GLI AVVERSARI DELLA RIFORMA FISCALE

24 Novembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Questo paese può vivacchiare come ultima ruota del carro in Europa e farsi mangiare la pappa in testa da francesi e tedeschi, al quarto anno di violazione del Trattato di Maastricht. La sua economia può tranquillamente continuare a stagnare per anni, con un debito pubblico stabile, un deficit contenuto sotto il tre per cento, una spesa pubblica sempre più permissiva, salari e stipendi compressi, redditi taglieggiati, le imprese divise tra un’area forte e protetta e un’area debole e tartassata, una crescita praticamente inesistente.

Pazienza per l’innovazione, la ricerca, le liberalizzazioni, gli investimenti e i consumi, tanto c’è sempre da ricavare qualche vantaggio corporativo qui e là, confindustria e sindacati un riparo lo garantiscono, la dipendenza del cittadino e del lavoratore dallo Stato e dalle sue protesi sociali è in fondo un segno di continuità storica con l’intero nostro passato, e ora anche la destra cosiddetta sociale si dà da fare a governare con il cuore, come dice Ciccio Storace e come faceva mamma Dc.

In questo paese purtroppo così verosimile i Follini, i Casini, i Fini, i gaddamiti, le grandi burocrazie irresponsabili e i loro giornali ci sguazzano. Ma in un paese simile non c’è posto per il Cav., per una politica estera attiva in Europa e nel mondo, per una strategia capace di incidere, come ha scritto ieri Berlusconi sulle nostre colonne, nei modi di vita, nell’intreccio di libertà e responsabilità che combatte con lo sviluppo la filosofia dell’assistenza e della miseria.

Non si tratta di avere atteggiamenti eroici, bensì razionali. Nessuno pensa che si possano fare politiche reaganiane o thatcheriane da un giorno all’altro, in una misura e con un’impronta che ormai appartengono alla storia.

Ma il realismo dice che non ha alcun senso traccheggiare, e la riforma fiscale e la battaglia di riforma di Maastricht sul teatro europeo sono un imperativo per chi ha formato e guidato la coalizione oggi al governo. Lo staff di Berlusconi lima, sfuma, sopisce, concerta, rinvia: il che è in parte il suo mestiere di palazzo. Ma non fino al punto di limare, sfumare, sopire e consumare il senso di un’esperienza politica e di rimpicciolire chi lo incarna o rappresenta.

Il partito delle libertà, compreso quello del Cav., non è poi così debole come sembra. Ci sono pezzi di società, di intelligenza, di industria, di lavoro e di commercio che hanno un interesse vitale a impedire la chiusura della cappa corporativa sulla politica e sull’economia italiane. Si muovano adesso, non ci saranno molte altre occasioni.

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