Governo: perche’ il ragionier Tremonti Giulio non si dimette?

20 Agosto 2011, di Redazione Wall Street Italia
Luca Ciarrocca e’ il direttore di Wall Street Italia.

Il rag. Giulio Tremonti, cattivo curatore dei conti dello Stato, dovrebbe dimettersi. La sua permanenza al ministero dell’Economia e’ inutile, anzi dannosa (nessuna offesa a migliaia di ottimi e serissimi ragionieri di tutt’Italia, la verita’ e’ che sarebbero molto meglio loro e perfino un amministratore di condominio al posto del professorino stizzito e primo della classe). Motivi:

a) I conti su debito, manovra del governo (punitiva nei confronti di chi gia’ paga) e tattiche varie per evitare il default dell’Italia, ce li fa ormai l’Europa (e lui fino all’altro ieri propalava la menzogna “abbiamo i bilanci in ordine”). E’ chiaro quindi che dal fiscalista di Sondrio – oltre alle bugie – non arrivera’ MAI un solo guizzo creativo e pro-crescita; neanche se gli facessimo fare una total immersion di “Economia” di 7 giorni consecutivi a Pechino (li’ le regole del capitalismo in crisi i “comunisti” le conoscono bene).

b) Fino a 3 mesi fa Tremonti sembrava (ripeto: sembrava) il garante della serieta’ e dell’affidabilita’ di Roma nei confronti della Ue e della Bce rispetto all’inconsistenza e all’infimo livello di impegno politico pro-Italia offerto dai Soci al potere Silvio Berlusconi (processi, vita a luci rosse, conflitto d’interessi, difesa dei propri interessi) e Umberto Bossi (ictus, pernacchie, insulti, difesa dei propri interessi).

Ma adesso nel periodo post-manovra Tremonti non serve assolutamente piu’ a nulla. Ci risulta anzi che a Bruxelles e a Francoforte stia salendo il malcelato fastidio nei suoi confronti, mentre Aspen e Bilderberg non l’aiuteranno affatto. Infine dall’1 novembre al vertice Bce arrivera’ l’ottimo Mario Draghi e ogni chance di rilevanza internazionale di Tremonti… tramontera’. Diciamolo: un buon programmatore con conoscenze di Contabilita’ di Stato (esame complementare della Laurea in Giurisprudenza) con un Pc o Apple forniti di potente hard drive e micro-processore veloce, farebbe le simulazioni di default dell’Italia molto meglio del ministro-ragioniere.

c) Tremonti non e’ piu’ credibile moralmente e istituzionalmente. Anche se a Roma tutti fanno finta di nulla a Berlino, Londra, Parigi e dall’altra parte dell’Oceano a Washington, l’intellighentzia politica trova francamente intollerabile che il piu’ stretto collaboratore del ministro, Marco Milanese (sul quale i dossier si apriranno a settembre: altro che la famosa casa pagata in nero per Tremonti…) sia sotto indagine da parte dei magistrati per corruzione, associazione a delinquere e finanziamento occulto ai partiti. Reati gravissimi: la sola apertura dei fascicoli d’inchiesta provocherebbe ovunque, in Europa e in America, dimissioni immediate del “titolare”.

d) Al ministero di via XX Settembre, a Roma, i fannulloni brillano per assenteismo e cio’ non depone bene per Tremonti (Brunetta, scusi, visto che a lei Tremonti ha dato del “cretino”, ha qualcosa da dire?). Nei giorni caldi in cui la Borsa di Milano, le banche e i Btp erano sotto attacco da parte della speculazione, scrive il quotidiano filo-governativo Libero (vedi articolo qui sotto) “gran parte dei dipendenti del ministero dell’Economia se ne stava accoccolata sulla sdraio di qualche spiaggia italiana”.

Corollario: prima il rag. Tremonti se ne va, meglio sara’ per tutti. Anche perche’ non vale piu’ il suo bluff/minaccia di 40 giorni fa. Ci viene un solo dubbio: ma queste cose non dovrebbe dirle l’opposizione?

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Gli strapagati e nullafacenti: chi ci tassa e’ un fannullone

di Franco Bechis

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

Nei giorni chiave in cui l’Italia ballava la rumba sui mercati e i suoi Btp venivano presi a schiaffo dalla speculazione, gran parte dei dipendenti del ministero dell’Economia se ne stava accoccolata sulla sdraio di qualche spiaggia italiana. Nel mese di luglio alla direzione del debito pubblico hanno fatto registrare il record di assenze per ferie e malattie (64,29% nell’ufficio numero dieci, ma percentuali altissime ovunque). Sui circa 500 uffici fra Roma e direzioni territoriali del ministero guidato da Giulio Tremonti ben 362 – quindi la stragrande maggioranza – percentuali di assenza per ferie e malattia superiori al 25%. Anche il mese prima è stato quasi record: in 209 uffici del ministero dell’Economia almeno un dipendente su quattro era in ferie o in malattia.
A luglio 102 uffici avevano un tasso di assenza superiore al 35%, 132 fra il 30 e il 35%, e 128 fra il 25 e il 30%.

Tanto per fare un raffronto alla presidenza del consiglio dei ministri il tasso di assenza per ferie e malattia è stato del 23% e il mese precedente era stato del 21%. A giugno invece in quell’Eldorado della pubblica amministrazione che sembra essere il ministero che tassa tutti gli italiani 55 uffici facevano registrare assenze superiori al 35%, altri 54 uffici avevano assenze oscillanti fra il 30 e il 35% e 103 uffici fra il 25 e il 30%. Si tratta dei dati di assenza più alti di tutto il governo italiano in assoluto, e probabilmente assai più elevati anche rispetto ad altri comparti della pubblica amministrazione. Certo il picco giugno-luglio, due mesi in cui non è così facile ammalarsi, è dovuto all’inizio delle ferie. Ma questo vale per tutti i ministeri e per tutta la pubblica amministrazione. O meglio per quasi tutta, perché se c’è un posto dove non avrebbe senso concedere ferie in quei due mesi, è proprio il ministero dell’Economia. Giugno e luglio sono due mesi fondamentali per quel ministero, perché è durante quel periodo che vengono elaborati i principali documenti economici del ministero dell’Economia: dal Def (documento di economia e finanza) alla finanziaria. Quest’ultima è diventata triennale, e la prima della nuova versione è stata preparata a giugno 2008. Quest’anno quindi da calendario era il più importante per il ministero dell’Economia anche non ci fosse stato il ciclone sui mercati che poi si è verificato e ha costretto alla doppia manovra che è destinata a fare tirare la cinghia a milioni di italiani che verranno tartassati.

Evidentemente mettere nuove tasse sugli altri contribuenti deve essere assai facile e meno complicato della ricerca di altre soluzioni. Basta un minuto e non c’è bisogno di trattenere i dipendenti in ufficio: possono benissimo leggere le novità sfogliando qualche quotidiano sulle sdraio o in un rifugio in alta montagna. Fa comunque effetto vedere la direzione debito pubblico quasi volata via dal ministero a luglio proprio mentre la speculazione aggrediva i Btp e perfino il Parlamento si è messo a discutere sull’opportunità di accorciare le celebri supervacanze dei deputati. Nell’ufficio 10 era presente il 35,71% dei dipendenti, nell’ufficio 11 il 49,05%, nell’ufficio 4 il 57,61% e in ben 7 uffici le percentuali di assenza erano superiori al 29%. Debacle non troppo diversa all’interno degli 11 uffici della direzione rapporti internazionali del ministero, così come in solo due uffici su otto erano presenti davvero i dipendenti della direzione sul sistema bancario e finanziario. Tutte le strutture anti-crisi del governo italiano erano dunque nel momento più delicato o in vacanza o in malattia con grande generosità. Non che la situazione fosse troppo diversa in altre direzioni del ministero dell’Economia. Ma almeno non erano direttamente coinvolte dal lavoro parlamentare e dall’emergenza della crisi finanziaria. Alcuni poi – come i dipendenti dei quattro uffici della direzione ambiente tutela e territorio del mare dell’Economia (assenti quasi uno su due) – potevano in fondo dire di essersi portati in vacanza il lavoro: devono controllare le spiagge.

I dati naturalmente non sono ancora disponibili per il mese di agosto, ma in questo momento sono praticamente tutti in ferie i dirigenti e i dipendenti delle strutture tecniche del ministero in grado di esaminare le compatibilità di eventuali proposte di modifiche alla manovra delle supertasse. Così è praticamente impossibile conoscere gli orientamenti degli uffici di Tremonti su questo o quell’emendamento in gestazione.

Il record di assenze al ministero dell’Economia era per altro evidente anche in mesi meno balneari – come aprile e maggio in cui gli uffici erano i più vuoti dell’intero governo (con percentuali naturalmente più basse rispetto a giugno e luglio). I dati non sono sfuggiti agli altri colleghi della pubblica amministrazione, che in genere non hanno in grandissima simpatia i dipendenti dell’Economia. Per un motivo molto semplice: sono i più pagati e privilegiati di tutta la pubblica amministrazione. Nessun dirigente raggiunge le buste paga che girano in via XX settembre, e solo a quei dipendenti è riservato un trattamento premiale speciale (come quello suddiviso dalla torta della lotta all’evasione fiscale). Che siano i più pagati di tutti, già sembrava poco digeribile agli altri. Che poi siano anche quelli che bigiano il tornello con allegria, diventa scandalo per tutti quelli che ogni giorno timbrano onestamente il loro cartellino.

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