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Giappone: Tassi su per la prima volta in sei anni

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Dopo lunghe esitazioni la Banca del Giappone infine decide ieri di alzare i tassi di interesse dallo zero allo 0,25 per cento, rispettando le attese dei mercati finanziari, il primo aumento da sei anni. E dà il via a una raffica di rialzi, che dovrebbe vedere gli interventi anche della Banca centrale europea il prossimo 3 agosto, con un possibile aumento dei tassi sui pronti contro termine al 3 per cento, e della Federal Reserve Bank statunitense, che l’8 agosto successivo dovrebbe rialzare il costo del denaro portandolo al 5,5 per cento.
Pur osteggiata da settori politici della maggioranza conservatrice, propensi a garantire un più facile indebitamento imprenditoriale, la decisione della Banca centrale giapponese viene presa all’unanimità dal direttivo dell’Istituto di emissione e la maggioranza vuole addirittura il tasso Lombard allo 0,5 per cento. L’incremento dei tassi segna la fine della cosiddetta politica degli “interessi zero”, perseguita dalla Banca del Giappone con l’obiettivo, ormai raggiunto, di uscire dal tunnel della deflazione, che per un decennio contrasta ogni progetto di rilancio economico. Già lo scorso marzo l’Istituto centrale sospende i suoi provvedimenti di emergenza antideflattivi basati sulla circolazione monetaria.
Una dichiarazione dell’Istituto centrale di emissione definisce “assai probabile” che la situazione attuale si protragga a lungo e il governatore, Toshihiko Fukui, esclude qualsiasi altro ritocco a breve scadenza. Il governatore spiega poi che si tratta di un passo verso la normalizzazione del sistema monetario nipponico e di una misura per garantire la stabilità dei prezzi e una crescita sostenibile. Fukui si dice ottimista sulle prospettive di sviluppo sul piano globale, pur rilevando l’esistenza di “rischi potenziali” dovuti alle “incertezze dell’economia americana”. In tale contesto, tiene a frenare le aspettative di ulteriori rialzi verso la fine dell’anno, indicando che “probabilmente i tassi giapponesi saranno mantenuti molto bassi ancora per un certo tempo”. Il governatore, in particolare, esclude che dopo il riaggiustamento appena deciso possano esserci ancora timori di un surriscaldamento dell’economia nipponica, timori che facilitano la Banca centrale a vincere le riluttanze nel mondo politico verso l’abbandono dei tassi zero.
La decisione di ieri rappresenta una vittoria della politica riformista condotta negli ultimi anni dal Governo del premier, Junichiro Koizumi, e dallo stesso Fukui, il quale però da alcune settimane è coinvolto in uno scandalo finanziario che induce molti a reclamare le sue dimissioni. Il Giappone però, secondo Koizumi, non è ancora fuori dalla deflazione. Il capo dell’Esecutivo, intervenuto dall città giordana di Aquaba, nel corso del suo viaggio in Medio Oriente, sottolinea comunque di rispettare la decisione della Banca centrale.
Intanto sembra essere finalmente superata la fase di crescente calo delle esportazioni italiane in Giappone, che la ripresa economica sta riorientando verso i prodotti della Penisola. Secondo dati pubblicati ieri dall’Ice (Istituto per il commercio estero a Tokyo), nei primi cinque mesi dell’anno le importazioni giapponesi dall’Italia diminuiscono solo del 3,9 per cento rispetto al medesimo periodo del 2005. La percentuale è assai inferiore ai dati precedenti e fa bene sperare per un’inversione di tendenza, anche perchè il dato si riferisce a un valore in dollari, penalizzato dal sensibile apprezzamento dell’euro negli ultimi mesi: i dati in yen sono ancora più positivi e indicano un aumento delle importazioni nipponiche del 5,8 per cento.
Sempre nei primi cinque mesi dell’anno, le importazioni italiane dal Giappone aumentano del 3,1 per cento rispetto al medesimo periodo del 2005, raggiungendo un valore di 2.699 milioni di dollari. Il valore delle esportazioni in dollari è di 2.836, con un saldo di 137 milioni a vantaggio della Penisola. Focalizzando l’attenzione sulle esportazioni italiane, crescono le categorie merceologiche dei lavori in pelle (7,5 per cento), degli autoveicoli e parti (0,7 per cento), dei prodotti farmaceutici (1,4 per cento), delle macchine elettriche (22,2 per cento), delle plastiche (1,1 per cento). Per il settore alimentare da segnalare la ripresa dei vini (2,1 per cento), l’aumento dell’olio d’oliva (2,3 per cento) e l’accelerazione delle acque minerali (29,6 per cento). La maggiore novità è rappresentata dagli articoli di ferro e acciaio, che guadagnano il 30,9 per cento.