Governo annuncia nuovo round di riforme in autunno

6 Agosto 2012, di Redazione Wall Street Italia
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Roma – «La nostra arma contro la crisi sono le riforme e in autunno allargheremo ancora questo cantiere. Abbiamo già messo le fondamenta di molte novità che emergeranno da settembre». Filippo Patroni Griffi, ministro della Funzione pubblica, approfitta di un torrido pomeriggio domenicale per spezzare una lancia contro l’incantesimo dello spread e per mandare un messaggio di fiducia.

Ministro, si parla di una possibile richiesta italiana di aiuti al Fondo salva-stati europeo e Monti è impensierito dal clima anti-tedesco che si è diffuso in Italia. Come possiamo uscirne?

«La preoccupazione dell’opinione pubblica è comprensibile dato l’andamento dell’economia. Tuttavia abbiamo la consapevolezza che dalla recessione si può uscire solo con le riforme. E mi pare che il governo Monti stia mantenendo questo profilo».

I mercati mantengono il pressing sull’Italia…

«Siamo pronti in qualunque momento a prendere le decisioni che si dovessero rendere necessarie. E l’Italia in questi mesi ha dimostrato di saper fare i cosiddetti compiti a casa. Ma come il presidente Monti ha già sottolineato è essenziale che siano disponibili strumenti di sostegno europei. Non è detto che l’Italia debba ricorrervi ma la disponibilità degli aiuti europei resta indispensabile per ricostruire il normale circuito finanziario. Come l’azione di Draghi sta dimostrando».

Disponibilità europea che tutt’ora non è definita nei dettagli. Non le pare che proprio l’Europa sia un punto debole della strategia del governo?

«A me pare l’opposto. Dobbiamo evitare che la crisi dello spread diventi una crisi dell’integrazione europea. Questa crisi va risolta assieme, da tutti gli europei. Non c’è un Paese Ue che possa fronteggiare la globalizzazione da solo».

Ha parlato di cantiere delle riforme. Lei presiede quello della Pubblica Amministrazione, forse il più atteso dagli italiani…

«Allora proviamo a guardare alla crisi da un’altra angolazione: forse questa volta, complice la pochezza delle risorse, riusciamo davvero a rendere l’amministrazione pubblica un fattore di sviluppo».

Le solite parolone…

«No guardi. Nel decreto Sviluppo appena trasformato in legge c’è una norma attesa da anni: lo sportello unico per l’edilizia. Questa è una piccola-grande riforma che delinea un’amministrazione pubblica che produce servizi a vantaggio delle imprese. L’edilizia è importantissima per battere la crisi e infatti sto lavorando ad un’altra riforma concreta».

Quale?

«Tra settembre ed ottobre, assieme agli enti locali, vareremo regole omogenee per il rilascio dei permessi per costruire. Sarà un passaggio che incrementerà moltissimo la trasparenza a livello di amministrazioni locali, darà più diritti e certezze a cittadini e imprese e favorirà lo sviluppo».

Parlando di maggiore trasparenza sui permessi edilizi si finisce fatalmente sul terreno dell’anti-corruzione. Che fine ha fatto quella legge?

«La corruzione va in primo luogo prevenuta. Perciò il ddl all’esame del Parlamento contiene una serie di misure pratiche nel segno della trasparenza. Insomma, semplificazioni, trasparenza e lotta alla corruzione fanno parte di un’unica partita. E si tratta di un intervento strutturale».

Fin qui le riforme propositive ma poi, con la spending review, lei ha messo in cantiere anche la ristrutturazione delle amministrazioni centrali. Quanti statali perderanno il posto?

«Messa così è una domanda superficiale».

Cosa vuol dire?

«Entro il 31 ottobre i ministeri e le altre amministrazioni dovranno rifare le piante organiche sulla base della legge che prevede un taglio del 20% dei dirigenti e del 10% degli altri dipendenti rispetto alle cifre attuali. A quel punto si inizieranno a fare i conti veri, tenendo presente che alcune amministrazioni avranno bisogno di personale mentre altre dovranno liberarsene».

Lei mostra prudenza ma intanto Cgil e Uil hanno già proclamato lo sciopero per il 28 settembre.

«Spero che cambino idea perché non voglio escludere nessuno dal confronto in un quadro in cui la pubblica amministrazione deve aumentare la produttività. Con i sindacati ci rivedremo il 4 settembre. Ma non ci possiamo fermare perché abbiamo molti altri dossier aperti».

Ad esempio?

«Il riordino delle Province entro la fine dell’anno che significherà anche riorganizzare tutta la presenza degli uffici pubblici sul territorio a partire dalle Prefetture».

Ce la farà? Per ogni piccolo ufficio che sposterà avrà contro i mille campanili italiani, ragnatela immensa e robustissima.

«Me ne sono già reso conto durante l’esame del provvedimento alle Camere. Però non sono pessimista perché ci sono anche amministratori che vedono lontano e vogliono cogliere la redistribuzione degli uffici per integrare e rendere più efficienti i servizi ai cittadini. Parlo del presidente della regione Toscana oppure degli amministratori favorevoli alla creazione della Provincia Romagnola».

Una minoranza illuminata?

«Vedremo. All’inizio dell’intervista parlavamo del clima che si respira nel Paese. Ecco, è importante che gli italiani capiscano che le riforme sono un’opportunità per togliere di mezzo tanti problemi che sono stati nascosti sotto il tappeto. Non c’è altro modo per riacquistare fiducia in noi stessi e la credibilità internazionale che meritiamo».

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