Futures: i dati non possono nulla, greggio sopra $100

24 Febbraio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Quando manca mezz’ora all’avvio delle contrattazioni a Wall Street, i derivati sui principali indici di borsa americani (vedi quotazioni a fondo pagina) viaggiano sotto la parita’, preannunciando un’altra partenza in rosso per i listini dopo le ultime due giornate no.

Il mercato azionario americano, sotto pressione, dovrebbe quindi estendere le perdite subite negli ultimi giorni, con i prezzi del petrolio che continuano a salire di quota. Il motivo principale e’ da ricercare nella paura circa le turbolenze in Libia e le conseguenze che i disordini avranno sui rifornimenti di oro nero di quello che e’ tra i principali paesi produttori della materia prima. Si teme una interruzione totale delle esportazioni. L’Arabia Saudita ha cercato di “metterci una pezza”, promettendo di colmare il gap lasciato dallo stop alle esportazioni della Libia. Almeno secondo quanto riportato dal Financial Times, che cita un funzionario saudita che ha chiesto di rimanere anonimo.

Gli investitori hanno avuto modo di distrarsi con la trimestrale di General Motors, che e’ tornata in utile negli ultimi tre mesi dell’anno e si e’ detta ottimista per il 2011. Ricco anche il calendario macro, che pero’ non ha avuto quell’effetto placebo che si sperava.

La casa automobilistica, nel primo bilancio annuale dopo il maxi-piano di salvataggio da quasi 50 miliardi varato dall’amministrazione Usa, ha annunciato di aver registrato un utile netto di 4,7 miliardi di dollari nel 2010 e di 500 milioni nel solo quarto trimestre nonostante la restituzione di 400 milioni di dollari al governo. GM riconoscera’ a 45.000 dipendenti una quota di utile media pari a 4.300 dollari come compensazione per la rinuncia ai benefit durante il periodo di ristrutturazione.

Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono diminuite sotto quota 400.000 unita’ l’ultima settimana con la media mobile a quattro settimane che e’ scesa ai minimi di oltre due anni. Gli ordini di beni durevoli sono cresciuti in gennaio, ma se si esclude la componente dei trasporti, allora il risultato e’ da leggere in tutt’un altro modo: sarebbe stato difatti nettamente deludente. In particolare gran balzo della domanda di aerei.

“Fino a qualche giorno fa la reazione dei mercati alla situazione mediorientale e’ stata positiva, con gli operatori che hanno cercato di mettere da parte le notizie negative delle violente proteste e della violenta repressione che ne e’ seguita, nella speranza che il cambiamento di regime apportera’ dei benefici alle nazioni coinvolte”, dice Will Hedden, sales trader di IG Index. “Le dimensioni del conflitto libico, tuttavia, e i timori che le proteste possano contagiare quel gigante produttore di petrolio che e’ l’Arabia Saudita, hanno scosso i mercati”, si legge in una email, cosi’ come riportato da Marketwatch.

Conflitto i cui effetti continuano inevitabilmente a farsi sentire sugli altri mercati. Nel comparto energetico i prezzi del petrolio sono schizzati al rialzo in area $101. I futures con scadenza aprile del greggio segnano un rialzo del 2,45% a $100,5 il barile. I contratti con scadenza aprile dell’oro guadagnano lo 0,2% a $1.416,80 l’oncia. Sul fronte valutario l’euro avanza dello 0,2% a $1,3776. Quanto ai Treasury, il rendimento sul decennale vale il 3,42%, in ribasso di 6,7 punti base.

Alle 15:00 (le 9:00 ora di New York) il contratto future sull’indice S&P500 scivola di 3,7 punti (-0,28%) a quota 1.301,8.

Il contratto sull’indice Nasdaq 100 e’ in calo di 4,75 punti (-0,21%) in area 2.298,75.

Il contratto sull’indice Dow Jones arretra di 18 punti a quota 12.076 (-0,15%).