Gli indignados svizzeri chiedono la chiusura dei paradisi fiscali

14 Ottobre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Ginevra – “Non siamo merce nelle mani dei banchieri”: oltre alle rivendicazioni tradizionali per una democrazia reale e’ arrivato il momento dei programmi politici. Delle migliaia di manifestanti che sabato 15 ottobre si riuniranno in tutto il mondo per protestare contro i poteri forti, identificati nelle figure di banchieri e ultra ricchi considerati principali artefici della crisi internazionale, il gruppo di indignados svizzeri avanzera’ tre proposte concrete per uscirne.

Anche in uno stato con un benessere e una giustizia sociale maggiore della media come la Svizzera, la gente dice basta. E lo dice con un manifesto politico, cui hanno gia’ aderito il gruppo di pirati informatici Anonymous e diversi dipendenti del CERN. La manifestazioni si terra’ di fronte alle Nazioni Unite.

La novita’ sta nel fatto che la tabella di marcia degli indignati elvetici si inquadra in una “strategia retorica”, come viene definita nel comunicato, che prende il nome di “Piano cittadino di salvataggio globale”, uno slogan che gli organizzatori sperano riesca ad attirare su di se’ l’attenzione del grande pubblico.

Le tre proposte piu’ urgenti nel contesto specifico di domani, quando tutto il mondo sara’ invaso dalle proteste degli indignados – movimento nato in Spagna per ribellarsi contro gli alti tassi di disoccupazione giovanile e le misure di austerita’ e presto espansosi anche a Wall Street, alla Banca d’Italia e piu’ di recente alla borsa di Londra – saranno: 1) tagli ai privilegiati con la chiusura dei paradisi fiscali; 2) si all’austerita’, ma per i ricchi, nella forma di una progressivita’ fiscale (legge Buffet per gli ultra-ricchi); 3) si alle tasse, ma sulle transazioni fiscali: introduzione della Tobin tax.

Tutte proposte serie, gia’ avanzate anche da autorita’ come nel caso del commissario Ue Barroso (che di recente ha lanciato l’idea di un’imposta simile alla Tobin Tax nel quadro del Consiglio Europeo) e di Warren Buffett, che ha chiesto un incremento dell’aliquota per i ricchi in America.

Intanto dopo le manifestazioni dei giorni scorsi alle sedi della Banca d’Italia di Milano, Roma e Bologna, oggi una ventina di studenti ha fatto irruzione nella sede di Goldman Sachs in piazzetta Bossi a Milano.

I giovani hanno lanciato nell’atrio alcuni sacchi della spazzatura, uova e vernice e sono stati respinti dagli addetti alla sicurezza e dagli impiegati. Il blitz è scattato nel corso del corteo partito intorno alle 9:40 da largo Cairoli e a cui partecipano diverse centinaia di ragazzi delle scuole superiori milanesi. La manifestazione è stata indetta per protestare contro il governo e la manovra economica.

In piazzetta Bossi ci sono stati alcuni minuti di tensione, ma la situazione non è mai degenerata. Sul corteo vigila tuttora un imponente schieramento delle forze dell’ordine. La manifestazione che ha raggiunto piazza del Duomo per dirigersi verso via Larga ha creato notevoli disagi al traffico in centro città.

Nel frattempo la protesta e il progetto di accampamento in via Nazionale a Roma, in imitazione di quello che avviene negli Stati Uniti e prima a Madrid, cominciano a radicarsi, alla vigilia della giornata di mobilitazione internazionale di domani 15 ottobre.

Sui gradini del palazzo delle Esposizioni, a poche decine di metri dalla sede della Banca d’Italia, diversi manifestanti hanno aperto le tende e ieri si sono di nuovo fronteggiati con la polizia durante una marcia verso il Ministero dell’Economia.

Sabato 15 ottobre le proteste di massa non violente interesseranno 868 citta’, tra cui Ginevra, Zurigo e Basilea, e 78 paesi.