Greenspan: America come Grecia

28 Giugno 2010, di Redazione Wall Street Italia

Gli Stati Uniti rischiano di dover pagare tassi di interesse salati per finanziare il crescente deficit. Infatti quella che oggi viene considerata una buona capacita’ di finanziamento del debito, e’ un fattore fuorviante.

Non usa mezzi termini l’ex governatore della Banca centrale americana Alan Greenspan. In un articolo pubblicato sul Wall Street Journal, il predecessore di Ben Bernanke al vertice della Federal Reserve definisce urgente il contenimento “del deficit di bilancio”, tema che “sembra finalmente guadagnare consensi fra i politici americani”.

Nell’analisi intitolata “Il debito americano e l’analogia della Grecia” Greenspan crede che la capacita’ degli Stati Uniti di raccogliere capitali ricorrendo ai mercati non sia cosi’ alta come si potrebbe pensare. “Nonostante l’impennata del debito federale durante gli ultimi 18 mesi (a $8600 miliardi da $5500 miliardi), l’inflazione e i tassi di interesse a lungo termine, i tipici sintomi degli eccessi di bilancio, sono rimasti notevolmente contenuti. E proprio questo e’ allarmante, perche’ alimenta un senso di compiacenza che puo’ avere pesanti conseguenze”. “I tassi di interesse piu’ alti” che il Tesoro si troverebbe costretto a pagare per attrarre gli investitori nell’acquisto dei T-bond fanno ovviamente parte di uno scenario a lungo termine.

Una ricetta per ovviare alle pressioni del mercato dei capitali potrebbe essere un “contenimento” delle emissioni da parte del Tesoro americano.

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L’avvertimento e’ chiaro: “l’America e gran parte del resto delle economie sviluppate hanno bisogno di un cambiamento radicale nelle politiche fiscali”, ha continato l’84enne economista. Ma non tutto il male viene per nuocere. “Fortunatamente la severita’ della crisi e le crescenti analogie con la crisi greca stanno mettendo le basi per una risposta seria al problema”, aggiunge Greenspan. L’ex presidente della Fed (per 19 anni fino al 2006) e’ convinto che il costo del denaro negli Stati Uniti si manterra’ basso per molti mesi, ma poi “l’incremento arrivera’ a sorpresa”, come avvenne con l’aumento del 4% in appena 4 mesi tra il 1979-1980.