Google e la guerra per il web

26 Settembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – La strategia di Google entra in una nuova fase bipartisan, caratterizzata da lobby e finanziamenti anche ai Repubblicani. In gioco ci sono leggi sul monopolio, sulle licenze e sull’antitrust. Nonche’ una battaglia per il monopolio di Internet e l’industria tech con Microsoft. Entrambi i gruppi hanno speso $3,5 milioni in attivita’ di lobby nel primo semestre.

Google, i cui dirigenti e manager sono sempre stati storicamente vicini ai Democratici, contribuendo alle campagne elettorali dei candidati dell’Elefante blu a suon di dollari, ha iniziato ad assumere funzionari del partito dei Repubblicani e far circolare la notizia tramite degli insider a Washington.

A riportarlo e’ il superblog Huffington Post, dove si sottolinea che la decisione deriva dalla paura di dover fare i conti con leggi antitrust. La settimana scorsa l’AD Eric Schmidt ha partecipato a un’udienza di alto profilo davanti al Senato a riguardo.

Ma gli investimenti di Google nelle vene del partito che al momento ha la maggioranza al Congresso vanno molto piu’ in la’ di quanto si e’ portati a pensare.

Il gruppo storicamente vicino alle idee progressiste ha iniziato a finanziare, tra gli altri, la Heritage Foundation, l’American Enterprise Institute, il Competitive Enterprise Institute, la Republican Governors Association, l’impresa dei Repubblicani The David All Group, Crossroads Strategies, la Republican Attorneys General Association e la Commissione di Leadership dello Stato Repubblicana.

Addirittura giovedi’ Google ha sponsorizzato, insieme a Fox News, un dibattito in cui si sono sfidati i candidati alla presidenza del partito Repubblicano. Negli ultimi nove mesi, Google ha assunto 18 societa’ di lobbying, una decina di queste solo da luglio.

I senatori e deputati alla Camera del partito hanno accolto con favore le ultime notizie secondo cui Google ha iniziato ad effettuare donazioni al movimento dei conservatori. “Essere bipartisan e’ una cosa positiva”, ha detto all’Huffington Post il senatore texano John Cornyn, a capo di una delle braccia di fundraising del partito. “Capisco perche’ vogliano avere la possibilita’ di negoziare con entrambe le fazioni”

Google sente indubbiamente tale bisogno. Nel pubblico e nel privato, i manager di Google si lamentano per i favori accordati al rivale storico Microsoft, che ha contatti profondamente radicati a Washington.

Microsoft non ha mai negato le sue attivita’di lobbying. Nel solo primo semestre del 2011 le due multinazionali dell’industria hi-tech hanno speso $3.5 million in attivita’ lobbystiche. Adesso la somma di lobby che raggiunge Google e’ pari a 93, il numero piu’ alto mai avuto a Washington (significa che circa un seggio su sei del Congresso e’ pagato dal gruppo dei motori di ricerca). Le leggi che interessano maggiormaente a Google riguardano le politiche di scambi commerciali e con la Cina, nonche’ le leggi su antitrust e licenze.

Nel suo discorso davanti al Senato Schmidt non si e’ fatto sfuggire l’occasione di lanciare una frecciata all’accerrimo rivale: “Venti anni fa, una grande societa’ di tecnologia ha appicatto un incendio su scala mondiale. I suoi sotware erano installati su tutti i computer e il suo nome era sinonimo di innovazione. Ma quell’azienda ha perso terreno e Washington e’ intervenuta”.

“Allora ero uno dei manager del gruppo Sun prima e Novell, poi. Da allora, molti di noi hanno assorbito le lezioni di quel periodo. Questo e’ per dirvi che sono qui oggi davanti a voi portando con me una storia molto lunga”, con chiaro riferimento a quanto accaduto al gruppo fondato da Bill Gates.

Schmidt ha mandato un messaggio da parte del suo gruppo: “Abbiamo capito. Voglio dire, abbiamo imparato la lezione dei nostri predecessori”.