Goldman Sachs e le prostitute

2 Aprile 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Goldman Sachs, che ha gia’ problemi colossali di reputazione (per esempio: aver truccato i conti della Grecia per far entrare Atene nell’euro) e’ proprietaria indirettamente di Backpage.com, “un emporio di ragazze, alcune minorenni, a cui fa capo il 70% del mercato di annunci di prostituzione in America”.

Oltre a diversi private equity, tra i proprietari del sito internet spunterebbe infatti Goldman Sachs, con una partecipazione che si aggira sul 16%, stando a quanto riporta Nicholas D. Kristof, in un articolo pubblicato dal New York Times.

A quanto pare poco gradita la curiosità del giornalista sul tema, visto che la banca avrebbe subito risposto alle domande incalzanti, prima dichiarandosi mortificata e in seguito affermando di essere al lavoro per smobilizzare la partecipazione. “Non abbiamo alcun tipo di influenza sulle attività gestionali”, avrebbe detto Andrea Raphael, portavoce della banca, in risposta al giornalista.

L’investimento di Goldman risalirebbe al 2000, prima che il sito venisse acquisito da Village Voice Media. Per molti anni Scott L. Lebovitz, managing director di Goldman, avrebbe preso un posto di rilievo nel board, prima di dimettersi verso gli inizi del 2010.

Nell’articolo Kristof ci tiene comunque a precisare che non c’è alcun motivo di credere che i top executive della banca Usa sapessero del traffico del sesso, e intanto cita alcune iniziative condotte a supporto dell’imprenditoria femminile. Non si nega comunque il fatto che abbia assunto un ruolo di rilievo in Village Voice Media.

Da precisare inoltre che gran parte degli annunci di escort nel sito riguarderebbero adulti consenzienti. Gioca comunque un ruolo di rilievo il traffico di minori e di donne obbligate a tale lavoro. Giusto a titolo di esempio, si è parlato del sito in un recente caso che ha coinvolto una quindicenne a New York, drogata, legata e violentata.

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