Gli Usa spiano le aziende italiane. Ed Eni preoccupa per le attivita’ in Iran

6 Dicembre 2010, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – WikiLeaks ha pubblicato un nuovo dispaccio della diplomazia statunitense, che contiene una lista segreta di siti sensibili nel mondo che gli Stati Uniti intendono proteggere da attacchi terroristici, perché la loro perdita, secondo il dipartimento di Stato, “influirebbe in modo significativo” sulla sicurezza americana.

La sorveglianza di queste sedi industriali – alcune anche in Italia – andava condotta anche all’insaputa dei paesi ospitanti.

La nota del dipartimento di Stato risale al febbraio 2009 e chiede alle rappresentanze diplomatiche americane di registrare le infrastrutture e aziende nel mondo “la cui perdita influirebbe in modo significativo sulla salute pubblica, la sicurezza economica e/o la sicurezza nazionale degli Stati Uniti”.

La lista è apparsa online nella notte e copre numerosi paesi: appaiono cablaggi subacquei delle telecomunicazioni, porti, miniere e aziende che producono in particolare prodotti farmaceutici importanti per la sanità pubblica. La sua pubblicazione è stata immediatamente condannata dalla Gran Bretagna: “Queste fughe di notizie e la loro diffusione sono dannose per la sicurezza nazionale negli stati uniti, in gran bretagna e altrove. E’ essenziale che i governi possano funzionare sulla base della riservatezza delle informazioni”, ha dichiarato un portavoce di Downing Street.

Per quanto riguarda l’Italia, sono esplicitamente menzionati come siti sensibili la sede a Parma (per la precisione a San Polo di Torrile) della Glaxo Smith Kline, la nota multinazionale farmaceutica, che si occupa – come si legge sul suo sito – “dello sviluppo di nuovi prodotti in forma sterile e della produzione di vaccini e di liquidi e liofilizzati sterili a livello mondiale”, e si nomina anche il Digibind, farmaco che si utilizza per curare i morsi di serpente; e il gasdotto Trans-Med, uno degli impianti principali che porta idrocarburi in Italia direttamente dai paesi produttori: lungo oltre 2.000 chilometri, trasporta gas dall’Algeria alla Val Padana. L’attività di intelligence andava portata avanti, si legge sul dispaccio di WikiLeaks, “senza consultare i paesi ospitanti”.

Eni e la politica energetica del governo

In un documento a firma dell’incaricata d’affari americana a Roma, Elizabeth Dibble, si parla dell’Eni, che, secondo la Dibble, “spesso appare dettare la politica energetica del governo italiano”, e usa la propria influenza “per bloccare i piani dell’Unione europea sulla liberalizzazione del mercato dell’energia”. Il documento risale al gennaio 2010, in vista della visita del ministro Franco Frattini a Washington. La politica energetica italiana riflette priorità russe più che quelle europee, continua Dibble. Ad esempio, “il governo italiano è ambivalente su sostegno al progetto Nabucco, mentre Eni aiuta Gazprom a costruire gasdotti nel Mar Nero e nel Baltico, che creeranno solo maggiore dipendenza verso la Russia da parte dell’Unione europea”.

Preoccupa, poi, l’attività del colosso energetico italiano in Iran. “Anche se il governo italiano dice di applicare con successo la ‘moral suasion'” sulle aziende tricolore che hanno investimenti in Iran, su cui gravano le sanzioni Onu per il programma nucleare, questo sforzo “è apparso timido”, si legge nel cable siglato da Dibble, pubblicato da El Paìs. “Eni e Edison si sono dette disponibili solo a non avviare nuovi progetti”, si legge. “Eni lo ha ripetuto ai nostri funzionari, mentre in realtà sta espandendo la sua produzione di petrolio nell’ambito dei contratti esistenti”. “E’ importante sottolineare a Frattini la nostra forte preoccupazione sull’espansione di ogni attività in Iran, in particolare dell’Eni”, sottolinea la diplomatica Usa in vista della visita di Franco Frattini a Washington.

Berlusconi e l'”apprendista” Medvedev

E da WikiLeaks continuano a uscire particolari sulla descrizione compiuta dalla diplomazia Usa a Roma della politica, e in particolare del premier italiano. Vladimir Putin è “il centro del potere in Russia” e Dmitri Medvedev un mero “apprendista” del premier russo: lo aveva sottolineato Silvio Berlusconi, dopo una “lunga e familiare” disquisizione “sulle qualità, a suo modo di vedere, di Putin come leader” nel primo incontro con David H. Thorne, l’ambasciatore americano in Italia nominato da Barack Obama.

Nel resoconto, del 21 settembre 2009, pubblicato da El Pais, il diplomatico Usa racconta il suo primo incontro con il presidente del Consiglio italiano, incentrato su Afghanistan, Russia, Iran e candidatura di Chicago alle Olimpiadi del 2016.

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Wikileaks, B.: “Medvedev? Apprendista di Putin” E il Pentagono spia le aziende italiane

Palazzo Chigi smentisce le frasi sul presidente russo. Inquietanti le annotazioni in cui si legge che l’Eni detta la politica al governo. E usa la propria influenza per bloccare i piani dell’Unione europea a favore delle politiche energetiche russe.

Proseguono le rivelazioni contenute nei cablogrammi del Dipartimento americano rese pubbliche da Wikileaks. Al centro il nostro presidente del COnsiglio e alcune opinioni sul nuovo primo ministro russo. Non solo. In altri cablogrammi mandati in rete dal gruppo Julian Assange si racconta di un’attività di spionaggio orchestrata dal Pentagono nei confronti di aziende italiane.Tra gli ultimi dispacci ci sono anche apprezzamenti per il nostro minitro degli Esteri

Il Cavaliere e l’amico russo

In un nuovo cablogramma si legge come Silvio Berlusconi definisca Vladimir Putin come “il centro del potere in Russia” e Dmitri Medvedev un mero “apprendista” del premier russo: il Cavaliere lo sottolinea dopo una “lunga e familiare” disquisizione “sulle qualità, a suo modo di vedere, di Putin come leader” nel primo incontro con David H. Thorne, l’ambasciatore americano in Italia nominato da Barack Obama. Nel resoconto, del 21 settembre 2009, pubblicato da El Pais, il diplomatico Usa racconta il suo primo incontro con il presidente del Consiglio italiano, incentrato su Afghanistan, Russia, Iran e candidatura di Chicago alle Olimpiadi del 2016. In tarda mattinata arriva la smentita ufficiale della presidenza del Consiglio: “SilvioBerlusconi non ha mai pronunciato le frasi sul Presidente russo Medvedev che gli vengono attribuite dalle ultime rivelazioni di Wikileaks, nè ha mai tracciato paragoni, in pubblico o in privato, tra il presidente Medvedev e il primo ministro Putin”, afferma palazzo Chigi in una nota: “Niente di nuovo, quindi. Mentre continua a imperversare il gossip fine a se stesso – si legge ancora – parlano i fatti attraverso i tanti risultati concreti dei Vertici italo-russi, compreso quello che si è appena chiuso a Sochi con la conferenza stampa congiunta dei due Presidenti”.

Aziende italiane spiate dal Pentagono

Il dispaccio, inviato il 18 febbraio 2009 dal Dipartimento di Stato Usa, contiene la “prima versione – scrive il sito – della Critical Foreign Dependencies Initiative, una lista di infrastrutture chiave considerate dal governo statunitense di importanza critica per l’America. Nella lista si dettagliano impianti farmaceutici, miniere per i minerali rari, infrastrutture tecnologiche e per la comunicazione”. Tra questi, si legge nel lungo elenco indicato nel dispaccio pubblicato integralmente da Wikileaks, centinaia di aziende, impianti, infrastrutture. Ad esempio, il gasdotto Trans-Med, la Glaxo Smith Kline SpA di Parma e la Digibind in Italia, il cavo sottomarino APOLLO in Francia e Gran Bretagna, le fabbriche farmaceutiche in Germania, il gasdotto Nadym in Russia e altre centinaia di siti in Israele, Spagna, Africa, praticamente ovunque. L’attività di intelligence doveva essere condotta “senza consultare i Paesi ospitanti”. A conferma dell’interesse Usa per queste infrastrutture chiave, aggiunge il sito, l’offerta “di aiuto agli impianti, o la promozione di servizi e tecnologia Usa per garantire la sicurezza”.

In un dispaccio Usa a firma dell’ambasciatore americano a Roma, David H. Thorne si legge come l’Eni “ha trasmesso al governo Usa” la lista di tutti i progetti in Iran, “quelli in corso e quelli sospesi”, mentre l’Edison “ci ha detto” che “il governo italiano sollecita l’avvio di un importante progetto in Iran”. Thorne dà conto del primo incontro con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel settembre 2009. Presenti Gianni Letta, Elisabeth Dibble, Valentino Valentini, Bruno Archi. Il cable ottenuto da Wikileaks è stato diffuso dal Pais. “Berlusconi si è mostrato sorpreso, e ha smentito che la compagnia procederà “, si legge ancora. Il documento però prosegue e sottolinea come “l’Eni spesso appare dettare la politica energetica del governo italiano”, e usa la propria influenza “per bloccare i piani del’Unione europea sulla liberalizzazione del mercato dell’energia”. Lo scrive l’incaricata d’affari americana a Roma Elizabeth Dibble nel gennaio 2010, in vista della visita del ministro Franco Frattini a Washington. “La politica energetica dell’Italia riflette le priorità russe piuttosto che quelle europee. Per esempio, – scrive Dibble – il governo italiano è ambivalente su sostegno al progetto Nabucco, mentre Eni aiuta Gazprom a costruire gasdotti nel Mar Nero e nel Baltico, che creeranno solo maggiore dipendenza verso la Russia da parte dell’Unione europea”.

Il ministro Frattini

Franco Frattini ha una “forte reputazione internazionale” e gode del “rispetto dell’opposizione di sinistra in Italia”: è quanto si legge in un cable siglato da Elizabeth L. Dibble del 13 gennaio 2010, una “sceneletter” per la visita di Frattini a Washington. “Anche se non ha una base elettorale, la sopravvivenza politica di Frattin non sembra dipendere più da Berlusconi”