Google fa causa a Uber: dirigenti potrebbero finire dietro le sbarre

28 Febbraio 2017, di Daniele Chicca

Un altro scandalo si abbatte su Uber, che ora è accusata di tentativo di plagio e di furto di tecnologie per il concepimento e la produzione di auto senza pilota. Anche prima che Waymo, il gruppo di guida automatica controllato da Google, intentasse la causa legale contro la celebre startup, Uber non attraversava certo un bel periodo.

Dopo le critiche politiche piovute sull’amministratore delegato Travis Kalanick e le accuse di una cultura sessista in azienda, ora la società che offre un popolare servizio di taxi a basso costo ha un altro problema in questo caso legale, che potrebbe costare un mucchio di soldi, mettere fine alle attività di ricerca nel campo delle automobili senza un pilota umano alla guida e persino fare finire i suoi dirigenti in carcere.

Nella causa legale, intentata da Waymo giovedì scorso, si sostiene che l’ex ingegnere di Google Anthony Levandowski avrebbe scaricato 14.000 file top secret di licenze tecnologiche prima di lasciare Google per Otto. Uber ha rilevato le attività della startup di camion senza pilota la scorsa estate, assegnando a Levandowski un ruolo di primo piano nello sviluppo di tecnologie per la produzione di vetture senza autista. L’ipotesi è che si sia servito delle informazioni riservate, violando i diritti d’autore di Waymo.

Da quello che si sa della causa legale, spiega a Wired Shawn Thompson, ex procuratore dell’FBI, “non ci sono molti dubbi: da un punto di vista penale, sarei sorpreso se l’FBI non aprisse un’inchiesta” sulla vicenda.

Rimane ancora da vedere se le presunte accuse rivolte a Uber corrispondono alla verità. Un portavoce di Uber ha definito la causa intentata da Waymo “un tentativo aziendale di colpire un rivale”. Quello che invece è sicuro è che il caso diventerà un importante banco di prova per Uber, con il rischio di trasformarsi in un disastro per il business ma anche per l’immagine del gruppo, già compromessa da alcuni scandali.

Kalanick, che ha lasciato il team del neo eletto presidente Usa per una divergenza di vedute e per un’ondata crescente di critiche nei confronti di Donald Trump, ha chiesto chiarimenti e ordinato indagini immediate dopo le accuse di “sessismo” in azienda portate avanti da una ex dipendente di Uber. Susan J. Fowler ha parlato nel suo blog delle discriminazioni che ha dovuto subire dopo essersi licenziata a dicembre.