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GOLDEN SHARE, ITALIA DEFERITA ALLA CORTE UE

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(WSI) – «Non c’è posto per la golden share nel mercato interno. In quei paesi dove non è stata ancora abolita, deve scomparire». È questa la motivazione che ha spinto la Commissione Ue a deferire l’Italia alla Corte di Giustizia europea del Lussemburgo per la legge che concede al Tesoro diritti speciali nelle società privatizzate come Eni, Enel, Telecom e Finmeccanica, la cosiddetta golden share, che «costituisce restrizioni ingiustificate al libero movimento dei capitali e al diritto di stabilimento, in violazione delle regole del trattato comunitario stabilite dagli articoli 56 e 43».

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Nel mirino di Bruxelles è finita la legge sulle privatizzazioni del 30 luglio 1994, emendata il 24 dicembre del 2003, che sostituisce il regime di autorizzazione preventiva, ritenuto dalla Corte Ue una violazione delle norme europee, con un diritto di veto meno restrittivo.

Il Trattato consente delle eccezioni per ragioni di ordine pubblico, pubblica sicurezza, salute e difesa e quindi, l’obiettivo di proteggere alcune attività economiche può essere ritenuto accettabile in alcuni casi. Secondo la Commissione, tuttavia, l’utilizzo di poteri speciali forniti dalla legge
italiana è «eccessivo per poter portare a termine questi obiettivi». Dati poi i criteri per l’esercizio di questi poteri «troppo vaghi e poco definiti», a detta dell’esecutivo comunitario «le autorità dispongono di ampi poteri discrezionali nel valutare i rischi per gli interessi vitali dello Stato». Bruxelles ritiene infine che «le preoccupazioni riguardanti l’interesse pubblico possano essere risolte da soluzioni alternative meno restrittive».

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