GOLDEN SHARE: ITALIA CONDANNATA DA CORTE UE

26 Marzo 2009, di Redazione Wall Street Italia

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– La Corte di Giustizia europea ha condannato l’Italia sulla Golden share. Prevedendo questo tipo di azioni che permettono l’esercizio di «poteri speciali» dello Stato nelle imprese nelle quali la mano pubblica mantiene una partecipazione, l’Italia, sostiene la Corte Ue, «è venuta meno agli obblighi» previsti dalla legislazione europea. Una delle clausole sui poteri speciali è stata inserita negli statuti di Eni, Telecom Italia, Enel e Finmeccanica.

Sotto il tiro della Corte i poteri speciali di opposizione all’assunzione da parte di investitori di partecipazioni rilevanti, che rappresentino almeno il 5% dei diritti di voto, e alla conclusione di patti o accordi tra azionisti che rappresentino almeno il 5% dei diritti di voto; ma anche il potere di veto all’adozione delle delibere di scioglimento delle società, di trasferimento dell’azienda, di fusione, di scissione, di trasferimento della sede sociale all’estero, di cambiamento dell’oggetto sociale, di modifica dello statuto che sopprimono o modificano i poteri speciali, la nomina di un amministratore senza diritto di voto.

Secondo la Commissione, la violazione dei principi di libertà di stabilimento e di libera circolazione dei capitali consiste nel fatto che il decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 2004, «non specifica sufficientemente i criteri di esercizio dei poteri speciali e gli investitori non possono conoscere le situazioni in cui detti poteri verranno utilizzati». Ciò scoraggerebbe gli investitori che intendono stabilirsi in Italia al fine di esercitare un’influenza sulla gestione delle imprese. Inoltre « va oltre quanto necessario per tutelare gli interessi pubblici che ne costituiscono l’oggetto».

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Il fronte delle garanzie, allo studio anche come tandem Cdp-Sace, ha infine grandi potenzialità perché riduce i rischi degli attivi delle banche ed è complementare alle iniezioni di liquidità. È in corso di valutazione l’opportunità di attivare presso la Cassa una linea di firma Sace a garanzia di quota parte del rischio di credito delle Pmi, con vocazione all’export o che vantino credito verso la PA.

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