GIUDICE CENSURA INTERNET PER FAVORIRE MPS

2 Agosto 2003, di Redazione Wall Street Italia

Si chiama mpsclientidelusi.it il sito web che è finito sotto la scure delle autorità giudiziarie italiane perché il suo dominio contiene la sigla “MPS”, riconducibile direttamente al Monte dei Paschi di Siena.

Il sito, come si capisce dal dominio, raccoglieva le testimonianze dei clienti delusi dal servizio del Monte dei Paschi di Siena, denunciando alcuni prodotti finanziari di questo istituto come, per esempio, il “4You” e il “MyWay”, e dando anche consigli su come fare ricorso in diversi specifici casi.

Stando alla ricostruzione della vicenda fornita dall’Associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori, ADUC, il Tribunale di Siena su ricorso dell’istituto senese ha ordinato la sospensione dei contenuti del sito che fino a ieri ospitava commenti negativi sul Monte dei Paschi (vedi la cache di Google) e che oggi invece risulta “in costruzione”.

Nell’ordinanza del Tribunale si legge che “l’uso del segno mps o MPS, tanto più unito all’espressione clienti delusi, certamente ha il potere di captare l’attenzione di chi naviga in Internet (magari alla ricerca di uno dei numerosi siti della Banca ricorrente), sia esso un cliente della Banca Monte dei Paschi di Siena, sia esso un qualsivoglia consumatore, mentre lo stesso potere attrattivo certamente non deriverebbe dall’utilizzo di un sito privo di segni così distintivi”.

Da quel che si legge nella cache di Google è peraltro ovvio che l’intento dei “clienti delusi” fosse appunto quello di informare altri utenti e clienti del Monte dei Paschi. Secondo l’ADUC siamo di fronte ad una censura che mette a rischio la libertà di critica in internet.

L’associazione, che ha già preannunciato di voler ripubblicare sul proprio sito al più presto i contenuti che si trovavano su mpsclientidelusi.it, considera la scelta del Tribunale “pericolosissima”.

“Perché – spiega una nota – tende a inibire qualunque scritto in Internet, se non di elogi e compiacimenti, cioè tende ad inibire la critica, il dissenso e le conseguenti azioni legali per rivalersi: i motori di ricerca non segnalano solo i nomi dei domini, ma tutte le parole che sono state registrate. Per cui è pacifico che possa essere segnalato anche uno scritto che parli male della banca MPS. A tutti questi scritti e rispettivi siti deve essere aggiudicata altrettanta sorte?”

Il 7 agosto ci sarà la prima udienza di quello che si annuncia come un caso importante per determinare i limiti della libertà di parola su Internet in Italia.

Questo articolo è stato redatto con contributi tratti da punto-informatico.it.

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Per completezza dell’informazione, riportiamo per i nostri lettori anche il seguente articolo, sullo stesso tema:

“4YOU”. CITATA IN GIUDIZIO LA BANCA MPS. COMINCIA L’AZIONE GIUDIZIARIA DELL’ADUC CON LA PRIMA CAUSA PILOTA.

E’ stata depositata al Tribunale di Firenze una citazione in giudizio contro la Banca Monte dei Paschi di Siena per il prodotto finanziario “4You”. Si tratta della prima causa – che assurge come pilota a tutti gli effetti – delle iniziative giudiziarie dell’associazione per chiedere giustizia sulla presunta illiceita’ di questo prodotto finanziario e di altri simili (tipo “MyWay”), che la banca senese pare abbia venduto a circa 180 mila risparmiatori.

Ricordiamo che su questo prodotto finanziario l’Aduc ha gia’ presentato un esposto/denuncia in sede penale ipotizzando il reato di truffa, mentre la Consob (l’ultima relazione della gestione Luigi Spaventa) e il Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio (in sede di audizione parlamentare sul Dpef), li hanno indicati come esempi da non seguire.

L’atto di citazione e’ stato preparato dall’avv. Anna Maria Fasulo, coordinatrice dello studio legale dell’Aduc, che difende il risparmiatore che ha accettato di fare da “pilota”.

L’azione giudiziaria muove innanzitutto dalla considerazione, sotto il profilo dei fatti, della presentazione di un prodotto, pubblicizzato e presentato in sede di trattativa e stipula del contratto come “PREVIDENZIALE E A BASSO RISCHIO”, mentre il sottoscrittore viene indotto a stipulare ben altro prodotto, la cui natura e struttura “complessa” sono inadatte ad un investitore non-professionista.

Le argomentazioni di diritto che vengono fatte valere sono le seguenti:

1 – violazione delle “norme di settore” previste dal TUF (art.21, 26, 28, 29, 32), nonche’ art. 28 del Regolamento Consob, che sanciscono diritti fondamentali del cliente: diligenza, correttezza e trasparenza dei soggetti abilitati in qualita’ di intermediari finanziari “nell’interesse dei clienti e per l’integrita’ dei mercati”. La violazione di tali norme comporta – se la banca non dimostra il contrario – il risarcimento del danno.

2 – invalidita’ del contratto per:

a) annullabilita’ per vizio del consenso: dolo e/o errore (art.1427 e ss. C.c.);

b) inefficacia per violazione delle norme sulla tutela del consumatore (art. 1469 bis e ss. C.c.). Inefficacia dell’intero contratto e/o comunque inefficacia parziale della clausola per il recesso (all’art.8 sez.II del contratto, con una formula incomprensibile che prevede il pagamento di una somma molto elevata per il medesimo).

L’azione giudiziaria dell’Aduc e’ stata decisa per la chiusura del Mps ai tentativi di conciliazione, se non la creazione (scaturita da un accordo della banca stessa con alcune associazioni di consumatori) di una commissione che – elogiando la bonta’ di questi prodotti finanziari – avrebbe dovuto tener conto solo di quei difetti di collocamento dei prodotti evidenziabili anche da una casalinga avvezza a far conti durante la spesa. A quasi tre mesi dal suo insediamento, sui risultati dell’attivita’ di questa commissione (con riunione non-pubbliche, cosi’ come da accordo) non si sa assolutamente nulla.

Le possibilita’ di adire in giudizio che l’Aduc consiglia, sono molteplici: causa individuale con avvocato dell’Aduc o con proprio avvocato, fino alla causa collettiva.

In queste settimane vengono raccolti tutti i dati dei risparmiatori che, con la messa in mora della banca, stanno facendo il primo passo, mentre si stanno coordinando altri studi di avvocati che hanno intenzione di procedere o hanno gia’ cominciato i loro procedimenti. Nel mese di settembre verranno depositate direttamente altre citazioni, fino alla causa collettiva.

Chi voglia saperne di più, scriva alla casella di posta di Wall Street Italia.