Grecia paese del terzo mondo. Anche in Italia squilibri troppo grandi

13 Febbraio 2012, di Redazione Wall Street Italia

Milano – Non c’è solo la Grecia a far tremare l’impalcatura dell’euro. Anche l’Italia viene guardata a vista dagli operatori di mercato. Le riforme strutturali “recentemente attuate da Roma sono significative”, ha riconosciuto il presidente della Commissione europea Jose Manuel Durao Barroso. “Quello che l’Europa sta facendo, in particolare nel periodo più recente, rappresenta una base perché gli investitori possano riconquistare la fiducia nell’Europa”. E’ però ancora troppo poco per dirsi fuori dal guado.

Secondo l’economista Hans-Werner Sinn, presidente dell’Institute for Economic Research, “quello che i politici chiamano “piano di salvataggio” non salvera’ la Grecia”. In un’intervista al magazine tedesco Spiegel, il professore sottolinea che “i greci non tornerebbero mai in uno stato di benessere se il paese rimanesse nell’area euro”. Perche’ il paese non e’ competitivo. Gli strss su stipendi e prezzi sono altissimi e le misure di aiuto non faranno che “congelare la situazione in essere”. E’ pertanto “nell’interesse di Atene abbandonare l’area euro e ritornare alla dracma”.

Il Pil greco e’ tra i piu’ bassi d’Europa: l’anno scorso era pari a $305 miliardi. Ma, al ritmo con cui l’economia si sta contrando, il numero si avvicinera’ a quello dell’Egitto nel giro dei prossimi due anni. Bastera’ un nuovo scivolone del -6% — che e’ quello attuale – e il Pil dello stato ellenico diventera’ uguale a quello della Nigeria nel 2016 o 2017. La verita’ e’ che Atene non puo’ contare sulla capacita’ industriale o gamma di proprieta’ intellettuale che altre nazioni industrializzate hanno. Cio’ rende ancora piu’ difficile la ripresa dell’economia, afflitta peraltro da programmi di austerita’, cali dei salari e livelli di disoccupazione crescente.

Quanto all’Italia, fa parte del gruppo di Paesi Ue che presentano i maggiori squilibri macro-economici. E’ questa l’indicazione contenuta nel primo rapporto sul meccanismo d’allerta messo in piedi da Bruxelles per la prevenzione e la correzione degli squilibri economici e anticipato dall’Ansa, che sarà reso noto domani. Secondo l’analisi realizzata dalla Commissione europea i due principali fattori a pesare negativamente sulla situazione italiana sono l’elevato livello del debito pubblico – anche se Bruxelles riconosce che il livello del passivo privato è relativamente contenuto – e la progressiva perdita di competitività registrata a partire dalla metà degli Anni 90.

Una dinamica, quest’ultima, su cui hanno pesato il calo della produttività e l’andamento del costo del lavoro per unità di prodotto. Domani, salvo sorprese dell’ultima ora, il rapporto sarà presentato dal commissario per gli affari economici e monetari, Olli Rehn, a Strasburgo, nella sede del Parlamento europeo, proprio alla vigilia del previsto intervento in aula del presidente del Consiglio Mario Monti. Insieme all’Italia, nel gruppo dei Paesi messi peggio, figurano la Spagna, Cipro e l’Ungheria. Per tutti, l’indicazione di Bruxelles è la stessa: intervenire per correggere gli squilibri accumulati sia sul lato interno che su quello esterno riducendo l’elevato livello dell’indebitamento e recuperando competitività al fine di migliorare la crescita.

Il rapporto sul meccanismo d’allerta è uno degli strumenti previsti dal six pack entrato in vigore lo scorso dicembre per rispondere alla crisi dei debiti sovrani. Obiettivo dell’esercizio è quello di fornire indicazioni utili da tenere nel debito conto durante il cosiddetto semestre europeo, periodo durante il quale la concertazione tra partner serve a preparare le misure di politica economica da realizzare l’anno successivo.

E mentre si deve ancora chiudere la partita sulla Grecia, rischia di aprirsene un’altra sul Portogallo, un altro dei tre paesi (assieme all’Irlanda) sotto l’ombrello di aiuti di Ue e Fmi. Questo per colpa di alcuni scambi di battute catturati ieri durante l’Eurogruppo tra il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, e il suo collega portoghese, Vitor Gaspar, rapidamente finiti sul portale di video YouTube.

Secondo quanto riporta l’agenzia Dow Jones, il ministro tedesco ha rassicurato Gaspar sul fatto che “se vi fosse la necessità di aggiustare il programma sul Portogallo, saremmo pronti ad operarla”. Di fatto appare come la prima ammissione indiretta, da parte di un’esponente dell’area euro, sulla possibilità che l’attuale piano di aiuti al paese iberico potrebbe non essere sufficiente. Nel filamto di appena un minuto, si sente anche la risposta di Gaspar, secondo cui “questo sarebbe molto apprezzato”. Tuttavia Schaeuble ha ripetutamente puntualizzato che per qualunque decisione su questa vicenda sarebbe necessario avere prima un accordo sulla Grecia.