Giallo sul sito del ministero, cambiano le tabelle del gas. Ecco cosa è successo

17 Giugno 2022, di Leopoldo Gasbarro

“Buongiorno, prima di ogni cosa mi presento, sono Leopoldo Gasbarro, direttore di Wall Street Italia, responsabile della Sezione Economia e finanza del sito di Nicola Porro”.

Comincia così la mia mail indirizzata all’ufficio stampa del Mite (Ministero della transizione ecologica). Poi proseguo raccontando la mia sorpresa nell’aver visto…

Il giallo delle tabelle cambiate sul sito del Mite (Ministero della transizione ecologica)

“Scrivo perchè sul vostro sito pubblicate mensilmente gli aggiornamenti dei flussi relativi alla situazione del gas attraverso una tabella da cui prendo regolarmente dati per articoli e approfondimenti. Così ho fatto anche il 15 giugno scorso, tant’è che la tabella relativa l’ho pubblicata all’interno di miei articoli e di una mia trasmissione televisiva: Opening Bell del 15 giugno (CLICCA QUI per rivedere la puntata)

Sta di fatto, (come vediamo nella prima tabella) che alla voce “Scorte“, nel rapporto tra i dati del mese di aprile di quest’anno e quello dell’anno scorso, nella tabella risultava una diminuzione delle scorte di circa il 48,7%, mentre alla voce consumo interno lordo il valore era 23,4%.

Massimiliano Volpe | Wall Street Italia

Dopo aver letto le dichiarazioni del Presidente del Consiglio riportate dall’ANSA che citavano una situazione relativamente alle scorte abbastanza tranquilla, sono andato a rivedere la tabella e ho notato che era stata modificata.

A cambiare erano proprio questi due valori che dal -48,7% erano passati a -2,9%, quindi con una situazione molto più tranquillizzante, ed al tempo stesso di consumi interni erano passati da +23,4% ad un -13%, anche questo valore più tranquillizzante.

Massimiliano Volpe | Wall Street Italia

E’ per questo che scrivo. Prima di pubblicare quello che racconto e di cui ho tutti i dati a disposizione, tabelle ufficiali e riferimenti temporali, ho deciso, per responsabilità sociale, di chiedere spiegazioni ufficiali. Aspetto con sollecitudine una vostra risposta, che vi anticipo utilizzerò all’interno di un mio articolo, per cui vorrei averne l’autorizzazione a farlo, o in mancanza della stessa, pubblicherò la storia così come ve l’ho raccontata corredata da riferimenti e documentazioni.

 

La risposta

Dal ministero di Cingolani si sono dati immediatamente da fare. Devo dire che con estrema sollecitudine si sono messi a disposizione. Ho intuito che forse proprio la mia trasmissione dell’altro giorno li aveva portati a considerare i dati delle tabelle. I numeri che avevo commentato sembravano molto alti. E lo erano infatti.

Giovanni Perrella della Segreteria tecnica del Dipartimento dell’Energia mi ha spiegato come fossero stati caricati erroneamente i numeri del 2021 per cui i confronti risultavano impropri. A questa telefonata ha fatto seguito la mail dell’ufficio stampa del MITE che allego qui perchè possiate leggerne il contenuto.

Ecco il testo della mail qui riportato:

“I dati pubblicati sono forniti da SNAM che li elabora sulla base delle informazioni che ha in quanto operatore del trasporto. La direzione del Mite, a seguito di alcuni errori evidenti, (risultava mancante un dato di importazione) ha chiesto maggiori dettagli a SNAM che, riscontrando la mancanza, ha provveduto a rettificare le tabelle di gennaio, febbraio, marzo e aprile. Le rettifiche hanno riguardato i dati del 2021 e i dati della produzione nazionale del 2022, per cui sono chiaramente cambiate a cascata le percentuali indicate in prima istanza (calcolate rispetto al 2021). Sul sito è indicata la data di ultimo aggiornamento delle tabelle, contenti l’aggiornamento del 14/06/2022″.

Massimiliano Volpe | Wall Street Italia

 

Resta il dubbio?

Resta soprattutto l’errore, un errore che ognuno valuta come crede, un errore che ad ulteriori analisi sui vecchi dati del 2021 sembra proprio essere tale. Sta di fatto che in un momento tanto delicato come quello che stiamo vivendo, un dubbio tanto grande come quello generato dalle tabelle sostituite qualunque fosse il motivo rischia di diventare un elemento di forte instabilità