Goldman e i soldi sporchi libici

9 Giugno 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – Ai tempi in cui il colonnello Gheddafi era ancora una persona frequentabile in Occidente, non ci si limitava solamente a lasciargli piantare la tenda nel cuore di Parigi e Roma. Si facevano anche grandi affari con il rais.

Qualche giorno fa sono state rievocate le perdite del fondo sovrano di investimento della Libia (LIA) negli investimenti operati da Société générale. Su 1,8 miliardi di dollari (1,27 miliardi di euro) affidati alla banca francese, piu’ della meta’ sono evaporati dopo essere stati investiti in tre prodotti finanziari “strutturati”.

I suoi figli ed emissari erano ricevuti con grande riguardo e la migliore delle accoglienze nelle stanze dei grandi gruppi finanziari. Creato in giugno 2007 con circa 40 miliardi di dollari in liquidita’ e in proprieta’ diversificate, LIA deteneva, prima dello scoppio dell’attuale crisi e conseguente guerra in Libia, circa 70 miliardi di asset, di cui 53 in attivita’ finanziarie.

In Europa SocGen non era la sola a speculare con i soldi del rais, ora rinnegato e bombardato dalla Francia, ricevendo fiumi di petrodollari libici da reinvestire. Negli Stati Uniti, invece, il fondo libico si e’ rivolto nientemeno che ai migliori dei migliori: quelli di Goldman Sachs. Da gennaio a giugno 2008 il fondo ha versato 1,3 miliardi di dollari. A febbraio 2010 non rimaneva nient’altro che briciole: 25,1 milioni.

Della somma inizialmente versata, il 98% e’ sparito. Alcuni, conosciamo bene anche i nomi delle aziende – AIG, General Motors, Lehman Brothers, Fannie Mae e Freddie Mac – hanno fatto la stessa fine durante la crisi finanziaria. Ma per degli investimenti di un fondo sovrano, deve essersi per forza trattato di un record del mondo assoluto in tutte le categorie possibili immaginabili.

Il Wall Street Journal ha allargato l’inchiesta e ha scoperto che i fondi libici hanno offerto a una ventina di importanti operatori finanziari occidentali di investire 150 milioni di dollari. Oltre a SocGen et GS, sono coinvolte HSBC, JP Morgan, Lehman, cosi’ come dei fondi hedge speculativi e gruppi di private equity (Carlyle, Och-Ziff). La prima riunione GS-LIA si tenne a Londra e la City sara’ il luogo cardine dei rapporti tra gli affaristi del rais e la societa’ capitanata da Lloyd Blankfein anche nei mesi a venire.

Sul fronte libico, gli interlocutori erano Mustafa Zarti, numero due di LIA e uomo fidato di Saïf Al-Islam, uno dei figli del Rais, ma anche Hatem Al-Gheriani, leader della divisione di investimenti del fondo. Da parte sua, Goldman Sachs schierava Michael Sherwood, patron della banca per l’Europa, accompagnato da Driss Ben-Brahim, numero uno della divisione dei mercati emergenti, e Youssef Kabbai, il leader del settore nordafricano.

L’affare sembrava promettere cosi’ bene che LIA ha investito direttamente 350 milioni di dollari a gennaio 2008, prima di alzare la puntata con prepotenza: 1,3 miliardi di dollari sono stati ripartiti in nove fondi di titoli ad alto rischio, un paniere di paesi emergenti e sei azioni prestigiose, tra cui Citigroup (che di li’ a poco affondera’ in un mare di passivita’), Banco Santander, la compagnia di assicurazione Allianz ed EDF.

Ad agosto, un mese prima che il crack della banca Lehman Brothers facesse esplodere la crisi finanziaria in tutta la sua potenza, LIA constato’ che i suoi investimenti affidati a Goldman avevano perso quasi completamente valore. Zart era imbestialito, “come un toro infuriato”, assicura un testimone anonimo che e’ stato raggiunto dal quotidiano finanziario americano.

I colloqui condotti a Tripoli per porre rimedio alla situazione si sono svolti in circostanze cosi’ rocambolesche che Goldman e’ stata costretta a inviare persino del personale della sicurezza per poter garantire il rimpatrio dei suoi rappresentati. Di essi, l’AD Lloyd Blankfein, e il direttore finanziario David Viniar, hanno cercato di offrire un compenso ai libici per le perdite.