Giappone: Governo, Nessun rialzo dei tassi

17 Gennaio 2007, di Redazione Wall Street Italia

La Banca del Giappone avrebbe desistito dai tentativi di procedere in tempi brevi a un rialzo dei tassi di interesse, rialzati allo 0,25 per cento lo scorso luglio. Lo indicano ieri fonti attendibili citate dall’agenzia di stampa Kyodo, anticipando i risultati di una riunione in programma nei prossimi giorni ai vertici dell’istituto di emissione.
Secondo quanto noto, la direzione della banca è da tempo favorevole a un rialzo di un altro quarto di punto, osteggiato invece dal Governo per questioni ritenute da molti più di natura politica che economica. Gli orientamenti sul mantenimento dei tassi al livello attuale emergono dopo che dichiarazioni del ministro delle Finanze, Koji Omi, lasciano trasparire un braccio di ferro in proposito fra il premier, Shinzo Abe, e l’istituto di emissione diretto dal governatore Toshihiko Fukui.
Sopravvissuto a una serie di scandali del precedente governo di Junichiro Koizumi, Fukui non sembra essere riuscito a far valere i nuovi criteri di autonomia della Banca del Giappone, che pure indica di ritenere ormai indispensabile un altro ritocco al rialzo dei tassi. Abe invece, in omaggio alla sua formazione di uomo dell’apparato liberaldemocratico, il partito che egemonizza la vita politica dell’arcipelago nel dopoguerra, insiste per mantenere basso il costo del denaro, come preconizzato da molti piccoli e medi imprenditori legati a doppio filo con la base conservatrice.
In favore di Fukui si pronuncia lo stesso Omi, che però poche ore dopo viene seccamente smentito dal numero due del Governo, Yasuhisa Shiozaki. Lo stesso ministro delle Finanze fa poi marcia indietro, lasciando così intendere che il braccio di ferro si conclude con una vittoria di Abe, i cui rapporti già difficili con la grande imprenditoria e finanza non sembrano però destinati così a migliorare.
d. r.