Governo: alla Difesa manager coinvolto in inchiesta Finmeccanica

29 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia
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Roma – Tecnici, certo. Ma con una forte connotazione politica nascosta nella giacca. La spartizione, come temeva ieri Di Pietro, di fatto si è consumata alla grande. Anche sotto il profilo del conflitto d’interesse, certo, ma la divisione dei pani e dei pesci ha seguito la logica del miglior manuale Cencelli.

Tanto per fare un primo esempio: Adelfio Elio Cardinali, nuovo sottosegretario alla Salute e radiologo di Palermo, è marito di Anna Palma, capo della segreteria del presidente del Senato Renato Schifani. Così come Filippo Milone, sottosegretario alla Difesa, era consigliere per la politica industriale di Ignazio la Russa al ministero. Ex manager del gruppo Ligresti, Milone si trova al centro di una conversazione telefonica di Lorenzo Borgogni, ex direttore centrale delle relazioni istituzionali di Finmeccanica, con Marco Forlani, dirigente del gruppo.

Anche per questa telefonata il pm di Roma Paolo Ielo ha chiesto l’arresto di Borgogni, negato poi dal gip. Nella conversazione i due manager parlavano di un contributo sollecitato dallo stesso Milone in occasione della convention del Pdl a Milano del 2010, ammessa da Borgogni anche durante l’interrogatorio di due giorni fa. Il nuovo sottosegretario alla Difesa, quindi, soltanto l’anno scorso, chiedeva a Forlani di sollecitare Borgogni affinché si sbrigasse a far avere al Pdl un contributo.

L’inchiesta su Finmeccanica sta rivelando un presunto sistema di versamenti illeciti dal colosso della difesa, controllato dal ministero del Tesoro, al mondo della politica. Al governo arriva anche Giovanni Ferrara, diretto superiore di Paolo Ielo, che due giorni fa ha posto domande a Borgogni in un interrogatorio proprio su quel contributo sollecitato da da Milone.

Berlusconi non ha lasciato niente al caso, specie alla Giustizia. Dove sono arrivati due sottosegretari che dire “di area” è dire poco. Il primo Andrea Zoppini, un giovane alla corte di Monti (ha 46 anni), ordinario alla Facoltà di Giurisprudenza di Roma 3, è stato consulente giuridico di Palazzo Chigi nel governo Berlusconi e Salvatore Mazzamuto, anche lui ordinario a Roma 3 ed ex consigliere laico del Csm, è stato presentato a Berlusconi da Filippo Mancuso in tempi, però, non sospetti. Non mancano, poi, nomine di area Quirinale, come quella di Paolo Peluffo, ex portavoce di Ciampi, a nuovo responsabile comunicazione del governo e di Carlo Malinconico, “capo” degli editori della Fieg a palazzo Chigi con delega all’Editoria. E, ancora, Antonio Malaschini a sottosegretario per i rapporti con il Parlamento, uomo di fiducia di Schifani.

Ma la partita non è stata affatto facile da portare a casa per Monti. Che tutto si fosse complicato lo si è capito ieri sera dal ritardo con cui è cominciato il cdm. Un ritardo che, a quanto si è capito, è stato dovuto soprattutto alla nomina di Patroni Griffi a ministro della Funzione pubblica. Che ha trovato ostacoli anche a qualche minuto dalla firma quando il sottosegretario alla Presidenza Antonio Catricalà ha sollevato dubbi sulla scelta. Come sono stati superati i dubbi di Vittorio Grilli. Ma il Pdl scalpita, soprattutto per la nomina di Giampaolo D’Andrea a sottosegretario alla Presidenza, un nome legato al governo Prodi che ha fatto infuriare Gasparri.

Ma non è finita. Oggi, nonostante il pieno fatto con nomi come Milone, Ferrara e Mazzamuto, il Pdl urlerà alla violazione dei patti. “Il nostro giudizio complessivo è molto critico – sostenevano ieri a tarda sera fonti pidielline – e non è detto che non faremo sentire il nostro dissenso anche in aula”. La delusione di Berlusconi, a quanto si apprende, sta anche nelle nomine allo Svuluppo Economico. Passera per il momento ha tenuto per se la delega alle Comunicazioni, anche se una buona mano, a quanto di apprende, la darà Paolo Peluffo. Non poteva andare peggio.

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Roma (WSI) – Sul piu’ giovane, assegnato al Lavoro, Michel Martone, si scaglio’ Pietro Ichino (PD), sostenendo che “assegnare al figlio del presidente dell’autorita’ per la valutazione e la trasparenza un compenso vistosamente sproporzionato di 40 mila euro, per una consluenza vistosamente inutile, Brunetta (allora ministro dell’Amministrazione Pubblica) dimostra di non sapere neppure cosa significhe il requisito dell’indipendenza cui fa riferimento la legge che porta il suo nome”.

Il blogger 37enne, docente universitario di diritto del Lavoro all’Universita’ Luiss, e’ il figlio di Antonio Martone, ex avvocato generale della Cassazione scelto dall’ex ministro Brunetta per la presidenza del Civit (“Commissione per l’integrita’, la valutazione, la trasparenza delle amministrazioni pubbliche”). Il nuovo sottosegretario al Welfare si giustifico’ in maniera abbastanza goffa, dicendo che “Non ho pensato di rinunciare all’incarico dopo la nomina di mio padre perche’ francamente non ne vedevo, e non ne vedo, la ragione”.

Martone si e’ dichiarato favorevole all’articolo 8, la norma introdotta nell’ultima manovra che facilita i licenziamenti. In un articolo del suo blog si legge “i lavoratori delle grandi aziende, gli insider, potrebbero rischiare di perdere alcuni diritti derivanti dalla legge o dai contratti collettivi nazionali, ma per la stessa via, molti altri lavoratori, magari precari, potrebbero ottenere la stabilizzazione o i premi di risultato.

Qui un suo intervento su Bloomberg sul caso Fiat: