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G8: Un mese per salvare il Doha Round

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I Paesi del G8, riuniti fino a ieri al summit di San Pietroburgo, dànno un mese di tempo ai propri negoziatori per giungere a un accordo di massima sulle trattative del Doha Round, che tengono in scacco la World Trade Organization (Wto, ovvero l’Organizzazione mondiale per il commercio) da oltre quattro anni sulla liberalizzazione degli scambi mondiali. Lo riferisce il presidente della Commissione europea, José Manuel Durao Barroso. Il nuovo giro di negoziati comincia ieri sera a Ginevra, quartier generale della Wto. Pascal Lamy, segretario generale dell’organizzazione, incontra i delegati di sei tra le principali potenze commerciali mondiali: l’Unione europea, gli Stati Uniti, l’India, il Brasile, il Giappone e l’Australia. La Ue viene rappresentata dal commissario al Commercio, Peter Mandelson. Presente anche Susan Schwab, capo negoziatore Usa. I punti chiave sui quali si cerca di trovare un accordo sono i dazi e i sussidi agricoli. I colloqui potrebbero protrarsi fino a oggi. Nel caso di una nuova fumata nera, riferiscono fonti Ue, le trattative sul Doha Round potrebbero essere sospese indefinitamente. Il commercio internazionale è il punto all’ordine del pranzo di lavoro al quale partecipano ieri sia i Paesi del G8 che il gruppo del G5, che rappresenta le economie emergenti e include India, Brasile, Cina, Messico e Sud Africa. Presente anche Lamy. “Se vogliamo sottoscrivere questo accordo, e in Europa lo vogliamo di sicuro, non possiamo perdere tempo – dichiara Mandelson a margine della tavola rotonda – un ritardo, data la tabella di marcia che abbiamo di fronte, significherebbe mettere a rischio l’intero Doha Round”. Il commissario europeo ha un incontro con i rappresentanti di India e Brasile, due tra i Paesi che più si oppongono all’apertura dei mercati richiesta loro da Stati Uniti e Ue. “Restano divergenze da appianare – commenta Mandelson – ma almeno stiamo dialogando”. Sulla questione Doha Round intervengono anche il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, il presidente brasiliano, Luiz Ignacio Lula da Silva, e il premier britannico, Tony Blair. “E’ nostro compito portare a termine il Doha Round”, dichiara Bush, una manifestazione di impegno che Mandelson afferma di aver apprezzato molto. “Sono convinto che sia giunto il momento di fare una scelta politica, di qualsiasi genere essa sia – dice invece Lula – non possiamo lasciare tutto in mano ai nostri rispettivi negoziatori, hanno già fatto un lavoro enorme, ma mi sembra che abbiano esaurito gli assi nella manica”. “Prima della discussione ero piuttosto pessimista, ora lo sono di meno”, dichiara invece Blair. L’Italia è preoccupata “per le notizie di un blocco del negoziato sulle indicazioni geografiche, un obiettivo prioritario”, osserva il sottosegretario degli Esteri, Famiano Crucianelli.