G20: volatilità mercati fa paura. E il Giappone minaccia Regno Unito

5 Settembre 2016, di Laura Naka Antonelli

Il G20 si impegna a “stimolare l’occupazione e una crescita inclusiva, solida, sostenibile”. Lo si legge in una bozza delle conclusioni del vertice del G20, che si è tenuto in Cina, a Hangzhou.

Nella bozza del comunicato, visionata da Bloomberg, si legge:

  • La volatilità presente sui mercati finanziari rappresenta rischi al ribasso per la crescita.
  • Le strategie fiscali sono importanti allo stesso modo di quelle monetarie.
  • Una volatilità eccessiva, movimenti disordinati sui mercati dei cambi danneggiano la stabilità
  • Il G20 riconosce l’eccesso di capacità di produzione di acciaio alla stregua di un problema globale.
  • I sussidi possono contribuire alla capacità globale in eccesso
  • La decisione del Regno Unito di lasciare Ue ha aggiunto incertezza sull’economia globale.
  • Il terrorismo rappresenta una grave sfida per la sicurezza internazionale.

In occasione del G20, il Giappone ha anche lanciato un avvertimento al Regno Unito, attraverso un meno di 15 pagine che è stato reso noto nella giornata di domenica e da cui risolta che secondo Tokyo la Brexit potrebbe costringere diverse aziende giapponesi a lasciare il Regno Unito.

Diverse sono, di fatto, le aziende che hanno investito molto nel paese, incluso il colosso bancario Nomura e i principali produttori di auto Toyota, Nissan e Honda.

In generale, a spaventare le banche internazionali che operano nel Regno Unito è la possibilità che la Brexit si traduca nella fine dei loro diritti ad accedere a una sorta di passaporto finanziario all’Ue, che ha permesso loro finora di vendere i loro prodotti in tutti i 28 paesi dell’area.

Nel rapporto è contenuta espressamente l’avvertimento che le aziende finanziarie giapponesi potrebbero decidere di trasferirsi in altri paesi dell’Unione, al fine di ottenere il passaporto.

Ci sono poi i colossi automobilistici, che spesso attingono all’Ue per le componenti di cui hanno bisogno per le operazioni di assemblaggio nel Regno Unito, e che temono ora che la Brexit possa tradursi in un aumento dei costi e in un ritardo delle operazioni in Europa .

Gli oneri extra e la brurocrazia, è scritto nel memo, avrebbero “un impatto significativo sui loro affari”.

Intanto, dalla bozza del comunicato del G20, emerge come, alla fine, le nuove cure che i leader vogliono adottare per risollevare i fondamentali dell’economia globale, si tradurranno nella creazione di maggiore debito.