi 46 anni. Il board della Fed riuscì a mantenere la calma di fronte alla crisi economica e al crollo dei mercati finanziari.

“Posso soltanto dire – affermò Greenspan in uno dei primi meeting post 11 Settembre, nel pieno dell’emergenza – che il rischio di non fare nulla è decisamente elevato perché ritengo che la spinta delle forze deflazionistiche non sia esaurita”. Alla fine si decise per il taglio: ci fu recessione, moderata se paragonata ai cicli storici, ma nessun colpo mortale alla economia. I tassi ai minimi storici provocò l’impennata del mercato immobiliare, a compensazione della debolezza dei mercati azionari. Due trend che ora si stanno invertendo.

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