Grecia fuori dall’euro [6] Una bella lezione per chi rimane

24 Maggio 2012, di Redazione Wall Street Italia

“Questo articolo fa parte della serie Grecia fuori dall’euro

Roma – Un’eventuale uscita della Grecia dall’Eurozona “infliggerebbe gravi danni al paese e a tutta l’Europa. Allo stesso tempo, potrebbe rivelarsi anche una delle migliori cose che sia mai capitata all’Unione europea”. Parola di Jacob Kirkegaard, ricercatore presso il Peterson Institute for International Economics, che scrive un editoriale sul sito di Bloomberg.

L’esperto inizia l’analisi affermando che le elezioni che si svolgeranno il prossimo mese in Grecia saranno di fatto “un referendum che stabilirà se il paese dovrà porre fine alla sua appartenza all’euro”. Di certo, un eventuale sì a tale referendum “scatenerà un arresto cardiaco” all’economia del paese ellenico, che dovrà fare i conti con il collasso del sistema bancario e con il rifiuto dei fornitori stranieri di essere pagati in dracma. Il sistema finanziario dell’area euro, poi, di fatto il maggiore creditore di Atene, soffrirebbe centinaia di miliardi di perdite in euro.

I leader europei conoscono bene questi rischi, ed è per questo che – anche se parlare di un’uscita della Grecia dell’euro non è sicuramente più un tabù – non si sentono dichiarazioni forti dai leader europei in questo senso. Tutt’altro. Tuttavia, la strategia del “bastone” è sempre pronta a essere sfoderata, se si considera che i leader europei non mentono assolutamente quando minacciano di sospendere gli aiuti ad Atene.

Il motivo è la preoccupazione per il moral hazard: in una unione composta da membri sovrani solo in senso parziale, senza che ci sia un’autorità sovranazionale, pesa infatti la possibilità che un’eventuale eccessiva clemenza verso il paese ellenico incoraggi altri paesi a comportarsi male.

Ed è proprio questo il nocciolo della questione: una uscita della Grecia dall’Eurozona, pur dolorosa, potrebbe alla fine allontanare del tutto questa minaccia: quella del moral hazard. Gli effetti dell’addio di Atene sarebbero così devastanti e talmente visibili per l’elettorato di altri paesi, che “nessuno di essi vorrebbe neanche lontanamente emulare l’esperienza grecia”. Allo stesso tempo, i contribuenti dei paesi nordici più virtuosi potrebbero tirare un sospiro di sollievo in quanto l’uscita della Grecia li tutelerebbe da “aiuti illimitato o incondizionati”.

Ancora: l’addio di uno stato membro dell’Eurozona toglierebbe di mezzo alla fine un paese scomodo, e porrebbe le basi per ricreare un’area in cui i fondamentali dell’economia sono maggiormente coordinati. A quel punto, forse davvero potrebbe esserci la speranza di dare il via a una maggiore integrazione.