Gestore: “1987 potrebbe ripetersi da un momento all’altro”, come mettersi al riparo

13 Novembre 2017, di Daniele Chicca

L’illustre gestore leader di One River Asset Managements Eric Peters è consapevole dei tempi molto particolari in cui i trader e gli investitori istituzionali sono costretti a fare scelte di investimento. È come se ci si trovasse nel 1987, o meglio se il crash delle Borse del 19 ottobre, noto con il nome di Black Monday, “dovesse avvenire domani”.

Il primo consiglio è quindi quello di non esporsi troppo dall’una o dall’altra parte, anche perché ormai l’unico investimento veramente conveniente rimasto è la “volatilità implicita“. L’idea di Peters e del suo team è quella di quella cercare di operare nel mercato delle opzioni con investimenti che siano “binari”, ovvero che generano dei profitti qualunque direzione prenda il mercato.

Speculazioni

Non sarebbe nemmeno corretto parlare di investimenti, a dire il vero: secondo il CIO della società di gestione americana ormai “non si investe più, bensì si specula”. “Questo è sbagliato?” chiede a se stesso: “dipende su cosa si sta speculando?“. Gli investitori sono preoccupati dall’andamento dei prezzi di Borsa e dimenticano di concentrarsi sulle prospettive in fatto di fondamentali.

“Investire è stimare il valore giusto di un attivo finanziario in base ai suoi fondamentali, e prevedere quanto gli altri operatori di mercato sono pronti a pagare per quei determinati fondamentali. Ma “per alcuni periodi di tempo i fondamentali non contano più“, perché non si è in grado di assegnare un valore veritiero ai fondamentali.

“Ci sono un numero di cose su cui si dovrebbe speculare”, ricorda il CIO. “L’universo di tali opportunità è abbastanza ristretto rispetto a quello che la gente è portata a pensare”. Pagare tanto per tutto sembra un comportamento chiaramente irrazionale, ma è proprio quello che sta accadendo oggi.

“L’unico asset veramente conveniente rimasto è la volatilità implicita”, scrive il gestore nel suo ultimo report. Oltre agli investimenti “binari” c’è un’altra cosa che si può fare per mettersi al riparo dal prossimo crac di mercato: “gli investitori dovrebbero speculare nel settore del venture capital. Questo non vuol dire che si possono ignorare il prezzo e il valore di un titolo, ma almeno con il venture capital si ha la possibilità di fare tanti soldi”, puntando sul futuro.

Al contrario del passato, le nuove aziende non hanno bisogno di tanti capitali per eseguire i propri business plan. Gli ultimi anni caratterizzati da una maggiore regolamentazione, spiega il fondatore di One River AM, hanno scoraggiato le società più piccole a quotarsi in Borsa e le nuove imprese si rivolgono agli investitori privati.

Investendo nei titoli di Google e di Facebook, per esempio, gli investitori hanno accesso all’innovazione tramite gli acquisti verticali, secondo il gestore: “comprare queste grandi piattaforme è come acquistare fondi di venture capital. È uno dei pochi modi per possedere un pezzo del futuro“.

Investimenti binari

Peters dice di essere di fatto costretto a entrare nel mercato nonostante la fase rialzista duri da diversi anni e abbia raggiunto probabilmente quasi il suo culmine: “dobbiamo essere lunghi, altrimenti saremmo fuori dai giochi”, ha dichiarato sottolineando la pressione di generare profitti per i suoi clienti.

“Quello da evitare sempre è di avere un portafoglio le cui perdite si moltiplicano a seconda della gravità dei cali di Borsa. È invece il caso di molte persone oggi. “All’ultimo stadio del ciclo, la prima cosa da fare è avere molte puntate ‘binarie’ sul tavolo, per ottenere tante piccole vittorie, prima dell’inevitabile grande perdita”.

“Siamo alla fine del ciclo che potremmo chiamare ‘non so cosa comprare'”? si interroga sempre il CIO nel report. “Nessuno può saperlo o dirlo con certezza, ma ci siamo assolutamente vicini”. “Quando i loro swap complessi crolleranno del 40%, i broker inizieranno a chiedere maggiori margini e gli investitori diranno in coro che non è possibile. Ma in realtà tutto è possibile“. I broker metteranno giù la cornetta.

Peters cita l’esempio del fondo hedge Long Term Capital Management che “investiva in cose che non capiva bene. Vendevano swap sulla volatilità pensando che fossero legati alla realtà, soggetti alla forza di gravità. In teoria lo sono, ma in realtà sono semplicemente dei numeri sullo schermo”.