Giappone: record di crescita dal dopoguerra

23 Novembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il Giappone batte il proprio record di crescita dal secondo Dopoguerra: a novembre, infatti, si registra il cinquantottesimo mese consecutivo di espansione economica, segnando così la fase di crescita più lunga dal lontano 1945.
Il rapporto mensile sull’economia pubblicato dal governo di Tokyo evidenzia come l’attuale crescita risulta di un mese più prolungata rispetto al famoso boom Izanagi (nome di uno degli dei che secondo la religione shintoista è all’origine della creazione del Giappone), che dura dal novembre 1965 al luglio 1970. Il moderato ritmo di espansione attuale, comunque, non è paragonabile ai livelli di crescita registrati nel periodo del boom Izanagi, che consente al Giappone di divenire, a partire dal 1968, la seconda economia al mondo. Fra il 1965 e il 1970, infatti, l’economia nipponica cresce a un ritmo medio dell’11,5 per cento, spinta dal boom degli acquisti di automobili, televisori e condizionatori. Nel 2005, invece, il tasso di crescita è del 2,7 per cento rispetto all’anno precedente e viene raggiunto grazie al commercio estero e agli investimenti in capitale delle aziende, mentre i consumi continuano a restare deboli, tanto da far prevedere agli analisti che il secondo rialzo in sei anni dei tassi di interesse sarà posticipato al quarto trimestre del prossimo anno. “L’economia è in crescita”, osserva il Governo nel rapporto.
Ma questa espansione si accompagna a “una certa debolezza dei consumi”. I profitti delle aziende, prosegue il rapporto, “sono in aumento così come gli investimenti. La situazione sul fronte dell’occupazione è in miglioramento anche se alcuni aspetti negativi permangono”.
Nel terzo trimestre 2006 il Pil giapponese cresce dello 0,5 per cento rispetto ai tre mesi precedenti e del 2 per cento rispetto allo stesso periodo del 2005, spinto dal buon andamento delle esportazioni e degli investimenti. L’export netto aumenta, sempre nel terzo trimestre, del 2,7 per cento, mentre gli investimenti di capitale nel settore privato segnano un progresso del 2,9 per cento. In calo, invece, i consumi, scesi dello 0,8 per cento: gli economisti ne riconducono l’attuale debolezza alla lunga fase di deflazione, che provoca una riduzione dei salari, in cui cade l’economia a partire dall’estate 1998. A questo si aggiunge il progressivo invecchiamento della popolazione, che si traduce in calo dei consumi.
Intanto la Banca del Giappone continuerà a gestire la politica monetaria sulla base del proprio rapporto sulle prospettive per l’economia diffuso il mese scorso. Lo dichiara il vice governatore, Kazumasa Iwata. Il numero due dell’istituto centrale risponde inoltre affermativamente alla domanda se Banca del Giappone sia ancora aperta sulla tempistica della prossima stretta sui tassi di riferimento. Nel rapporto mensile pubblicato ieri dall’Esecutivo il giudizio sull’economia peggiora per la prima volta da dicembre 2004 a causa della debolezza dei consumi.