Grecia come l’Ecuador: si rifiuta di pagare il debito?

14 Maggio 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Ha fatto molto discutere, in Grecia come in Europa, la proposta di Alexis Tsipras, leader della sinistra radicale piazzatasi al secondo posto alle ultime elezioni elleniche, di dichiarare una moratoria sul debito.

Tsipras, pur avendo fallito nel suo compito di formare una coalizione di governo, ha avuto il merito di proporre, fin dal suo programma in campagna elettorale, qualcosa di forte, che i suoi predecessori non avevano avuto il coraggio, o forse la forza politica, di fare. Ovvero una ‘sospensione del pagamento del debito per tre anni e la sua rinegoziazione, l’annullamento delle misure di austerita’ e la rottura degli accordi imposti dalla Troika’, promuovendo una commissione di indagine o di “audit”.

Nell’esortare anche la nazionalizzazione delle banche in difficolta’, il leader del movimento Syriza ha chiesto agli altri leader politici di ritrattare l’impegno preso con Ue e Fmi per il secondo piano di aiuti, cosicche’ i termini dell’intesa possano venire dichiarati ‘nulli e non validi’.

Il riferimento e’ presumibilmente a quei famigerati 50 miliardi di euro di fondi destinati alle cassaforti delle banche, per finanziare i piani di ricapitalizzazione di cui hanno disperato bisogno. Sono gli stessi istituti di credito che il partito di sinistra vorrebbe vedere sotto il controllo statale. Ovvero salvarli con i soldi dei contribuenti, come successo in Spagna per Bankia, la terza banca del paese, il cui 45% e’ stato inglobato dal governo. L’operazione sara’ del valore di 7-10 miliardi, pari a quasi il doppio dei fondi pubblici iberici devoluti nell’istruzione.

Tpsiras ha usato il suo mandato con acume politico, con l’intenzione chiara di promuovere l’idea – che sta avendo un seguito popolare crescente – secondo cui il debito debba essere dichiarato “odioso” e pertanto ripudiabile. Il termine “odioso” ha una valenza legale specifica e si applica ai debiti accumulati da dittatori sanguinari o governi incompetenti, come spiegato in maniera sublime da Debtocracy (documentario realizzato da due giornalisti greci, Aris Hatzistefanou et Katerina Kitidi, uscito l’anno scorso e ben presto diventato un fenomeno virale nei vari social media).

Se si tiene conto dello stallo e del caos politico in cui e’ inguaiata la Grecia, l’idea non e’ inconcepibile. Tutt’altro. Lo e’ a maggior ragione in considerazione del fatto che la dittatura greca tra il 1967 e il 1974 ha quadruplicato il debito del paese. Il problema e’ un altro: riflettendo sulle singole componenti del debito pubblico, pari al 165,3% del Pil a fine 2011, si imparano molte cose sulla situazione venutasi a creare dopo l’accordo stretto con i creditori privati e sulle implicazioni di un’uscita dall’area euro e di un isolamento del paese, che molti analisti considerato ormai il male minore.

Dimostrato in via teorica che la strada della moratoria e’ percorribile, vale la pena stilare un elenco dei debiti che la Grecia potrebbe decidere di non pagare, per capire se ad Atene conviene proseguire da sola:

1) La moratoria non riguarderebbe certo i bond di nuova emissione. I ripagamenti non inizieranno prima del 2023 e quando arriveranno a scadenza, saranno restituiti.

2) Sui bond in mano al settore privato, come banche, finanziarie, assicurazioni, fondi pensione, e’ difficile a dirsi, ma possibile. Ad ogni modo, per come stanno le cose ora, non si sa se i soldi verranno mai restituiti (una classe di titoli scade a giorni) anche senza moratoria. Con ogni probabilita’, in quel caso gli obbligazionisti faranno pressioni per ridiscutere i termini con la Grecia.

Questo passo delle trattative e’ importante, perche’ avra’ un impatto su come il FMI aiutera’ Atene. E la Grecia ha un disperato bisogno delle risorse del Fondo. L’organizzazione di Washington, che non ama fare concessioni a nessuno, puo’ fare un’eccezione e chiudere un occhio anche sui debiti arretrati (come nel caso dei bond in mano ai privati che sottostanno a leggi straniere), ma solo se uno stato sovrano dimostra di aver fatto il possibile e di aver negoziato con le migliori intenzioni del caso con gli obbligazionisti. Un’improvvisa moratoria non risponde esattamente a questa definizione.

3) I bond detenuti dalla Bce e dalle banche centrali delle singole nazioni europee sono il punto chiave e piu’ delicato di tutta la questione. Innanzitutto va tenuto conto del fatto che ci sono coupon che scattano gia’ quest’anno.
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Il debito nei confronti della Bce, al contrario di quanto avverra’ con altri creditori, verra’ ripagato in toto. Altrimenti si tratterebbe di finanziamento monetario di un paese membro. Francoforte e’ anche il solo istituto in grado di fornire risorse preziose alle banche greche. Assumendo che non ha gia’ interrotto tale pratica, e’ difficile pensare che Draghi e soci possano accettare i costi istituzionali che comporterebbe sostenere finanziariamente la Grecia attraverso le tappe di un processo di moratoria. Sia che sia pianificata sia che non lo sia.

La Bce abbandonerebbe la Grecia al suo destino. Sarebbe una delle cause deleterie, in questo caso per il sistema finanziario, di un’eventuale uscita della Grecia dall’euro.

4) Il programma di prestiti dell’FMI previsti dal vecchio piano di aiuti esterni scade nel 2013. Il fondo e’ di tipo ‘super-senior’ ed e’ pertanto fuori discussione che la Grecia snobbi l’impegno preso e decida di non rispettare i pagamenti. Anche perche’, se mai Atene dovesse abbandonare l’Eurozona, il Fondo Monetario Internazionale sara’ l’unico e ultimo baluardo in grado di aiutare il paese a finanziare il deficit strutturale che la reintroduzione della dracma portera’.

In uno scenario di questo tipo, senza il Fondo Monetario Internazionale a supporto, c’e’ chi come l’Argentina ce l’ha fatta a riprendersi in fretta. Ma la Grecia non puo’ contare sulle risorse naturali del paese sudamericano. Nella Repubblica Ellenica l’austerita’ inflitta alla gente per tenere in vita un malato in fase terminale (cosi’ come il collasso delle importazioni, una volta che le banche non potranno piu’ finanziarle) sara’ devastante.

Fatti i dovuti calcoli, insomma, di debito che ad Atene conviene ripudiare, se non vuole rinunciare al sostegno esterno di FMI e Bce, non ne rimane molto. Rinunciare alla restituzione del debito ai privati per un certo periodo di tempo sarebbe l’opzione migliore di quelle sul tavolo, sulla falsa riga di quanto fatto dall’Ecuador quattro anni prima. Ma non risolverebbe l’annoso problema di Atene: non riesce a restare nell’euro rispettando le regole imposte dal blocco a 17.

Regole che per come sono strutturate al momento spingeranno l’economia in una spirale al ribasso e verso una distruzione della coesione sociale. A meno che Ue e Fmi non prendano un’iniziativa politica drastica e anti-democratica che permetta a una coalizione di affermarsi emergendo dall’indecisione politica – e che si potrebbe raffigurare in un’idra a sette teste – in modo da consentire al paese di implementare il ‘piano B’ di salvataggio, il debito fara’ default e il paese vivra’ un conflitto sociale prolungato.

LA DIFFERENZA CON I CASI DEL PASSATO

Il caso dell’Ecuador e’ particolarmente noto, perche’ ha avuto un notevole successo. Quito ha dichiarato una moratoria tecnica su parte del debito straniero il 14 novembre 2008. Strada seguita un anno dopo anche dal travagliato gruppo di investimento Dubai World. Questi sono gli ultimi due episodi di moratoria sul debito in ordine di tempo, ma la storia e’ piena di casi del genere.

Il paese sudamericano ha interrotto tutti i pagamenti sui bond a scadenza 2012, per $30 milioni di dollari sui 10 miliardi complessivi di debito in mano agli stranieri, ma ha continuato con quelli a consegna 2015. Il presidente Rafael Correa l’ha potuto fare dimostrando la presenza di irregolarita’ nei contratti stretti con i creditori.

“Siamo pronti a presentare un piano di ristrutturazione ai creditori: gran parte del debito e’ illegale”, fu la dichiarazione pronunciata in quei giorni intensi dal presidente Correa. Il debito esterno dell’Ecuador era arrivato ad ammontare a circa il 20% del Pil e i bond internazionali costituivano circa $3,86 miliardi del debito straniero complessivo. E’ un caso che non si puo’ paragonare ai numeri, molto piu’ imponenti, della Grecia.

Altre nazioni che sono in passato entrate in una fase di moratoria tecnica sono Peru’, Pakistan, Brasile, Messico, Russia, Argenina e Stati Uniti. Questi ultimi, durante la Grande Depressione, decisero di rendere nulli per un anno i debiti accumulati durante la Prima Guerra Mondiale. Nel giugno del 1931 nel tentativo di allentare la morsa della crisi economica, l’allora presidente Herbert Hoover propose una moratoria annuale su tutti i pagamenti dei debiti della grande guerra, posticipando le scadenze e gli interessi.

L’idea non fu accolta con favore ne’ in patria, ne’ tantomeno in Francia, il cui obiettivo dichiarato era estrarre fino all’ultimo marco dalle casse della Germania. Al termine di un’attivita’ diplomatica intensa, Hoover riusci’ ad avere l’appoggio di 15 paesi, un numero sufficiente a sancire l’intesa storica.

Nel caso del debito argentino, e’ stato tagliato anche senza una formale commissione di ‘audit’, perche’ la paura degli investitori dopo la cacciata dei loro amici presidenti della Repubblica e ministri dell’economia, era tale da renderli disponibili ad accettare qualsiasi cosa, anche solo il 35% dei loro crediti.

Inoltre Buenos Aires, pur rinunciando agli aiuti dell’FMI, ha potuto contare sui prestiti dal Venezuela, con interessi piu’ cari, l’unica strada ragionevole per finanziare la spesa pubblica. Il Venezuela, poi, non ha imposto il suo diktat alla politica interna argentina, come invece sono soliti fare Bce, Fmi e Banca Mondiale.

La moratoria puo’ essere completa o parziale, come il noto caso del governo el presidente Alan García, ed e’ sempre sovrana. Allora il Peru’ ha implementato la cosiddetta “soluzione del dieci per cento”, annunciando che solo un decimo delle entrate ricavate dalle esportazioni sarebbero andate al ripagamento del debito. Il paese ha dovuto poi subire le conseguenze delle misure disciplinari dei creditori, principalmente del Fondo monetario internazionale.

Si tratta a ogni modo di una decisione che spetta al governo, quella di sospendere un pagamento del debito verso i propri creditori e che e’ volta a garantire il massimo benessere ai cittadini. Per farlo bisogna dimostrare che senza una moratoria si recherebbe un danno irreparabile al Welfare della popolazione. Un elemento che nel caso della Grecia non sarebbe difficile da dimostrare.

Il difficile per Atene sarebbe farcela con le proprie gambe, chiudendo le porte del credito a Bce e Fondo Monetario Internazionale, in concomitanza con una crisi politica interna e una crisi economica internazionale, la piu’ grave nel mondo occidentale dalla Seconda Guerra Mondiale. Come direbbe con tono sarcastico Cicerone se fosse ancora vivo: “O tempora, o moratoria”.