GLI STATI UNITI CONTINUANO
A CORRERE

5 Novembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – L´Italia del 2007 dipenderà, certo, dalla Finanziaria e dal comportamento dei vari soggetti. Ma in buona misura la cornice del quadro dentro il quale il nostro paese dovrà muoversi verrà determinata dalla congiuntura internazionale. E questo significa che in buona parte dipenderà dall´America e dalla Germania.

Di quest´ultima si dice sempre che nel 2007 dovrà rallentare la sua crescita (e oggi non si trova nessuno disposto a sostenere il contrario) per la semplice ragione che ha già deciso di aumentare l´Iva (per ragioni di bilancio) e questo dovrebbe far cadere i consumi interni, frenando l´aumento del Pil.

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Qualche eretico, però, sostiene che questa è una storia tutta da vedere e da vivere. In questi ultimi mesi la Germania ci ha sempre sorpreso, e in bene. Il paese non è più quello di tre-quattro anni fa. Si è molto ristrutturato ed è diventato maledettamente competitivo. Quindi non è affatto detto che l´anno prossimo rallenti. Si vedrà. Diciamo che è un punto interrogativo per quanto riguarda il nostro futuro (la Germania è il nostro più ricco cliente).

L´America, invece, si presenta con un profilo francamente indecifrabile. Fino a quindici giorni fa tutti erano pronti a giurare che negli Stati Uniti la grande frenata era già cominciata e che, semmai, c´era da controllare che non finisse in un crash improvviso. Colti dibattiti hanno animato i giornali per decidere se l´America era avviata verso un soft-landing, cioè un atterraggio morbido, o verso un crash-landing.

Ebbene, gli ultimi dati sull´occupazione sembrano indicare una terza via. Stretta fra la necessità di fare un soft-landing e il pericolo di un crash-landing, l´America avrebbe scelto di non atterrare affatto e di continuare a volare. E questo nonostante i 17 aumenti consecutivi del tasso di interesse messi a segno negli ultimi mesi dalla Federal Reserve, e da cui ci si attendeva appunto l´inizio di un buon soft-landing.

Al punto che oggi l´America fa venire in mente la vecchia barzelletta del nonno. Che poi è questa. Un tale incontra un amico con la faccia scura e gli chiede cosa sia accaduto. Questi risponde: «Il nonno è caduto dal terzo piano». «Ma com´è successo?». «Era sul balcone ed ha perso l´equilibrio, però è rimasto impigliato con la giacca nel balcone sotto». «Ma allora si è salvato!» «La giacca si è rotta ed ha continuato a cadere, ma è finito sul tendone della pizzeria sotto casa. Poi è rimbalzato ed è finito su un lampione, ma ha perso la presa ed è finito su un camion che passava, ma è rimbalzato ancora…» «Ma insomma alla fine si è salvato?» «No, ci siamo stufati e l´abbiamo tirato giù a fucilate, se no non era più finita».

Ecco, credo che la Federal Reserve prima o poi tirerà giù il nonno, cioè l´economia americana, a fucilate. I suoi sforzi, infatti, finora sembrano essere serviti a ben poco. Anzi, forse sono serviti solo a creare negli Stati Uniti una sorta di sviluppo squilibrato. Nel senso che i continui e sistematici aumenti del costo del denaro sono serviti a sgonfiare la bolla immobiliare (e questo va bene) e far rallentare un po´ la congiuntura, ma tutto il resto continua a correre e qui e là si stanno manifestando tensioni inflazionistiche.

Questo sospetto viene osservando i dati sull´occupazione nel mese di ottobre. Intanto, si prende nota del fatto che la disoccupazione è ai minimi dal 2001 a oggi e questo, per un´economia in forte frenata, o addirittura sull´orlo di un crash come volevano certi analisti, è abbastanza singolare. Ma poi basta scomporre i numeri sull´occupazione per vedere che c´è davvero qualche problema.
I nuovi addetti, le nuove buste paga, sono state, in ottobre, 92mila e questo contro un´attesa di 128mila. Un dato basso, quindi, deludente.

Ma questa è solo una parte della verità. I 92mila nuovi posti di lavoro risultano dopo aver conteggiato i 39mila posti di lavoro persi nell´industria manifatturiera e i 26mila nelle costruzioni (e ciò a causa della bolla immobiliare sgonfiata). Il resto dell´economia (cioè il comparto servizi) ha quindi creato in un solo mese quasi 160mila nuovi posti di lavoro.

In pratica, abbiamo un´America che viaggia a due velocità. Il settore immobiliare sta facendo marcia indietro, l´industria ristagna e questo sul totale ci consegna un´economia in rallentamento. Invece nel suo comparto più moderno, più vivace, quello dei servizi, l´America continua a correre come una disperata. E tutto questo genera i primi segnali di tensioni inflazionistiche. Se un´azienda cerca un programmatore informatico, non lo pagherà meno solo perché ci sono un po´ di carpentieri a spasso.

Da qui la necessità, per la Federal Reserve, di usare di nuovo il fucile. Chi pensava che la stagione dei continui rialzi nel costo del denaro fosse finita (e, anzi, si aspettava un´inversione di tendenza e il ricorso ai ribassi dei tassi per aiutare un´economia in crisi), probabilmente dovrà ricredersi.

Insomma, la locomotiva America correrà ancora per un po´, certamente per qualche altro trimestre. E questo a noi, buoni esportatori, può solo far piacere. Sempre che si riesca, intanto, a fare un po´ d´ordine in casa nostra.

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