Governo: verso Ristori bis per le zone rosse, fino a 1,5 miliardi per partite Iva e commercianti

3 Novembre 2020, di Mariangela Tessa

Mentre il governo si appresta a varare il nuovo dpcm che dovrebbe dividere l’Italia in tre aree di rischio (si parla di Calabria, Piemonte e Lombardia), in parallelo il Tesoro studia un decreto ristori bis con delle indennità selettive per quelle Regioni che rischiano di dover chiudere quasi totalmente.

Questo è quanto riportano nelle ultime ore indiscrezioni stampa pubblicate dal quotidiano la Repubblica, in base alle quali i tecnici del governo starebbero lavorando a un provvedimento che prevederà nuovi aiutiproporzionali all’intensità delle nuove misure anticontagio. Complessivamente si tratta di un pacchetto di aiuti che dovrebbe aggirarsi intorno a 1,5 miliardi di euro.

Dopo le indiscrezioni stampa, la conferma è arrivata dal viceministro all’Economia Antonio Misiani che nel corso del programma “Agorà” ha spiegato:

”Stiamo lavorando ad un secondo decreto legge per sostenere e aiutare le attività economiche interessate ai nuovo provvedimenti restrittivi, analogamente a quanto abbiamo fatto con il primo decreto ristoro”.

Tra le categorie interessante anche le partite IVA

Tra le categorie interessate, bar, ristoranti, alberghi, gelaterie e pasticcerie, per ora sottoposti a chiusure parziali, e a tutte le attività commerciali che con il lockdown locale rischiano di dover abbassare le serrande. Non solo. È possibile che le sovvenzioni si allarghino anche a partite Iva e artigiani, destinatari dei contributi di 600 e 1.000 euro nei provvedimenti d’emergenza precedenti.

In lista d’attesa, ci sono anche avvocati, commercialisti, agenti di commercio e mense, rimasti esclusi dal decreto ristori uno.

Le misure d’emergenza si intrecciano con la legge di bilancio che quest’anno, causa virus, ha sforato i termini del 20 ottobre: varata all’alba del 18 ottobre “salvo intese”, tornerà in consiglio dei ministri entro questa settimana per essere rafforzata con l’allargamento della cig e la proroga del blocco dei licenziamenti fino al 21 marzo.