Giallo sulla sorte di Gheddafi: televisione mostra foto a Tripoli

12 Maggio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – E’ giallo sulle immagini di Muammar Gheddafi mostrate nella tarda serata di ieri dalla televisione di Stato libica: il rais, in abito tradizionale marrone, cappello e occhiali da sole, viene rappresentato mentre incontra alcuni capi tribù libici in un albergo di Tripoli, 11 giorni dopo la sua ultima apparizione in pubblico. E intanto nella notte a Tripoli, sorvolata da aerei, si sono sentite quattro esplosioni vicino alla residenza di Gheddafi.

RAID NOTTURNI HANNO COLPITO BUNKER GHEDDAFI – Almeno 4 missili hanno colpito il compound di Bab al Aziziya a Tripoli, dove si presume sia asserragliato Muammar Gheddafi. Lo riferisce una fonte del governo libico alla Cnn. Le esplosioni hanno fatto tremare i vetri di un albergo dove alloggiano i giornalisti, colonne di fumo si sono alzate, mentre le sirene di ambulanze e veicoli di soccorso arrivavano nei pressi del compound. Il raid arriva a poche ore dalla messa in onda di nuove immagini tv del rais, mostrate senza data. Il rais, in abito marrone, cappello e occhiali da sole, è stato mostrato mentre incontra alcuni capi tribù libici in un albergo della capitale, 11 giorni dopo la sua ultima apparizione in pubblico. Sovraimpressa alle immagini non c’era alcuna data, ma lo speaker della tv ha sostenuto che l’incontro si è svolto mercoledì. Una circostanza, questa, che sarebbe confermata da una analisi più dettagliata delle sequenze. E anche un dirigente libico, interpellato successivamente dalla France Presse a Tripoli, avrebbe riferito che le immagini sarebbero state girate nel pomeriggio intorno alle 17:30 ora locale.

Indagini condotte dalla Reuters sul filmato mostrano alle spalle di Gheddafi uno schermo con le immagini di un programma mattutino di al-Jamahiriya Tv (arma di propaganda del regime). Zoomando sullo schermo, si riesce a leggere in un angolo proprio la data di ieri. Si sente un uomo anziano mentre si rivolge a Gheddafi dicendo: “Sarai vittorioso”. Non vi è tuttavia al momento alcuna conferma indipendente che l’incontro tra Gheddafi e i capi tribù si sia effettivamente svolto ieri. Giornalisti della Reuters ospitati nello stesso albergo di Tripoli hanno riferito come in giornata alcune camere fossero state chiuse per un evento, ma hanno detto di non aver visto Gheddafi.

In passato, hanno ricordato ancora i giornalisti della Reuters, quando il colonnello è apparso nell’hotel non è passato certo inosservato, seguito com’era da uno stuolo di guardie del corpo e collaboratori. Il mistero su Gheddafi quindi – che non appare in pubblico dal 30 aprile scorso, quando in seguito ad un raid della Nato sono rimasti uccisi il suo figlio minore Saif al Arab e tre nipotini – continua.

SCALO MISURATA IN MANO INSORTI,GHEDDAFI IN FUGA? – Dopo intensi combattimenti, gli insorti hanno conquistato ieri l’aeroporto di Misurata, la strategica città a est di Tripoli assediata da oltre due mesi dalle forze governative. Un duro colpo per il regime di Muammar Gheddafi, del quale il governo italiano dice di non avere notizie e che secondo l’opposizione libica sarebbe fuggito giorni fa nel sud del Paese. Sul terreno intanto, un corrispondente dell’Afp a Misurata ha riferito che i lealisti ieri hanno abbandonato dei carri armati ai quali gli insorti hanno dato fuoco, mentre centinaia di persone celebravano la vittoria nelle strade della città.

La presa dello scalo della terza città libica, a 200 chilometri da Tripoli, potrebbe facilitare l’evacuazione degli abitanti e degli stranieri e l’invio di aiuti umanitari, che giungono ora solo via mare, dato che il porto è sempre rimasto nelle mani degli insorti, nonostante i bombardamenti. Altri missili della Nato si sono poi abbattuti sulla parte orientale di Tripoli, mentre, malgrado le immagini trasmesse dalla tv libica, permane l’incertezza sulla sorte del colonnello, che non si fa vedere in pubblico ‘dal vivo’ ormai da 11 giorni: è ferito, morto, o è fuggito?

Quest’ultima ipotesi sta prendendo piede fra gli oppositori. Il rais avrebbe lasciato Tripoli dopo il raid della Nato del 30 aprile in cui è rimasto ucciso il figlio Saif al-Arab, e si nasconderebbe nel deserto di Ash Sharyf, nel sud della Libia, secondo un post pubblicato sulla pagina Facebook della ‘Intifada del 17 febbraio’. Anche il vescovo di Tripoli, mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, spesso interpellato dai media perché in ottimi rapporti con il regime, ritiene che il colonnello abbia lasciato Tripoli, ma ha escluso che sia morto.

Assicurano invece di non sapere dove si trovi Gheddafi il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il ministro degli esteri Franco Frattini. Frattini ha ribadito che il rais “non è mai stato l’obiettivo della missione” militare internazionale e ha ipotizzato che un ordine di arresto della Corte Penale Internazionale (Cpi) contro di lui possa arrivare già entro la fine del mese. Il ministro della difesa Ignazio La Russa ha però puntualizzato che è legittimo bombardare un “luogo dal quale partono gli ordini per colpire i civili”, quindi anche una base militare dove dovesse trovarsi il colonnello.

Mentre i caccia della Nato continuano a martellare la Libia, il segretario generale dell’Onu, Ban ki-Moon, lancia un appello per un immediato cessate il fuoco fra lealisti e ribelli a Misurata e nel resto del Paese. Un appello sottoscritto dall’Alleanza atlantica, ma subito respinto dagli insorti. “Non ci fidiamo di Gheddafi. Non è il tempo per un cessate il fuoco perché lui non lo rispetta mai”, ha detto un portavoce degli insorti, Zintan Abdulrahman, parlando al telefono con la Reuters.

Comunque, assicurano gli anti-governativi, anche a Tripoli la gente si sta ribellando. “Ogni giorno – secondo Mahmud al-Warfalli, portavoce del Consiglio nazionale di transizione (Cnt), organo politico degli insorti – scoppiano violenti scontri, ieri e l’altro ieri è stata la volta di Suk Jumaa e Al Qabda”, due sobborghi della capitale già teatro nei mesi scorsi di proteste anti-regime. Secondo la fonte, gli studenti dell’Università di Tripoli hanno “distribuito volantini che incitano alla rivolta e hanno dispiegato bandiere della rivoluzione”.