Gheddafi spacca il governo, Lega furiosa. E Napolitano e’ diventato anche lui un guerrafondaio

26 Aprile 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Sì ad “azioni aeree mirate” italiane in Libia: la svolta del governo sulla crisi libica è arrivata ieri sera al termine di una telefonata del premier Silvio Berlusconi col presidente americano Barack Obama, che ha espresso “grande apprezzamento” per la decisione italiana. Il capo dello Stato Napolitano sostiene la decisione: ‘Nuovo impegno sviluppa quelli presi’. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa assicura: “Non saranno bombardamenti indiscriminati, ma missioni su obiettivi specifici, per evitare ogni rischio di colpire la popolazione civile”. Il governo informerà il Parlamento sulla questione, ma la Lega insorge: “non avranno il mio voto” tuona il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli. Oggi a Napoli conferenza stampa del vice comandante dell’operazione Nato in Libia, il contrammiraglio Russel Harding.

NAPOLITANO, NUOVO IMPEGNO SVILUPPA QUELLI PRESI – “L’ulteriore impegno dell’Italia in Libia annunciato ieri sera dal presidente del Consiglio Berlusconi costituisce il naturale sviluppo della scelta compiuta dall’Italia a metà marzo, secondo la linea fissata nel Consiglio supremo di Difesa da me presieduto e quindi confortata da ampio consenso in Parlamento”, ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sostenendo con queste parole la decisione dell’Italia di partecipare a bombardamenti in territorio libico. Napolitano ha fatto riferimento al “piano di interventi della coalizione postasi sotto la guida della Nato”.

Napolitano lo ha detto prendendo la parola all’incontro con gli esponenti delle Associazioni Combattentistiche Partigiane e d’Arma. “I drammatici eventi che accadono intorno a noi e le profonde ripercussioni che hanno sul nostro stesso Paese e presumibilmente ancor più avranno sul suo futuro – ha detto – ci inducono a guardare al 25 aprile 1945 in una prospettiva più ampia ed attuale. Siamo dinanzi a un nuovo prorompere delle istanze di libertà e di giustizia in regioni a noi vicine e comunque importanti per le sorti della comunità internazionale, dall’Africa al Medio Oriente. Sono improvvisamente insorti e tendono a svilupparsi moti di ribellione contro regimi oppressivi e dittature personali, con il loro contorno di privilegi e corruzione.

Si rivendica in sostanza, anche sfidando sanguinose repressioni, il rispetto di quei diritti che le Nazioni Unite sancirono come universali nella solenne Dichiarazione del 1948 e che anche nel mondo diviso in blocchi si riuscì a riaffermare nell’Atto di Helsinki del 1975, destinato a divenire una delle leve essenziali per l’esplodere delle rivoluzioni democratiche nei paesi dell’Europa centro-orientale”. “Oggi – ha aggiunto – ci interroghiamo, in Europa e in tutto l’Occidente, sulla possibilità di rivoluzioni o evoluzioni democratiche nel mondo arabo, fatto senza precedenti e carico di potenzialità straordinarie. E le previsioni non sono facili, né è semplice il compito che può spettare a paesi come il nostro.

Ma ciò non toglie che sentiamo, in particolare, noi italiani, nel ricordo delle lotte di liberazione e del 25 aprile, di non poter restare indifferenti di fronte al rischio che vengano brutalmente soffocati movimenti comunque caratterizzati da una profonda carica liberatoria. Non potevamo restare indifferenti alla sanguinaria reazione del colonnello Gheddafi in Libia”. “Ancora una volta – ha concluso – i Comandi e vari comparti delle nostre forze armate sono chiamati a fare la loro parte con la professionalità e la dedizione che li distinguono”.

“Il contributo alle missioni dell’Onu, della Nato, dell’Unione Europea ha posto in luce l’alta sensibilità e la qualità operativa dei nostri militari, insieme con il loro spirito di sacrificio a cui rinnovo il mio omaggio. Inoltre questo contributo ha dato nuovi titoli di credito all’Italia nella comunità internazionale e va per ciò valorizzato e sostenuto”, ha aggiunto il presidente della Repubblica.

MOSCA, NO A NUOVE RISOLUZIONI ONU PER USO FORZA – La Russia non sosterrà nuove risoluzioni delle Nazioni Unite che prevedano un ricorso alla forza contro la Libia: lo ha reso noto oggi il ministro degli Esteri Serghei Lavrov secondo il quale il Cremlino si opporrà a qualunque decisione che conduca “ad un’escalation della guerra civile e preveda ricorso alla forza”. D’altra parte, ha aggiunto Lavrov citrato dall’agenzia Ria Novesti, se una risoluzione Onu prevedesse “la fine immediata delle violenzé e un appello alle parti in conflitto per riunirsi al tavolo dei negoziati, la Russia la sosterrebbe pienamente”.

EMERGENCY ALL’ONU, GARANTIRE CORRIDOIO UMANITARIO – Emergency, che oggi è stata costretta a lasciato la Libia a seguito dei bombardamenti a Misurata dove operava con la propria equipe medica, chiede all’Onu “di negoziare un cessate il fuoco e garantire un corridoio umanitario per soccorrere la popolazione civile”. “Le bombe – afferma l’organizzazione – non sono uno strumento per proteggere i civili: infatti non sono servite a proteggere la popolazione di Misurata. La città di Misurata, assediata e bombardata da oltre due mesi, nelle ultime 24 ore ha vissuto sotto pesantissimi attacchi che hanno raso al suolo quartieri densamente popolati, anche per l’impiego di missili balistici a medio raggio”.

“Ancora una volta – continua Emergency – a farne le spese è la popolazione civile. Tra sabato e domenica, sono arrivati all’ospedale Hikmat, dove dal 10 aprile lavorava il team chirurgico di Emergency, duecento feriti e oltre sessanta morti. Misurata dimostra ancora una volta la vera faccia della guerra. I civili e il personale umanitario sono privi di qualunque protezione”. Ecco perché è necessario un corridoio umanitario. Infine, Emergency critica il governo italiano che “continua a delinquere contro la Costituzione e sceglie la data del 25 aprile per precipitare il Paese in una nuova spirale di violenza”.

SVOLTA GOVERNO PREMIER A OBAMA: SI’ A RAID MIRATI

di Paola Tamborlini (ANSA)

Sì ad “azioni aeree mirate” italiane in Libia. La svolta del Governo sulla crisi libica arriva in serata, al termine di una telefonata del premier Silvio Berlusconi con il presidente Usa Barack Obama. E scatena subito le ire della Lega. L’Italia risponde così all’appello lanciato dalla Nato per un intervento più incisivo e, sotto il pressing dell’alleanza atlantica, ma anche dei ribelli del Cnt, supera le “riluttanze”, come le aveva definite il Ministro degli Esteri Franco Frattini, legate al suo passato coloniale. Ma assicura anche, con il ministro La Russa, che “non saranno bombardamenti indiscriminati ma missioni con missili di precisione su obiettivi specifici”.

Insomma, l’obiettivo è quello di “evitare ogni rischio di colpire la popolazione civile”. Secondo una nota della Casa Bianca, il presidente americano ha espresso “grande apprezzamento” per la decisione italiana “di fornire un appoggio militare addizionale alla operazione Unified Protector”. Obama e Berlusconi, aggiunge la nota, hanno convenuto sul fatto che “una pressione supplementare è necessaria per rafforzare la missione di protezione dei civili”.

Il Governo informerà il Parlamento, Frattini e La Russa sono pronti a riferire alle Camere, anche se, assicura una nota di Palazzo Chigi, “le azioni descritte si pongono in assoluta coerenza con quanto autorizzato dal Parlamento, sulla base di quanto già stabilito in ambito Onu e Nato, al fine di assicurare la cessazione di ogni attacco contro le popolazioni civili e le aree abitate da parte del regime di Gheddafi”. La riflessione del governo sulla possibilità di dare il via libera ai raid, come ha spiegato La Russa, “é cominciata già da alcuni giorni all’interno del governo, perché la situazione a Misurata è diventata terribile”. Lo stesso Frattini, attraverso la Farnesina, parla di una risposta alle richieste del Cnt, come atto di coerenza, dopo il suo riconoscimento.

L’Italia inoltre, si ragiona in ambienti di Governo, era rimasto l’unico paese della coalizione a non intervenire direttamente sulla Libia e il pressing della Nato, dopo il vertice di Berlino, si era fatto sempre più forte. E questo, accanto ai forti bombardamenti su Misurata, avrebbe convinto il premier ad allinearsi agli altri paesi. Silvio Berlusconi, solo dieci giorni fa così ragionava: “considerata la nostra posizione geografica ed il nostro passato coloniale non sarebbe comprensibile un maggior impegno” dell’Italia.

Il presidente del Consiglio, subito dopo aver parlato con Obama, ha informato della decisione il primo Ministro del Regno Unito, David Cameron, e il Segretario Generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen. Immediato il ringraziamento dell’Alleanza che da Bruxelles ha dato il “benvenuto” al maggior impegno di Roma. E oggi, in occasione del vertice italo-francese, ne parlerà con Nicolas Sarkozy. Sarà quella la sede nella quale il premier potrà probabilmente trovare gli strumenti per placare le ire della Lega, ottenendo un impegno più forte sul fronte immigrazione.

Quel che è certo è che per ora il Carroccio ha scandito il suo “no” forte e chiaro, con il ministro della Semplificazione legislativa e responsabile delle segreterie nazionali della Lega Nord, Roberto Calderoli. Oltre alla politica, c’é l’impegno sul campo. E’ sempre La Russa ad assicurare che “non aumenteranno i rischi” per l’Italia. “La missione è unica – ha detto – prima facevamo una parte nella squadra e ora nel facciamo un’altra. Dunque non ci sono più rischi o meno rischi, né per i militari né per il nostro Paese”. Il rischio di danni collaterali, dovrebbe essere sventato grazie “ad azioni mirate”, vale a dire, secondo quanto si apprende, missili di precisione su tank in movimento o postazioni fisse missilistiche. All’Italia sarebbe stato chiesto anche l’impiego di droni, impegnati però già in Afghanistan e molto difficili da spostare velocemente.

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L’Italia decide “aumentare la flessibilità operativa dei propri velivoli con azioni mirate contro specifici obiettivi militari selezionati sul territorio libico, nell’intento di contribuire a proteggere la popolazione civile libica”. Con queste parole il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha annunciato al presidente degli Stati Uniti Barack Obama la virata del governo italiano sulla missione militare in Libia: il nostro paese parteciperà ai bombardamenti contro obiettivi del regime di Muammar Gheddafi, decisione che è stata fortemente apprezzata da Washington.

Cambia dunque la natura della missione italiana in Libia, a pochi giorni dall’incontro a Washington tra il ministro della Difesa Ignazio La Russa e il capo del Pentagono Robert Gates, durante il quale era stata ribadita l’intenzione dell’Italia di non inviare “altri assetti rispetto a quelli già messi a disposizione”. Ma “la situazione di Misurata è diventata terribile” e “di fronte a una vera e propria emergenza umanitaria l’Italia non ha voluto sentirsi da meno degli altri paesi”, ha precisato ieri La Russa.

Insomma, l’Italia fa dietrofront, ripensa alle proprie decisioni e, con il pressing del presidente americano Barack Obama, alla fine cede a Washington, scatenando l’ira della Lega.

Le azioni descritte da Berlusconi a Obama, si spiega in un comunicato di Palazzo Chigi, si pongono in assoluta coerenza con quanto autorizzato dal Parlamento, sulla base di quanto già stabilito in ambito Onu e Nato, al fine di assicurare la cessazione di ogni attacco contro le popolazioni civili e le aree abitate da parte del regime di Gheddafi. Sui nuovi sviluppi e sugli aggiornamenti della missione (che vede la Lega in una posizione di contrarietà), il governo informerà il Parlamento e i ministri degli Esteri e della Difesa sono pronti a riferire davanti alle Commissioni congiunte Esteri-Difesa.

Intanto così precisa il ministro degli Esteri Franco Frattini, in una intervista alla Stampa. L’Italia ha deciso di partecipare ai bombardamenti contro il regime libico di Muammar Gheddafi dopo il vertice della scorsa settimana a Roma con il leader dei ribelli di Bengasi, Mustafa Abdul Jalil. Ora, dice il ministro degli Esteri Franco Frattini in un’intervista alla Stampa, “l’Italia partecipa a pieno titolo alla missione, in condizioni di parità in quanto a impegni e responsabilità”.

Sarebbe stato insomma Jalil a vincere le resistenze del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha confidato Frattini: “A Berlusconi ha fatto un discorso assai toccante. Signor Presidente, gli ha detto, voi vi siete fatti ingannare dalla retorica di Gheddafi, ma noi che siamo i libici di Bengasi, i libici che dovrebbero odiare di più gli italiani, riconosciamo che voi non ci avete solo colonizzato: avete costruito il nostro Paese. E’ per questo, ha continuato, che abbiamo bisogno di voi, proprio di voi, adesso: aiutateci”.

L’Italia ha quindi deciso di partecipare ai bombardamenti contro “obiettivi mirati, per esempio batterie anticarro, carrarmati, depositi di munizioni, pianificati dalla Nato, che ce li indicherà di volta in volta”. Una decisione che non necessita di “alcun voto” del Parlamento, ha aggiunto il ministro, perchè il governo ha già avuto da Camera e Senato “un mandato pieno ad applicare la risoluzione 1973, che autorizza a fare tutto quello che è necessario per proteggere la popolazione libica”.

Sarà Berlusconi a “chiarire con Bossi” le resistenze espresse dalla Lega ai bombardamenti, ha proseguito Frattini: “La Lega è preoccupata da un’ondata di immigrazione anomala. Quando sarà chiarito che è Gheddafi ad organizzare i barconi, il dissenso rientrerà”.

Parla del cambiamento di rotta italiana anche il ministro della Difesa Ignazio La Russa in un’intervista al quotidiano la Repubblica. Per partecipare alla missione di bombardamento in Libia, precisa, l’Italia ha posto “una condizione molto chiara”: “Non parteciperemo ad azioni contro bersagli situati all’interno di zone abitate”. E’ quanto ha spiegato. “Non attaccheremo mai, ripeto mai, obiettivi militari dentro le città”, ha insistito il ministro. Ci saranno missili “solo su precisi e individuati obiettivi militari, per evitare al massimo il rischio di colpire i civili per sbaglio”.

Nella notte, intanto, almeno cinque esplosioni sono state udite nell’est di Tripoli e nella regione di Bir Al-Ghanam, a 50 chilometri a sudovest della capitale libica. Secondo la televisione libica sarebbero stati colpiti obiettivi civili e militari, facendo numerose vittime. Fregate della Nato hanno inoltre bombardato ieri una rete sottomarina di fibre ottiche che collega Sirte alle aree petrolifere di Ras Lanuf e Brega, provocando l’interruzione delle comunicazioni in questa regione.

E mentre il leader libico Muammar Gheddafi continua a nascondersi nella capitale “in un luogo sicuro”, “sta bene” e continua la sua “battaglia per fornire al popolo servizi, alimenti, medicinali e carburante”, si fa sempre più pesante la situazione a Misurata. Emergency ha chiesto all`Onu di “negoziare un cessate il fuoco” e di “garantire un corridoio umanitario per soccorrere la popolazione civile”. L’organizzazione umanitaria è stata costretta ad abbandonare l’ospedale di Misurata dove era impegnata, “diventato bersaglio della guerra”. “Tra sabato e domenica, sono arrivati all`ospedale Hikmat, dove dal 10 aprile lavorava il team chirurgico di Emergency, duecento feriti e oltre sessanta morti”, ha fatto sapere Emergency.

“Negli ultimi giorni i combattimenti sono arrivati alle porte dell`ospedale. Il nosocomio, i suoi pazienti e i medici che li curano sono diventati un bersaglio della guerra. Per questa ragione lunedì 25 aprile la direzione sanitaria ci ha dato l`ordine di evacuare. I sette membri del team di Emergency sono in questo momento in viaggio verso Malta in attesa di poter riprendere l`intervento umanitario in Libia”, è stato spiegato.

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E’ arrivato il sì italiano ai bombardamenti in Libia. “Non bombardamenti indiscriminati”, ha chiarito il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ma “missioni con missili di precisione su obiettivi precisi”. Con il via libera del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, l’Italia accoglie la richiesta della Nato di prendere parte ad “azioni mirate”. Dopo una telefonata con il presidente Usa, Barack Obama, il premier ha informato il primo ministro del Regno Unito, David Cameron, e il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen.

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, spiega La Russa, è stato avvertito prima della diffusione del comunicato ufficiale da parte di Palazzo Chigi. La decisione italiana sarà anche al centro dell’incontro di domani con il presidente della Repubblica Francese, Nicolas Sarkozy, in occasione del vertice intergovernativo previsto a Roma. Il calendario prevede poi che il governo informi il Parlamento sulle azioni mirate in Libia, e i ministri degli Esteri e della Difesa si sono detti pronti “a riferire immediatamente” davanti alle Commissioni congiunte Esteri-Difesa.

“Il mio voto in questo senso non l’avranno mai. Abbiamo già fatto abbastanza”. E’ arrivato a caldo il primo commento alla decisione italiana di partecipare ai bombardamenti in Libia. E viene proprio da un membro del governo, il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli che aggiunge: “Personalmente non avrei dato neanche questa disponibilità se non in cambio di un concreto concorso delle forze alleate al respingimento dell’immigrazione clandestina e alla condivisione del peso dei profughi”.

Ma non è in corso nessuna crisi di governo, ci tiene a sottolineare Calderoli. Un fermo no arriva anche dal collega di partito, il viceministro alle Infrastrutture, Roberto Castelli. Critico anche l’intervento di Felice Belisario, presidente dei senatori dell’IdV, secondo cui “tradendo ancora una volta la Costituzione e rimangiandosi quanto detto appena dieci giorni fa, il governo Berlusconi porta l’Italia in un’altra guerra senza un preventivo confronto in Parlamento”. Più cauta è Anna Finocchiaro, capogruppo al Senato del Pd. “Il nostro riferimento continua ad essere la risoluzione 1973 dell’Onu – ha dichiarato – Se verranno confermati i confini di quella risoluzione il Pd non farà mancare il suo assenso”. La notizia è stata invece accolta positivamente dal vicepresidente di Fli, Italo Bocchino, secondo cui “è un bene che l’Italia faccia il suo dovere fino in fondo”. “Ma sarebbe stato bene farlo in autonomia – prosegue Bocchino – e non facendosi tirare la giacchetta da Obama”.

Secondo quanto riferisce il ministro La Russa, sarebbe stata la situazione sempre più critica della città di Misurata a convincere il governo italiano ad intensificare il suo intervento. Sulla città, che oggi è stata dichiarata di nuovo libera dai ribelli, piovono ancora i razzi Grad delle forze lealiste. Il bilancio di oggi è stato di 30 morti e 60 feriti. “Violenti scontri sono ancora in corso nei sobborghi occidentali, ma il resto è pulito”, spiegano gli insorti. Alcuni militari di Gheddafi sarebbero ancora nascosti in città, ma si tratterebbe di singoli e non di gruppi organizzati. Da Misurata sono stati evacuati circa 140 civili, tra libici e tunisini, portati in Tunisia a bordo di una nave inviata dal Qatar. Tra questi, alcuni feriti e anche bambini e anziani.

Ma gli scontri continuano in tutto il Paese. E’ di almeno quattro morti e nove feriti il bilancio dell’attacco condotto dalle forze lealiste contro la città di Zintan, nell’ovest della Libia, dove sono stati lanciati razzi Grad. Secondo quanto riferisce un medico tunisino, una bambina di quattro anni con una pallottola in testa e un uomo ferito allo stomaco e a una gamba sono stati trasportati negli ospedali vicino al confine con la Tunisia. In serata, alcuni testimoni raccontano di tre forti esplosioni sentite nella zona est di Tripoli. Non è ancora chiaro su quali obiettivi.

E’ invece della scorsa notte il raid della Nato che ha colpito la caserma e residenza di Muammar Gheddafi, a Tripoli, radendo al suolo un edificio e danneggiando una sala in cui il raìs teneva le sue riunioni. Il bombardamento su Bab-al-Azizia ha causato 3 vittime tra i civili e 45 feriti, di cui 15 gravi, ha denunciato il regime, che ha parlato di “attentato alla vita di Gheddafi”. Che però “è vivo, sta bene ed è di ottimo umore”, riferisce un portavoce. Le bombe dell’Alleanza, secondo Seif al Islam Gheddafi, uno dei figli del Colonnello, “spaventano solo i bambini, è impossibile che ci facciano paura o che ci inducano ad alzare bandiera bianca”. Tutta la missione internazionale, secondo Gheddafi jr, è “una battaglia persa”, destinata a fallire perché sostenuta da “traditori e spie” e “la storia ha dimostrato che nessuno Stato può contare su di loro per vincere”.

E se il Papa, nel messaggio Urbi et Orbi al termine della messa di Pasqua, si è augurato che in Libia la diplomazia e il dialogo prendano il posto delle armi, il senatore americano John MacCain, ha esortato gli Stati Uniti ad intensificare i bombardamenti aerei sulla Libia sostenendo che lo stallo militare prolungato favorirebbe Al Qaida. “Se preoccupa il rischio che Al Qaida possa prendere parte al conflitto, non c’è nulla di cui possa beneficiare di più che una situazione di stallo”, ha detto MacCain, che nel fine settimana è stato a Bengasi. Una visita nella città roccaforte dei ribelli è stata annunciata anche dal Ministro degli Esteri Franco Frattini, che, ha assicurato, andrà “a breve” a Bengasi per “inaugurare il consolato italiano”. Intanto il leader del Cnt, Mustafa Abdel Jalil, ha riferito che il Kuwait ha stanziato 177 milioni di dollari per aiutare i ribelli libici.

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