Gli strategist a Wall Street: non e’ il “momento Sputnik”

26 Gennaio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Dopo quasi due ore e mezzo di contrattazione Wall Street perde slancio: il Dow Jones torna sotto quota 12.000, superata per la prima volta dal 25 giugno 2008. Per quanto la volatilita’ sia in calo gli operatori preferiscono optare per la cautela.

“Molti non si buttano a investire solo perche’ il Dow ha raggiunto quella soglia. Anzi, spero che molti investitori individuali non stiano prendendo posizione su questi livelli”, ha spiegato a Cnbc Beth Larson di Evermay Wealth Management.

Anche l’S&P 500 si muove verso livelli importanti: il benchmark di Wall Street punta a quota 1.300, valore che non vede dal settembre 2008. Il punto e’ che i money manager sanno bene che il superamento di soglie tecniche non e’ necessariamente una metodologia accurata per comprendere la fase di mercato. Un esempio? Il Dow nel novembre 2009 supero’ i 10.000, ad aprile arrivo’ a 11.000 salvo poi ripiegare. Tobias Levkovich, capo strategis di Citigroup crede che “serva un’azione di lungo termine per una riduzione del deficit credibile, in modo da convincere la comunita’ finanziaria che un mercato toro possa evolversi”. Lo ha spiegato alla Cnbc.

Gli operatori stanno facendo ancora i conti con il discorso di Obama sullo Stato dell’Unione di ieri sera, il secondo nel corso della sua presidenza. Piace la proposta per un taglio alle tasse aziendali e per un aumento degli investimenti in educazione, innovazione e infrastrutture ma sembra che al mercato, inizialmente entusiasta, tutto cio’ non basti. Anzi. L’inquilino della Casa Bianca non ha mai citato le parole “Wall Street” contro le 5 volte del discorso dell’anno scorso. Ecco perche’ la comunita’ finanziaria dice che, per essa, non si tratta affatto di un “momento Sputnik”, come detto da Obama riferendosi a ricerca e innovazione (“Due anni fa dissi che dovevamo raggiungere un livello di ricerca e sviluppo che non conoscevamo dalla Corsa allo spazio”).

Non mancano le buone notizie dal fronte macro, anche se vanno comunque prese con le pinze. Le vendite di case nuove a dicembre hanno visto i massimi da otto mesi mentre i prezzi sono risultati i piu’ alti dall’aprile 2008. Il bilancio 2010 e’ pero’ il peggiore da 47 anni: il numero di compravendite e’ stato di 321.000 unita’, -14,4% dalle 375.000 dell’anno prima.

Gli operatori ora aspettano la decisione della Fed sui tassi: il braccio di politica monetaria della Fed si pronuncera’ in materia di politica monetaria. Difficile che dalla riunione, la prima del nuovo anno e con un cambio dei membri votanti, emergano novita’. Il comunicato finale dovrebbe essere una mera copia di quello rilasciato nell’ultima riunione.

Sul fronte societario, a mercati chiusi tocchera’ a Starbucks, Qualcomm e Netflix pubblicare i propri conti. Intanto e’ arrivata una pioggia di trimestrali.

Il colosso dell’aerospazio Boeing (BA) ha visto i profitti del quarto trimestre scendere a $1,16 miliardi da $1,27 miliardi dello stesso periodo dell’anno prima (o, in termini di utile per aziona, a $1,56 da $1,75).

Nel comparto petrolifero ConocoPhillips (COP) ha registrato utili trimestrali in crescita a $2 miliardi da $1,3 miliardi dello stesso arco temporale dell’anno prima.

United Technologies (UTX) nel quarto trimestre ha guadagnato $1,2 miliardi contro quota $1,1 miliardi messa a segno nello stesso periodo di 12 mesi fa.

Eastman Kodak (EK) ha profitti trimestrali in calo del 95% e ricavi in flessione sia nel segmento tradizionale delle pellicole fotografiche sia in quello digitale.

Yahoo (YHOO) ha annunciato ieri il taglio dell’1% dei suoi dipendenti. Profitti trimestrali a $312 milioni da $153 milioni del periodo ottobre-dicembre 2010.

Abbott Laboratories (ABT) eliminera’ circa 1.900 posti di lavoro, circa il 2% della sua forza lavoro.

In Europa i listini hanno chiuso tutti in positivo grazie a una serie di aste di successo, a cominciare da Spagna e Italia. Bene i settori auto e telecom. Il Dax ha rivisto i massimi del giugno 2008. A Piazza Affari c’e’ anche chi parla di un target del Ftse Mib a 23.000-23.100, raggiungibile entro la fine di febbraio.

In Asia, l’Hang Seng a Hong Kong ha segnato +0,2%, la borsa di Shanghai in Cina ha registrato +1,2%, in Giappone calo dello 0,6% per il Nikkei dove ha pesato il rafforzamento dello yen e un altro richiamo (da 1,7 milioni di auto) da parte di Toyota (-2%). Il Kospi nella Corea del Sud e’ avanzato dell’1,1% grazie a un Pil cresciuto al passo piu’ veloce da 8 anni nel 2010 (+6,1%, migliore performance dal +7,2% del 2002). Si segnala il tonfo del 6,1% della piazza finanziaria egiziana (EGX30) dopo le proteste di ieri che hanno portato a 4 morti. Ci si aspetta che il paese, dove l’inflazione e al 10%, possa diventare la prossima Tunisia.

Sugli altri mercati, sul fronte valutario l’euro, che ieri aveva chiuso a $1,3689, e’ piatto a $1,3681. Quanto ai Treasury, il rendimento sul decennale e’ al 3,3970% dal 3,319% di ieri. Nel comparto energetico i futures sul petrolio con scadenza marzo, ieri scivolati ai minimi di 8 settimane, salgono dello 0,27% a $86,42. I contratti con scadenza febbraio dell’oro cedono lo 0,50% a 1325,60.