GM AL COLLASSO, PERDE $8,6 MILIARDI

27 Gennaio 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Conti in rosso per la General Motors ma Bush avverte «non chiedete aiuti al governo». Per il quinto trimestre consecutivo il gigante dell´industria automobilistica – la casa di Detroit è il `numero uno´ al mondo – accusa pesanti perdite: 4,78 miliardi di dollari solo da ottobre a dicembre 2005, che fanno salire le perdite complessive dell´intero ultimo anno (2005) a 8,6 miliardi di dollari, pari a 15,13 dollari per azione contro utili per 2,8 miliardi (4,92 dollari per azione) di un anno fa. I ricavi, secondo quanto comunicato dal comunicato del gruppo Usa, si attestano a 192,6 miliardi contro i 193,5 miliardi del 2004.

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Nell´ennesimo giorno nero per la General Motors (e per l´intera industria auto americana, vista la crisi annunciata pochi giorni fa della Ford) il Wall Street Journal pubblica un´intervista con il presidente George W. Bush proprio su questi temi. Bush è esplicito: non ci sarà nessun aiuto ai produttori di auto americani in profonda crisi da parte del governo federale, General Motors e Ford dovranno cavarsela da soli, cercando di puntare «su prodotti all´altezza».

Per il presidente americano «è molto importante che il mercato funzioni» ed è quindi inutile chiedere a questa amministrazione di prendere in considerazione ipotesi di salvataggio del settore; piuttosto che chiedere aiuto in materia di pensioni i grandi costruttori americani dovrebbero invece inpegnarsi a «sviluppare prodotti migliori e innovativi». Fra l´altro, dice ancora Bush, se le case automobilistiche competono per conquistare quote di mercato e usano la tecnologia per rendere i propri prodotti appetibili «aiutano l´America a essere meno dipendente dalle fonti petrolifere straniere».

Sia General Motors sia Ford – che nel complesso hanno annunciato tagli di personale per oltre 60mila unità – hanno più volte criticato come «troppo onerosi» le spese pensionistiche e sanitarie che le company devono pagare ai propri dipendenti, in media molto più alti di quelli a carico dei principali competitori stranieri (Toyota in testa a tutti) che possono scaricare spese rilevanti sullo Stato. In questo modo – dicono alla Gm e alla Ford spiegando perché sia necessario un aiuto del governo federale – le condizioni competitive «vengono falsate».

Commentando i risultati dell´esercizio 2005 il direttore finanziario della General Motors, Fritz Henderson, ha detto di avere piena fiducia nel piano di risanamento presentato dalla Gm nei mesi scorsi escludendo qualsiasi ricorso al cosiddetto “Chapter Eleven”, che altro non è che la bancarotta “protetta”: «Non ci sarà alcun “Chapter 11” perché siamo ottimisti del fatto che le misure di ristrutturazione annunciate produrranno ben presto gli effetti sperati». A Wall Street però il titolo General Motors ha perso dopo la diffusione dei dati trimestrali il 4,3%. In una nota il numero uno della Gm, Rick Wagoner, ha commentato: «Il 2005 è stato uno dei più difficili della storia di General Motors, soprattutto a causa della debole performance delle attività nordamericane, dovute sia alle elevate spese legali sia ai costi fuori controllo delle spese sanitarie a favore dei dipendenti».

Chi sembra credere a un futuro positivo per il gigante dell´auto è sicuramente Kirk Kerkorian, il miliardario di origine armena che proprio alla vigilia della presentazione della trimestrale ha annunciato di avere acquistato in Borsa un pacchetto complessivo di 12 milioni di azioni per un valore di 263 milioni di dollari. In questo modo Kerkorian diventa proprietario del 9,9 per cento del capitale del primo produttore di auto al mondo, più o meno la soglia abbandonata nel dicembre scorso per ragioni di natura fiscale.

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