Gary Shilling: “Comprate bond, la deflazione sta arrivando”

18 Febbraio 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Se aveste seguito i consigli in investimento di quest’uomo negli ultimi 30 anni probabilmente ora sareste ricchi.

L’analista finanziario Gary Shilling, che gestisce una società di consulenza investimenti che porta il suo nome e ha sede nel New Jersey, ha da tempo consigliato di detenere in portafoglio titoli di Stato americani.

Nel suo ultimo intervento, alla Boston Security Analyst Society, ha ribadito la stessa cosa, sottlineando che vista la deflazione in arrivo conviene comprare bond nell’anno in corso.

Nel 1981 Shilling aveva avvertito di “tenersi pronti al rally dei titoli obbligazionari di una vita”. Da allora una strategia di investimento che avesse puntato sul 30 anni a zero coupon avrebbe fatto meglio dell’S&P 500 di ben 6,3 volte.

La tesi di Shilling si basava sulle condizioni macro economiche di allora, che ricordano molto le attuali: un contesto di prezzi al consumo sotto zero senza che i consumatori siano però spinti a spendere perché si attendono ulteriori cali dell’inflazione.

Si chiama deflazione. Shilling è un esperto in materia e ha anche scritto un libro di successo nel 1998 intitolato “Deflazione, come sopravvivere e guadagnare durante la prossima ondata deflativa”.

Per il consulente di investimenti il calo dei prezzi delle materie prime non è affatto una novità. Sul lungo termine, se si escludono i balzi durante le guerre, il valore è in costante calo da metà 1800.

Sul breve, l’indice delle commodity CRB sta calando da inizio 2011. Ha fatto un balzo nel 2002 nel momento in cui la Cina si è unita alla Organizzazione mondiale del commercio, ma da allora Pechino sta consumando una grande percentuale delle risorse di base naturali.

Da quel momento i produttori di materie prime come il Brasile hanno ampliato la produzione e “chiuso il gap tra offerta e domanda”, osserva Shilling.

Secondo l’analista la gente si è resa conto in colpevole ritardo della fase secolare di ribassi nelle commodities. Fibnché i prezzi del petrolio non sono “caduti dal precipizio” la percentuale di persone consapevoli della debolezza del valore delle materie prime era limitata.

I sauditi si sono stancati di giocare il ruolo che normalmente spetta ai cartelli come l’Opec, ovvero di mantenere in equilibrio i prezzi di una determinata materia prima, nel caso specifico il greggio.

Secondo lo strategit i prezzi del petrolio potrebbero scendere anche a 20-10 dollari al barile se fosse per i sauditi. C’è ancora tanta strada da fare prima che qualcuno ceda nel gioco del pollo. Il “chicken game” consiste nel proseguire a tutta velocità contro un’auto che va nella direzione opposta. Il primo che sterza per evitare lo scontro ha perso.

In teoria l’Arabia Saudita avrebbe bisogno di un prezzo sui 90 dollari al barile per avere un bilancio in ordine, ma Shilling ritiene che i prezzi di cui i produttori di petrolio hanno bisogno per un budget sano sono irrilevanti al momento. Ciò che conta è il prezzo al quale i piloti delle due auto in rotta di collisione sono disposti ad arrivare prima di cedere, sterzare e salvarsi la vita.

(DaC)