Goldman: reputazione sempre peggio, ma il business resta solido

12 Maggio 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – Quanto è importante osservare dei comportamenti corretti e che rispettino le regole del mercato per una banca d’affari? Vale ancora la regola di Wall Street secondo cui la reputazione è fondamentale per mantenere i clienti e vincere nei mercati? Anche se fosse, Goldman Sachs sembra essere un’eccezione.

Il 78% dei 1.263 investitori globali intervistati da Bloomberg crede che le accuse rivolte di recente a Goldman non avranno un impatto negativo sul business dell’azienda e non diminuiranno il numero di clienti.

Sopravvissuta alla crisi finanziaria, rispetto ad alcuni rivali più piccoli, la banca è costantemente sotto attacco. Lo scorso anno, accusata dalla Securities and Exchange Commission – la commissione di vigilanza – per aver male informato gli acquirenti dei loro derivati collegati ai mutui della crisi finanziaria, ha deciso di pagare una penale da $550 milioni.

Tuttavia, nessun impatto evidente nel business. Le azioni, al contrario, ne hanno risentito. Si pensi che il 15 aprile 2010, un giorno prima dell’accusa della SEC, il titolo scambiava a $184,27, mentre nella giornata di ieri era a $147,88. Ma anche qui non sembra esserci niente di preoccupante. L’outlook pare essere positivo, con il 38% del campione che si è dichiarato bullish sulle azioni Goldman, contro il 32% di pessimisti.

Uno degli ottimisti è Christian Contino, consulente nella sezione investment-management del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo delle Nazioni Unite. “Gli investitori continueranno a mettere i loro soldi nelle istituzioni capaci, a discapito della loro storia o della loro moralità. Inoltre, Goldman ha le persone giuste per contrastare ogni attacco negativo”.

Sembra essere preoccupato invece Lloyd C. Blankfein, presidente e amministratore delegato dell’istituto: “Dobbiamo riprenderci la fiducia del pubblico, non c’è soluzione”, ha detto alla CNN, secondo quanto scrive Bloomberg. “Non possiamo sopravvivere senza che le persone credano in noi. Il nostro business è basato sulla fiducia”.

Ma non è l’unica vittima di questo sentiment sfavorevole. Anche se ha ricevuto valutazione negativa dal 54% dei 1.263 intervistati, le altre non sono da meno, con Citigroup sfiduciata dal 49%, Bank of America dal 48% e JPMorgan dal 25%.