GOVERNO IN PIAZZA IL 21 MARZO, COME NEL FASCISMO O COMUNISMO

10 Marzo 2010, di Redazione Wall Street Italia

Il Pdl scendera’ in piazza a Roma il 21 marzo “per difendere il diritto al voto”. Lo ha confermato il premier, Silvio Berlusconi. “Dopo tante manifestazioni della sinistra e dintorni – ha detto – ho ceduto alle richieste dei coordinatori e abbiamo deciso di fare una manifestazione il 20 marzo a Roma”.

Secondo gli osservatori politici di think tank internazionali e nei ministeri degli esteri dei paesi alleati, con Washington in prima linea, la convocazione di una manifestazione “governativa” e’ un grave errore da parte del governo di Roma. La stessa riluttanza – ammessa dal premier – ad ascoltare i suoi poco illuminati consiglieri (“coordinatori”) e’ assolutamente giustificabile, dicono fonti autorevoli negli Stati Uniti, alla luce dei rischi di immagine per il governo e rischi “fisici” enormi in termini di sicurezza che la manifestazione romana comportera’. L’assalto a Berlusconi, ferito a piazza Duomo a Milano a dicembre da Massimo Tartaglia, ha esacerbato il clima politico e rende ancora piu’ difficile il compito dei servizi segreti, della polizia e dei carabinieri.

Soprattutto, con una manifestazione di popolo convocata sulle premesse del “diritto al voto” nella vicenda del decreto-salvaliste, diritto negato dai tribunali di fatto per sbagli compiuti dallo stesso partito del premier, il PdL, il governo di centro-destra dimostra la sua debolezza. Riunire il popolo in piazza con istanze che partono dal vertice dei Palazzi del potere, si fa di solito nei regimi autoritari – fanno notare gli osservatori – come e’ accaduto il secolo scorso in Europa al nazismo, fascismo e stalinismo.

Mai nel mondo occidentale il governo in carica scende in piazza, se non per dimostrare con la manipolazione e la propaganda che e’ piu’ forte di quel che appare, agli occhi dei cittadini. In questi ultimi anni le adunate oceaniche “scenografiche” si verificano soprattutto nei regimi autoritari, illiberali o populisti di sinistra o “comunisti duri”: la piazza “governativa” (facilitata da migliaia di autobus fatti confluire ad hoc da ogni parte) si vede solo in Venezuela a Caracas con Hugo Chavez, a Cuba all’Avana con i fratelli Fidel e Raul Castro (lo standard e’ 1 milione di persone alla “Tribuna anti-imperialista”), in Corea del Nord a Pyongyang con Kim John Il. La manifestazione del 21 marzo a Roma, secondo gli esperti americani, si potrebbe rivelare un pericoloso boomerang in tutti i sensi. (l.c.)

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Il premier attacca: «Sinistra sovietica, vorrebbe correre alle elezioni da sola». Poi rilancia: «Vinceremo comunque»

ROMA – Silvio Berlusconi assolve il partito. «Nessuna irregolarità, a Roma ci hanno impedito di presentare le liste». E dunque via alla controffensiva. Il presidente del Consiglio e leader del Pdl ha illustrato la sua versione dei fatti in una conferenza stampa presso la sede del partito in via dell’Umiltà a Roma.

«Siamo qui per reagire all’assoluta disinformazione data riguardo alle vicende del Pdl a Roma. Voglio dire subito che in quello che accaduto non vi è stata alcuna responsabilità riconducibile ai nostri dirigenti e funzionari», ha detto Berlusconi. Il premier ha ricostruito minuziosamente la vicenda. «Milioni e Polesi chiedevano l’intervento del magistrato ma con loro grande sorpresa, il dottor Diamanti, con l’aiuto di Anna Argento, decideva incredibilmente che erano esclusi, asserendo che si trovavano oltre una linea di un centimetro in questo grande salone». La conclusione è netta: «Ai delegati del Pdl è stato impedito di presentare le liste con atteggiamenti e comportamenti ben precisi».

Ce n’è anche per l’opposizione. «Il comportamento della sinistra è stato ed è antidemocratico e meschino; noi ci saremmo comportati nel modo opposto. Ma daremo una lezione alla sinistra», ha detto Berlusconi. «Nel caso della Lombardia c’è stato un atteggiamento fiscale nei nostri confronti, mentre si è chiuso un occhio nei confronti di altri partiti». Il premier fuga i dubbi: «Vinceremo anche se il Pdl è stato penalizzato, dobbiamo far prevalere le ragioni della politica, i cittadini sono stanchi delle polemiche delle carte bollate». Massimo sostegno alla Polverini. «Abbiamo deciso di impegnarci anche nel Lazio affinchè vinca il candidato migliore. Raddoppieremo i nostri sforzi per far vincere la nostra candidata, anche se la nostra lista non fosse presente».

Mentre Berlusconi arrivava nella sede del Pdl in Via dell’Umilta è stato contestato da alcune persone affacciate dal palazzo che è di fronte alla sede del Pdl. Contestazioni che hanno provocato la reazione del gruppo di militanti del Club della Libertà che attendevano il premier. Molti gli slogan gridati dai militanti del Pdl: “Il comunismo non passerà”, “A lavorare, andate a lavorare”, “Chi non salta comunista è”. Tra i contestatori, che si sono affacciati alle finestre del palazzo di fronte alla sede del Pdl, anche dipendenti del Teatro Quirino, che mentre urlavano hanno lanciato delle brochure del Quirino di presentazione del balletto Romeo e Giulietta.

Intanto, si lavora a perfezionare la grande manifestazione di piazza, il 20 marzo, con tutti i 13 candidati del centrodestra alle Regionali. Il Pdl pensa a piazza San Giovanni, come nel 2006 contro il governo Prodi, con più cortei che dopo aver attraversato la Capitale confluiscano nella piazza simbolo della sinistra. Ma, se invece per motivi logistici e di “disponibilità” non fosse possibile tornare in piazza San Giovanni, tra le subordinate si pensa a piazza della Bocca della Verità o a piazza Navona.

Berlusconi chiama quindi la piazza per protestare contro l’esclusione dalle Regionali della lista del Pdl nella provincia di Roma, un piazza in cui non ci sarà Gianfranco Fini. «Il presidente della Camera non partecipa mai a manifestazioni elettorali organizzate dai partiti», ha fatto sapere il cofondatore del Pdl interrogato dai cronisti a Montecitorio. «Soltanto perché è una signora, non le dico cosa penso di questa domanda», è stata la risposta di Fini alla giornalista che gli chiedeva se condivide la manifestazione del Pdl contro l’esclusione della lista nel Lazio.

La Polverini non perde la speranza: «A un certo punto sembrava che non ci fosse più nulla, nemmeno io. Invece io sono qui, si vota con la coalizione che mi sostiene con o senza il Pdl». «Io però – ha aggiunto la candidata del centrodestra alla presidenza della Regione Lazio – nemmeno nel momento in cui sembrava che non ci fosse più nulla ho pensato di abbandonare la partita. Ci sono stati tanti attacchi«, ha ricordato rimarcando» il clima con il quale ci stiamo avvicinando al voto». Anche il sindaco di Roma Alemanno si mostra fiducioso: «Siamo delusi per la decisione del Tar ma l’importante è che alla fine Polverini possa vincere».

Intanto Antonio Di Pietro torna a criticare il presidente Napolitano rivolgendo al Colle un appello perchè «apra gli occhi» in vista dell’approvazione della legge sul legittimo impedimento. «C’è un assassino della democrazia – ha detto Di Pietro a Montecitorio – e si chiama Silvio Berlusconi, che dopo aver fatto un decreto per truccare le regole delle elezioni, oggi fa approvare con la fiducia il legittimo impedimento che mette al riparo lui e tutti i ministri dalle inchieste della magistratura». «Io faccio un appello al Capo dello Stato – ha concluso il leader di Idv – apra gli occhi e impedisca questo scempio di legalità e di democrazia». «Per questo – tuona l’ex pm – invitiamo tutti a scendere in piazza contro Lucifero-Berlusconi, il nuovo dittatore».