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G7: IL CARO PETROLIO E’ UN FATTO STRUTTURALE

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WASHINGTON, 15 APR – Ad un prezzo del petrolio in calo nel prossimo futuro ormai non crede più nessuno. Nemmeno gli esperti dei principali organismi internazionali, che dopo stime ed auspici ora si arrendono e ritengono le attuali quotazioni dell’oro nero ormai strutturali.

Il greggio è perciò ancora al centro dei colloqui dei Sette Grandi dell’economia mondiale per le ripercussioni che continua ad avere su crescita e sviluppo delle economie, in particolare quelle più avanzate. Il caro petrolio è ormai definito “molto più permanente” di quanto si stimava solo fino a qualche mese fa.

I big, secondo quanto si apprende da fonti del G7, discuteranno la questione questa sera e domani nel corso delle riunioni organizzate in concomitanza con quelle del Fondo monetario internazionale e della Banca Mondiale in corso a Washington per il tradizionale vertice di primavera. In sostanza le iniziative tendono a spostarsi adesso su come il mondo debba prepararsi ad un prezzo del petrolio più elevato di quanto si pensava e ad un impatto sui consumi che inizia a pesare sullo sviluppo delle aree industrializzate.

“Questi prezzi sono fuori linea, ma ho fiducia che l’economia sappia adattarvisi”, ha detto il segretario al Tesoro Usa John Snow, perché “la gente usa l’energia con maggiore parsimonia e i prezzi alti fanno sì che vengano sviluppate altre fonti di energia”.

Accanto al petrolio, l’altro grande tema che attirerà l’attenzione dei paesi più ricchi è quello legato alla riforma dello stesso Fondo monetario e degli altri organismi internazionali perché la pressione che arriva dai paesi emergenti diventa sempre più forte e la debolezza dell’economia europea fa risaltare ancora di più l’avvicinarsi di uno squilibrio tra economie e rappresentanza negli organismi decisionali sempre più insostenibile.

Dagli Usa arriverà un nuovo appello ai produttori petroliferi per aumentare l’offerta, ma in modo particolare entra nell’agenda dei Grandi anche l’invito a risparmiare energia. Davanti alle necessità crescenti di India e Cina sul consumo petrolifero le economie più avanzate iniziano ad interrogarsi su come avviare concretamente programmi di risparmio e di incentivazione alle fonti alternative. I lavori del G7 iniziano questa sera con la tradizionale cena di lavoro in cui saranno affrontati i temi più legati alla sorveglianza dei mercati, ai servizi finanziari, alla lotta al terrorismo e alla crescita.

La discussione è dedicata alle previsioni del fondo, che vedono per il 2005 e il 2006 ancora una Europa al palo e una spinta robusta che arriva solo dagli Stati Uniti. Le due sponde dell’atlantico crescono ormai da tempo a ritmi divergenti ed il vecchio continente delude a ripetizione le aspettative. La seconda parte dei lavori riguarda perciò le modalità per cercare di ridurre lo squilibrio e stimolare l’Europa.

Probabilmente già domani mattina inizieranno le discussioni sulla riforma del sistema internazionale e della governance del fondo anche sotto la pressione dei paesi più poveri, che minacciano altrimenti di non ricorrere più all’istituto di Washington per affrontare i loro problemi e sotto la spinta dei paesi emergenti, ad iniziare da Corea, Messico ed Indonesia, che reclamo maggiore peso nelle decisioni di Fondo e Banca Mondiale.

C’é un problema di rappresentanza, secondo questi paesi, ed una richiesta, rivolta soprattutto all’Europa, per avere più spazio. In prospettiva anche Cina ed India entrano di diritto in in questa discussione anche perché ai ritmi attuali di crescita potrebbero raggiungere il podio nella classifica dei paesi più sviluppati da qui ai prossimi 15 anni; nel 2020 Pechino, con il mantenimento dei livelli attuali di crescita, potrebbe diventare la seconda economia mondiale già nel 2020.

Anche da parte degli Usa viene rilevato il problema, dal momento che pur rappresentando lo stesso livello di Pil dell’Europa (30%) nel sistema di voto Washington pesa per il 17% contro il 30% appannaggio del vecchio continente. Il meeting di primavera servirà anche per discutere di cambi, anche se la situazione attualmente non sembra creare particolare tensione, nonostante tutti restino in attesa che la Cina riveda la propria posizione rispetto ad una rivalutazione, fin qui evitata, dello Yuan.

Non sembrano emergere particolari attese e novità rispetto all’ultimo appuntamento di Londra in febbraio per quanto riguarda il sostegno ai paesi in via di sviluppo. C’é sempre la proposta di una tassazione a livello internazionale su carburanti e aerei per finanziare queste economie, ma gli Stati Uniti non sembrano condividere questo approccio. Permane inoltre il disaccordo su come cancellare i debiti bilaterali di questi stati con gli organismi internazionali: Banca Africana, Banca Mondiale e FMI.

Si era pensato di vendere le riserve in oro del Fondo Monetario, ma gli Stati Uniti e le banche centrali si oppongono tenacemente. E’ molto probabile quindi che tutta la questione sarà di nuovo rimandata ai vertici internazionali che seguiranno, quello informale del G7 di giugno, e quello del G8 in programma a Greeneagle sotto la presidenza britannica.(ANSA)