GLI STATALI SPIAZZANO IL MINISTRO

27 Marzo 2007, di Redazione Wall Street Italia

(9Colonne) – Roma, 27 mar – Gli statali incrociano le braccia. Lo faranno il 16 aprile prossimo, data già scelta dai sindacati della scuola. I rappresentanti dei lavoratori del pubblico impiego di Cgil, Cisl e Uil hanno dunque deciso di alzare la voce per sostenere la vertenza per il rinnovo del contratto nazionale, scaduto da quindici mesi. Una scadenza che interessa tre milioni e mezzo di lavoratori. L’annuncio dello sciopero arriva alla vigilia della convocazione dei tavoli di concertazione tra governo e sindacati, prevista per domani a Palazzo Chigi. E arriva così a sorpresa da spiazzare lo stesso governo che, in mattinata, per bocca del ministro delle Riforme e dell’Innovazione nella pubblica amministrazione Luigi Nicolais, si era detto fiducioso sull’esito della trattativa tra le parti. “Io continuo ad essere ottimista e non mi aspetto la proclamazione dello sciopero – aveva detto il ministro, parlando a margine di un forum sull’innovazione – Le risorse ci sono: è scritto nel documento che il presidente Prodi ha lasciato anche ai sindacati”. “Certo, tutto può succedere – aveva aggiunto l’esponente dell’esecutivo –. E’ il gioco delle parti. Siamo in un momento di contrattazione, potrebbe anche essere proclamato uno sciopero”. E la seconda previsione, nemmeno un’ora dopo, si è rivelata più attendibile della prima. “E’ evidente che in questi mesi c’è stato da parte del governo un atteggiamento altalenante sui contratti pubblici” ha denunciato il segretario confederale della Cgil, Paolo Nerozzi. Possibilista il segretario generale Guglielmo Epifani che ha parlato della possibilità di scongiurare lo stop in presenza di “atti definitivi” da parte del governo. “Se rapidamente non si risolve il problema, la protesta è destinata a continuare – ha detto Epifani –. Non si può stare al tavolo e non rispettare gli impegni con i lavoratori”. “Basta con le parole, vogliamo impegni – ha detto il segretario generale della Cgil -. Ci vogliono fatti che portino a fare il contratto. La protesta continuerà se non ci saranno le direttive”.