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GENERALI-TORO: TUTTO QUEL CHE DOVETE SAPERE

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Toro – L’acquisizione di Toro da parte di Generali contiene una novità assoluta. L’Opa obbligatoria sul flottante avverrà infatti a 21,20 euro per azione, vale a dire lo stesso prezzo pagato per il pacchetto di maggioranza. Una decisione sorprendente, non solo perché il meccanismo di determinazione del prezzo, piuttosto lacunoso, si è prestato in passato a numerose elusioni attraverso la manipolazione dei corsi di Borsa, con il risultato che l’Opa veniva lanciata a un livello inferiore ai valori di mercato, per cui si chiudeva con un nulla di fatto e senza esborso per l’acquirente. Le cronache finanziarie sono piene di casi di questo genere.

Ma soprattutto la decisione è sorprendente perché non esiste alcun obbligo di legge in tal senso: il Testo unico della finanza prescrive infatti che l’Opa avvenga a un prezzo medio tra il prezzo più alto pagato (di regola quello del pacchetto di controllo) e la media dei prezzi degli ultimi dodici mesi. Calata nell’operazione Toro, la norma significa che Generali avrebbe dovuto lanciare un’Opa a 18,275 euro (media dei prezzi a dodici mesi 15,35 euro, prezzo massimo 21,20). Quindi il maggior onere è 2,925 euro per azione, per un costo addizionale complessivo di 240 milioni.

Come si spiega tanta generosità da parte di soggetti che non hanno mai brillato per munificenza nei confronti delle minoranze (a partire dall’advisor Mediobanca)? E soprattutto, come spiegheranno i vertici di Generali ai loro azionisti questa liberalità? In attesa di chiarimenti, vale la pena di rammentare che nello scorso aprile proprio Mediobanca ha curato un placement di azioni Toro, pari al 10% del capitale della compagnia. Il prezzo è stato di 18,38 euro: come dire che, se l’Opa fosse stata determinata sulla base del Tuf e cioè a 18,275 euro, gli acquirenti avrebbero chiuso in perdita l’operazione mentre in questo modo realizzano anche loro una discreta plusvalenza. Domandina finale: chi ha comprato le Toro in aprile?

Toro/2 – Scorrono i titoli di coda sull’operazione Generali-Toro. Personaggi e interpreti. Advisor della compagnia triestina: Mediobanca. Azionista di controllo della compagnia triestina: Mediobanca. Banca d’affari che ha realizzato il placement del 10% della Toro nello scorso aprile: Mediobanca. Banca d’affari che ha acquistato a fermo da Toro il 7% di Lottomatica nel maggio 2005: Mediobanca. Broker che a metà giugno aveva definito Toro «un buon investimento in un contesto ribassista»: Mediobanca. Principale azionista del Corriere della sera, unico quotidiano ad anticipare l’operazione poi commentandola con articoli in ginocchio (anzi, bocconi): Mediobanca. E speriamo di non aver dimenticato qualcosa.

Fiat – Rompendo una regolarità statistica (di frequente le azioni di uno stesso emittente ma di diversa categoria si muovono nella stessa direzione) ieri le rnc del Lingotto sono andate controtendenza, guadagnando lo 0,21% a 9,6 euro, mentre sia ordinarie che privilegiate hanno perso terreno. In questo modo, la distanza tra risparmio e ordinarie (ieri a 10,39 euro) si è ridotta a poca cosa. All’origine del diverso andamento c’è, con ogni probabilità, l’esito dell’assemblea degli azionisti di risparmio, svoltasi il giorno prima per la nomina del rappresentante comune.

Il precedente, Carlo Pasteris, si era infatti dimesso perché cooptato nel collegio sindacale della Fiat, del quale è ora presidente. La società torinese aveva candidato al suo posto un altro commercialista, Aldo Milanese, che però è stato battuto dal rappresentante dei fondi di investimento, Umberto Mosetti. È la conferma di quel che si sapeva da tempo, e cioè che gli Agnelli non hanno più il controllo di questa categoria di azioni. Non è un evento traumatico, visto che le rnc non hanno alcun potere e la cui distribuzione sul mercato è di difficile monitoraggio, essendo al portatore. Ma è il segno inequivocabile dell’interesse che circonda i titoli, che da gennaio hanno guadagnato oltre il 45 per cento. La rnc ha di fronte a sè prospettive molto interessanti: il ritorno all’utile del Lingotto implica il pagamento dei dividendi arretrati, relativi a questo e ai due passati esercizi. In alternativa, per evitare il salasso, Fiat potrebbe decidere la conversione in ordinarie: anche questa una lucrosa prospettiva.

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