GOOGLE: PREZZO RADDOPPIATO IN APPENA DUE MESI

23 Ottobre 2004, di Redazione Wall Street Italia

La valanga Google non accenna ad arrestare la sua corsa al Nasdaq. I titoli del maggior motore di ricerca su internet al mondo hanno chiuso ieri in rialzo del 15% circa a quota 173 dollari, più del doppio rispetto agli 85 dollari cui sono stati collocati due mesi fa, grazie a risultati di bilancio decisamente superiori alle previsioni degli analisti. I ricavi sono balzati nel terzo trimestre da 393 a 805 milioni di dollari. L´utile – malgrado l´assegno da 210 milioni girato al rivale Yahoo! per chiudere una controversia legale – è passato da 20 a 52 milioni.

La vendetta nei confronti dell´estabilishment di Wall Street di Larry Page e Sergey Brin, i due trentunenni che hanno fondato Google sei anni fa in un dormitorio dell´Universita di Stanford, è a questo punto completa. Quando a fine 2003 hanno iniziato a bussare ai portoni delle grandi banche d´affari per parlare della quotazione della loro creatura sono stati accolti a dir poco con freddezza. Non tanto per l´appetibilità del business (indiscutibile), quanto per le modalità che hanno proposto per il collocamento: non una vendita “tradizionale” affidata ai canali bancari e alle buone relazioni degli intermediari finanziari, ma una più democratica asta via Internet.

Con l´effetto non secondario di tagliare drasticamente (di circa 70 milioni) le ricche commissioni per le merchant bank. Solo due tra i big di Wall Street (Morgan Stanley e Credit Suisse) hanno deciso di affrontare l´avventura. Gli altri “soloni” del listino newyorchese, invece, nel comprensibile tentativo di evitare un pericoloso precedente, una volta rifiutato il mandato per il collocamento si sono rimboccati le maniche per boicottarlo.

Brin e Page, in pochi mesi, hanno dovuto mandare giù parecchi bocconi amari: tanti interessati giudizi negativi da parte di guru dell´hi-tech. Critiche feroci al metodo di quotazione («è poco trasparente») e al prezzo richiesto («un´enormità»). I due, giovani e inesperti, ci hanno messo del loro per complicare le cose. La foga di remare controcorrente li ha convinti a confidare gli obiettivi della quotazione in un´intervista a “Playboy” (non proprio una Bibbia dell´alta finanza) appena prima dello sbarco al Nasdaq, periodo in cui la Sec obbliga i manager al silenzio.

Le polemiche seguite all´inevitabile inchiesta dell´Authority hanno gettato ulteriori ombre sull´operazione e sommate all´ostracismo del gotha di Wall Street, hanno rischiato di trasformare il maggior debutto di una matricola hi-tech dallo scoppio della bolla Internet del 2000 in un flop: Brin e Page sono stati costretti a tagliare del 25% le azioni in vendita e del 30% il prezzo per convincere i risparmiatori, influenzati dallo scetticismo dei cosiddetti esperti, a sottoscrivere i titoli.

Chi l´ha fatto però non se ne è pentito. Dal 20 agosto, giorno in cui Google ha esordito al Nasdaq con un +18%, il motore di ricerca non ha mai smesso di crescere. E i dati di bilancio – uniti al fatto che il 36% delle ricerche online in Usa vengono fatte attraverso questo motore contro il 31% di Yahoo! – hanno spinto la capitalizzazione a quasi 50 miliardi.

I critici della prima ora, malgrado i risultati in Borsa, non hanno ancora perso la voce: Google – dicono per giustificare quello che finora si è rilevato un clamoroso errore di valutazione – è l´ennesimo miraggio della new economy, visto che quota a un prezzo pari a 72 volte gli utili attesi contro il 32 medio del Nasdaq. Gli investitori Usa, visti i precedenti, non hanno voluto dar loro troppa retta nemmeno ieri.

(vedi anche l’articolo NEW ECONOMY, ARRIVA LA RISCOSSA DI INTERNET ).

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