GIAPPONE IN AFFANNO, CINA SEMPRE PIU’ VICINA

1 Febbraio 2010, di Redazione Wall Street Italia

Il gigantesco richiamo in officina di milioni di auto della Toyota segna un nuovo smacco tra i grandi gruppi industriali nipponici, mentre i samurai sentono sul collo il fiato del Dragone: la Cina che si appresta a sorpassare l’Arcipelago quale seconda maggiore economia globale. Il caso Toyota – salito alle cronache dopo un ampliamento dei richiami nei giorni scorsi, che ora oltre agli Usa toccano anche Europa e Cina – giunge proprio mentre il vettore di bandiera, la Japan Airlines ha fatto un ‘atterraggio di emergenza’ presso i tribunali fallimentari, da cui dovrà uscire dopo aver subito una drastica ristrutturazione.

Ma anche Honda, secondo produttore di auto del Sol Levante ha precedentemente richiamato 646.000 vetture per un difetto agli alzacristalli elettrici. E da tempo il gigante dell’elettronica Sony si è visto sopravanzare su diverse tipologie di prodotti di massa, come i lettori multimediali, dall’americana Apple, su alcuni segmenti, come le Tv a schermo piatto dai gruppi coreani.
In un contesto di agguerrita concorrenza, il Giappone vede offuscarsi la reputazione sull’elevata qualità dei suoi prodotti, un punto di forza su cui ha fatto leva negli scorsi decenni.

I problemi che hanno riguardato Toyota, Sony e Jal sono diversi tra loro, ma secondo alcuni analisti ci sono delle lezioni comuni da trarre: l’espansione a livello globale crea dei rischi di autoappagamento sulle posizioni conquistate, che si possono pagare a caro prezzo. Inoltre la mentalità di lavoro seguita in molti dei gruppi nipponici crea possibili problemi di comunicazioni interna alle stesse aziende.

“Alimentati dall’idea che la posizione di numero uno mondiale non era a rischio, sono entrati in gioco l’arroganza e un certo autocompiacimento”, afferma Kirby Daley, trader di lungo corso della piazza di Tokyo ora capo della strategia per la Newedge Group, una finanziaria di Honk Kong. La crisi globale ha messo sotto pressione la coporate nippon nei suoi punti di debolezza, e “non c’è un posto in cui nascondersi”. I problemi di Toyota e Sony si fanno sentire mentre in tutta l’Asia la concorrenza si fa più accesa. Altri paesi “possono offrire prodotti altrettanto buoni di quelli giapponesi a costi più bassi, e anche l’icona della qualità giapponese è in declino”.

Ed è proprio dal Giappone che molti rivali asiatici hanno imparato le tecniche di espansione e di allestimento di nuove strutture produttive all’estero. Intanto nel Sol levante i duri programmi di taglio dei costi, per tenere il passo della concorrenza e restare agganciati alla domanda globale, hanno richiesto compromessi sui sistemi di controllo della qualità.

Toyota è riuscita a risparmiare utilizzando le stesse componenti su una vasta gamma di modelli, ma in questo modo ha aumentato i rischi legati a eventuali problemi su una di queste parti. Come è accaduto con gli acceleratori a rischio che dall’inizio della vicenda hanno implicato richiami di circa 7 milioni di veicoli nel mondo. “Uno smacco terribile”, secondo Kenneth Grossberg, professore di marketing alla Waseda university. “Questo è un gruppo ritenuto a ‘difetti zero’. Come è potuto accadere che un problema simile filtrasse i controlli? Va contro i loro principi operativi”.

I primi problemi agli acceleratori e ad alcuni tappetini di Toyota sono iniziati ad evidenziarsi già nel 2007, su alcuni modelli. Casi risolti, ma solo per questi modelli, mentre la componente a rischio veniva utilizzata anche su altre vetture. Una questione che richiama l’attenzione sulle comunicazioni interne al gruppo, e questo non è un problema solo di Toyota.

Tra le grazi aziende giapponesi, rileva Grossberg, è che difficilmente un individuo si assume l’iniziativa di far presente un problema che potenzialmente potrebbe riguardare settori non di sua competenza e responsabilità. E questo può accadere anche sulle strategie di mercato: come le mancate comunicazioni che hanno contribuito a creare i problemi di Sony nell’individuare in anticipo il passaggio epocale tra le Tv a tubo catodico agli schermi piatti, partendo così in ritardo rispetto ai gruppi coreani.