Futures Usa traballano ma non cedono dopo il PIL

25 Febbraio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Quando manca mezz’ora all’avvio delle contrattazioni a Wall Street, i derivati sui principali indici di borsa americani (vedi quotazioni a fondo pagina) viaggiano sopra la parita’, preannunciando una partenza positiva per i listini.

Dopo uno scivolone iniziale, in risposta alla delusione per i dati sul PIL degli ultimi tre mesi dell’anno scorso, i listini si sono stabilizzati e hanno ripreso a salire di quota. La seconda lettura della crescita economica americana registrata negli ultimi tre mesi del 2010 ha evidenziato un rialzo annuale del 2,8% contro il 3,3% stimato e contro il 3,2% della lettura preliminare.

A pesare sulla revisione sono state le spese, inferiori al previsto: i consumi sono stati rivisti al ribasso al 4,1% dal 4,4%, mentre le spese di governi locali e stati sono anch’esse risultate inferiori a quanto precedentemente comunicato. L’indice PCE e’ stato rivisto al rialzo al +0,5% dal +0,4%. L’indice edei prezzi di tutti i beni e i servizi nuovi prodotti internamente – il deflatore – e’ cresciuto dello 0,4% piu’ dello 0,3% riportato nella lettura preliminare. Gli analisti si aspettavano che la cifra venisse confermata.

Il mercato viene da tre sedute consecutive in ribasso, ma ieri le perdite si sono attenuate decisamente sul finale di seduta con il Nasdaq che ha chiuso in positivo. Ad offrire un contributo al miglioramento ci ha pensato il calo dei prezzi del petrolio, sui dubbi circa il potere di leadership rimasto in mano al colennello libico Muammar Gheddafi, ormai rinchiuso in un bunker nella capitale Tripoli.

Inoltre l’Agenzia Internazionale dell’Energia e l’Arabia Saudita hanno promesso che si impegneranno a colmare il gap lasciato a aperto dall’interruzione a gran parte delle esportazioni ordinato dalla Libia in seguito allo scoppio delle rivolte.

Una cosa certa e’ che gli investitori torneranno a concentrarsi sui dati macro quest’oggi. Dopo il PIL, prima delle 16 italiane sara’ la volta dell’indice della fiducia dei consumatori a cura dell’Universita’ del Michigan.

“I mercati incominceranno a fare piu’ attenzione ai sondaggi sui consumi e sulle attivita’ aziendali per vedere quale sara’ l’impatto dell’impennata dei prezzi del greggio”, osserva Jim Reid, strategist di Deutsche Bank, in una nota agli investitori riportata da Marketwatch.

“I nostri economisti americani hanno quantificato che ogni incremento di un penny dei prezzi della benzina vale circa $1 miliardo di consumi energetici da parte delle famiglie americane. Pertanto un aumento di $10 nel valore del greggio si traduce in $25 miliardi di spese aggiuntive per le famiglie”.

Sugli altri mercati, nel comparto energetico i futures con scadenza aprile del greggio scambiano in calo dello 0,81% a $96,49 il barile. I contratti con scadenza aprile dell’oro cedono lo 0,71% a $1.405,8 l’oncia. Sul fronte valutario l’euro arretra dello 0,12% a $1,3765. Quanto ai Treasury, il rendimento sul decennale vale il 3,45%, in progresso di 0,2 punti base.

Alle 15:00 (le 9:00 ora di New York) il contratto future sull’indice S&P500 avanza di 8,2 punti (+0,63%) a quota 1.310,9.

Il contratto sull’indice Nasdaq 100 e’ in rialzo di 19,5 punti (+0,84%) in area 2.327,75.

Il contratto sull’indice Dow Jones guadagna 65 punti a quota 12.102 (+0,54%)