GEORGE W. BOOM

26 Novembre 2003, di Redazione Wall Street Italia

Mentre a Bruxelles si discute sul fatto che Francia e Germania hanno superato il livello del deficit del 3 per cento stabilito dalle regole di Maastricht, peraltro con possibili deroghe nei periodi di depressione, giunge dagli Stati Uniti la conferma che governare con il deficit non solo si può, ma si deve, quando vi è capacità in eccesso.

Il prodotto interno lordo (pil) degli Stati Uniti, infatti, nel terzo trimestre è aumentato dell’8,2 per cento. Un balzo enorme e imprevisto, perché i più ottimisti stimavano la crescita trimestrale al 7 per cento. Un balzo che consente di chiudere il 2003 in bellezza e fa uscire definitivamente l’economia americana dal ciclo depressivo, preparando così, verosimilmente, per il 2004, una crescita del pil attorno al 4 per cento e forse di più. Non si sa ancora di quanto, rispetto alle previsioni, potranno aumentare le entrate fiscali quest’anno e, soprattutto, il prossimo anno.

Gli esperti dell’Ufficio federale del bilancio sono già al lavoro per modificare in meglio le stime, che erano state fatte prima che si delineasse il boom del terzo trimestre. Ora che i dati hanno superato le migliori aspettative, le stime dei proventi fiscali dovranno essere ulteriormente accresciute, particolarmente per il 2004, così da ridurre il disavanzo programmato.

La peculiarità della politica economica dell’offerta, con deficit di bilancio, che Bush ha coraggiosamente posto in essere, in contrasto con varie cassandre della stampa di opposto orientamento, sta nel fatto che, con il disavanzo programmato si genera, specialmente nei periodi di depressione, un balzo nella crescita che aiuta non poco a migliorare i bilanci successivi.

Certo, la ricetta funziona in modo particolarmente efficace negli Stati Uniti ora perché si tratta di un’economia molto flessibile, con una grande riserva di capacità produttiva non utilizzata e con un potenziale di progresso tecnologico che, dispiegandosi, contrasta le tendenze inflazioniste e sostiene l’export. Ma anche nella vecchia Europa ora c’è più flessibilità di prima, ci sono capacità produttive non sfruttate e un potenziale di tecnologia (magari d’importazione) pronto a entrare in campo. Occorre imparare da Bush. Meno tasse.

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