Fuori Tremonti? Premier: si’. Bossi vs Napolitano: ministeri restano al Nord

28 Luglio 2011, di Redazione Wall Street Italia

ROMA – ”Napolitano non si preoccupi, i ministeri li abbiamo fatti e li lasciamo la’, siamo convinti che il decentramento non sia solo una possibilita’ ma una opportunita’ per il paese”. Lo ha affermato il leader della Lega Umberto Bossi al termine del Cdm.

TREMONTI? NON DEVE LASCIARE, SOLO UNA STUPIDATA – Tremonti ”e’ uno che sicuramente controlla sempre che non crolli il soffitto sopra la testa. Non si e’ accorto della buccia di banana”. Lo ha detto Umberto Bossi, interpellato al termine del Consiglio dei ministri sulla vicenda della casa romana pagata da Milanese. Lei e’ convinto che Tremonti debba lasciare? ”Sicuro che no. E’ una buccia di banana, una stupidaggine, non e’ un fatto grave, e’ una superficialita”’.

MILANESE: CI PENSEREMO IL 15 SETTEMBRE – ”Ci penseremo il 15 settembre”. Cosi’ il leader della Lega, Umberto Bossi, risponde a chi gli chiede un commento sulla vicenda di Marco Milanese, l’ex collaboratore di Tremonti per cui oggi la Giunta per le Autorizzazioni si e’ data la scadenza per la metà di settembre per dare una risposta all’Aula della Camera in marito alla richiesta di arresto.

NAPOLITANO, DECENTRAMENTO CONFLIGGE CON ART.114 CARTA LETTERA A BERLUSCONI SU MINISTERI SU SITO QUIRINALE

”Va peraltro rilevato che a fronte della scelta, non avente connotati di particolare rilievo istituzionale, di aprire meri uffici di rappresentanza, non giova alla chiarezza – spiega il Capo dello Stato nella lettera inviata al premier (vedi testo a fondo pagina) una recente nota della Presidenza del Consiglio, che inquadra tale iniziativa nell’ambito di ”intese gia’ raggiunte sugli uffici decentrati e di rappresentanza di alcuni ministeri sia al Nord che al Sud, come gia’ in essere per molti altri ministeri”, cosi’ preludendo ad ulteriori dispersioni degli assetti organizzativi dei Ministeri tanto da consentire la prefigurazione, da parte di esponenti dello stesso Governo, di casuali localizzazioni in vari siti regionali o municipali delle amministrazioni centrali”.
MINISTERI: NAPOLITANO,DECRETO APERTURA NEMMENO IN G.U. – “Mi risulta che il Ministro delle riforme per il federalismo e il Ministro per la semplificazione normativa, con decreti in data 7 giugno 2011 – peraltro non pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale – hanno provveduto a istituire proprie ‘sedi distaccate di rappresentanza operativa’; ho appreso altresì che analoghe iniziative verrebbero assunte a breve anche dal Ministro del turismo e dal Ministro dell’economia e delle finanze (quest’ultimo titolare di un importante Dicastero, anziché Ministro senza portafoglio come gli altri tre)”. E’ quanto afferma nella lettera inviata al presidente del Consiglio – pubblicata sul sito del Quirinale – il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

NAPOLITANO, INIMMAGINABILE CAPITALE DIFFUSA,C’E’ ROMA NON CI SI PUO’ SPINGERE FINO A QUESTO PUNTO

“La pur condivisibile intenzione di avvicinare l’amministrazione pubblica ai cittadini, pertanto, non può spingersi al punto di immaginare una ‘capitale diffusa’ o ‘reticolare’ disseminata sul territorio nazionale, in completa obliterazione della menzionata natura di Capitale della città di Roma, sede del Governo della Repubblica”. E’ quanto si legge nella lettera di Giorgio Napolitano a Silvio Berlusconi sul trasferimento dei ministeri al Nord resa nota sul sito del Quirinale.

NAPOLITANO, IO GARANTE UNITA’, NON MI PRESTO A EQUIVOCI SPOSTAMENTO MINISTERI RIGUARDA MIA RESPONSABILITA’.

”Ho ritenuto doveroso, onorevole Presidente, prospettarle queste riflessioni di carattere istituzionale al fine di evitare equivoci e atti specifici che chiamano in causa la mia responsabilità quale rappresentante dell’unità nazionale e garante di princìpi e precetti sanciti dalla Costituzione”. Si conclude cosi’ la lettera di Giorgio Napolitano a Silvio Berlusconi sul trasferimento dei ministeri al Nord, resa nota sul sito del Quirinale.

MINISTERI: NAPOLITANO, APERTURA SEDI TENGA CONTO CRISI -”L’apertura di sedi di mera rappresentanza” di ministeri ”costituisce scelta organizzativa da valutarsi in una logica costi-benefici che, in ogni caso, dovrebbe improntarsi, nell’attuale situazione economico-finanziaria, al più rigido contenimento delle spese e alla massima efficienza funzionale”. Lo afferma il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella lettera (pubblicata sul sito del Quirinale) inviata a Berlusconi in merito all’apertura di alcune sedi ministeriali al Nord.

MINISTERI: ALEMANNO, BOSSI IRRESPONSABILE VERSO COLLE – “La risposta di Umberto Bossi al presidente Napolitano è un comportamento irresponsabile. E’ irresponsabile dal punto di vista istituzionale perché non si può rispondere con questa arroganza al presidente della Repubblica che, in quanto garante della Costituzione, ricorda che l’articolo 114 attribuisce con chiarezza a Roma la funzione di Capitale e che sottolinea che la legge 42 del 2009, da noi fortemente voluta e peraltro promossa da un ministro leghista come Calderoli, ha dato attuazione concreta a questa norma”. Lo dichiara il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

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Ma il Cavaliere resiste parte l’attacco a Giulio

La tela di Marcegaglia e Mussari e il premier sbotta: prendo io l’interim. Nuova crisi Berlusconi-Tremonti: lo vogliono leader, lo fermero’

di Francesco Bei

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NEL giorno del tonfo di piazza Affari, della caduta libera dei titoli bancari italiani, dello spread BtpBund schizzato di nuovo sopra quota 300, a chiedere «discontinuità» al governo ci sono tutte, ma proprio tutte (con l’eccezione della Uil), le parti sociali.

RACCONTANO che siano stati Giuseppe Mussari dell’Abi ed Emma Marcegaglia di Confindustria a tirare le fila dell’iniziativa, chiamando uno a uno gli altri protagonisti, a partire da Susanna Camusso della Cgil. «E’ il momento di fare qualcosa», si sono detti, «non c’è più tempo da perdere». Di fronte all’Italia c’è la Grecia, spiega allarmato uno degli estensori del comunicato, ricordando che il differenziale tra i titoli tedeschi e quelli italiani è ora salito allo stesso livello che c’era soltanto tre mesi fa tra quelli tedeschi e i titoli spazzatura di Atene.

Una situazione estremamente seria, di fronte alla quale anche Berlusconi si mostra molto preoccupato. Non in pubblico, ma nella riunione di ieri con i governatori del centrodestra, ricevuti a palazzo Grazioli, il premier è apparso ai presenti addirittura «angosciato» per la situazione dell’economia e per i rischi che incombono sull’Italia. Poi ha mascherato la tensione, come usa fare spesso, con una battuta: «Sapete che vi dico? Se potessi ci andrei io stesso all’Economia al posto di Tremonti, e mi terrei l’interim della presidenza del Consiglio».

Il punto infatti è che le tensioni sui mercati, la speculazione che affossa l’Italia, coincidono con il momento di massima debolezza politica del ministro dell’Economia, costretto a non esporsi a causa dell’affaire Milanese. Una condizione che, in altri momenti, avrebbe magari fatto anche comodo a Berlusconi, certo non dispiaciuto nel vedere l’eterno rivale sulla graticola.

E tuttavia la debolezza di Tremonti, con la crisi dei mercati in corso, diventa la debolezza di tutto il governo, in una spirale che potrebbe aprisi a qualunque scenario. Per questo nel Pdl, in queste ore, si moltiplicano le voci per una rapida sostituzione del ministro dell’Economia. Un taglio chirurgico, a manovra ormai approvata, che metta fine alla situazione di incertezza e consenta al governo di andare avanti.

Si fa di nuovo il nome di Lorenzo Bini Smaghi, seduto ancora nel board della Banca centrale europea. Perché una cosa è certa, Berlusconi a passare la mano — come spera qualcuno dei firmatari di quel comunicato in cui si invoca «discontinuità» — non ci pensa affatto. «Non c’è alternativa a questo governo», ha ripetuto anche ieri il premier, «andremo avanti fino al 2013».

Ragionando con i suoi sulla nota congiunta delle parti sociali, il Cavaliere ha dunque insistito più sui punti di divisione dei proponenti che sulla richiesta di una svolta. «Tra di loro — è la spiegazione che viene riferita da uno dei suoi — non sono d’accordo su niente. C’è chi sogna un governo Tremonti, chi vorrebbe Montezemolo, chi pensa a Monti. Divisi su tutto insomma: in questo modo il loro appello diventa generico e non produce conseguenze politiche». È la convinzione del Cavaliere, che conta anche sulla freddezza di Luigi Angeletti e sui dubbi che avrebbe anche Raffaele Bonanni.

Non è un caso se Maurizio Sacconi, il ministro che tiene i rapporti con i sindacati vicini al governo, ha fatto presente ieri sera che la Uil «definisce “doroteo” nel senso di acqua fresca», quel comunicato. Oggi nel Consiglio dei ministri tutti comunque si aspettano una discussione approfondita su questa iniziativa, ma c’è persino chi arriva a ipotizzare un passo indietro di Giulio Tremonti come contraccolpo alle nuove rivelazioni dell’inchiesta Milanese.

Berlusconi intanto pensa già alle prossime elezioni politiche, tenendosi pronto anche a un voto anticipato. Ieri ai governatori del Pdl ha rivelato di aver commissionato dei sondaggi sul nuovo nome da dare al partito, «perché il Pdl non affascina, non ha identità, è una sigla che da molti cittadini non viene capita». Con un amico il premier ha confidato quale sia l’ idea che più gli sta ronzando per la testa: «Con la nomina di Alfano a segretario abbiamo davvero archiviato la stagione delle quote 70/30 tra ex forzisti ed ex An. Siamo un solo partito, giusto? Allora perché non tornare alla cara vecchia Forza Italia: un nome altrettanto bello non esiste».

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LA LETTERA DEL QUIRINALE:

ROMA – Questo il testo integrale, diffuso dal Quirinale, della lettera che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato al Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi sul tema del decentramento delle sedi dei Ministeri sul territorio:

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«Mi risulta che il Ministro delle riforme per il federalismo e il Ministro per la semplificazione normativa, con decreti in data 7 giugno 2011 – peraltro non pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale – hanno provveduto a istituire proprie “sedi distaccate di rappresentanza operativa”; ho appreso altresì che analoghe iniziative verrebbero assunte a breve anche dal Ministro del turismo e dal Ministro dell’economia e delle finanze (quest’ultimo titolare di un importante Dicastero, anzichè Ministro senza portafoglio come gli altri tre).

Come ho già avuto occasione di sottolineare al Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dott. Letta, la dislocazione di sedi ministeriali in ambiti del territorio diversi dalla città di Roma deve tener conto delle disposizioni contenute nel regio decreto n. 33 del 1871, ancora pienamente vigente, che nell’istituire, all’articolo 1, Roma quale capitale d’Italia ha altresì previsto che in essa abbiano sede il Governo ed i Ministeri. È altresì noto che la scelta di Roma capitale è stata costituzionalizzata con la riforma del titolo V della nostra Carta che, con la nuova formulazione dell’articolo 114, terzo comma, ha da una parte introdotto un bilanciamento con le più ampie funzioni attribuite agli enti territoriali e dall’altra ha posto un vincolo che coinvolge tutti gli organi costituzionali, compresi ovviamente il Governo e la Presidenza del Consiglio: vincolo ribadito dalla legge n. 42 del 2009, che all’art. 24 prevede un primo ordinamento transitorio per Roma capitale diretto ‘a garantire il miglior assetto delle funzioni che Roma è chiamata a svolgere quale sede degli Organi Costituzionalì. Infine, recentemente e sia pure in un contesto non univoco, nel corso dell’esame parlamentare del d.l. n. 70 del 2011, sono stati discussi e votati diversi ordini del giorno finalizzati ad escludere ipotesi di delocalizzazione dei Ministeri pur nell’accoglimento, senza voto, di un o.d.g. (Cicchitto ed altri) di contenuto autorizzatorio. Quanto al contenuto dei citati decreti istitutivi devo rilevare che i Ministri emananti, Ministri senza portafoglio, hanno provveduto autonomamente ad istituire sedi distaccate, rispettivamente, di un Dipartimento e di una Struttura di missione, che costituiscono parte dell’ordinamento della Presidenza del Consiglio».

«Poichè ai fini di una eventuale sua elasticità, il decreto legislativo n. 303 del 1999, all’articolo 7, attribuisce al Presidente del Consiglio la facoltà di adottare con DPCM le misure per il miglior esercizio delle sue funzioni istituzionali, ritengo che l’autorizzazione ad una eventuale diversa allocazione di sedi o strutture operative, e non già di semplice rappresentanza, dovrebbe più correttamente trovare collocazione normativa in un atto avente tale rango, da sottoporre alla registrazione della Corte dei Conti per i non irrilevanti profili finanziari, come affermato dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 221 del 2002. Peraltro l’apertura di sedi di mera rappresentanza costituisce scelta organizzativa da valutarsi in una logica costi-benefici che, in ogni caso, dovrebbe improntarsi, nell’attuale situazione economico-finanziaria, al più rigido contenimento delle spese e alla massima efficienza funzionale.

Tutt’altra fattispecie, prevista dalla stessa Costituzione e da numerose leggi attuative, è quella della esistenza, storicamente consolidata, di uffici periferici (come ad esempio i Provveditorati agli studi e le Sovraintendenze ai beni culturali e ambientali), che non può quindi confondersi in alcun modo con lo spostamento di sede dei Ministeri; spostamento non legittimato nè dalla Costituzione che individua in Roma la capitale della Repubblica, nè dalle leggi ordinarie, quale ad esempio l’articolo 17, comma 4-bis, della legge n. 400 del 1988, che consente di intervenire con regolamento ministeriale solo sull’individuazione degli uffici centrali e periferici e non sullo spostamento di sede dei Ministeri. Inoltre, il rapporto tra tali uffici periferici e gli enti locali va assicurato sull’intero territorio nazionale nell’ambito dei già delineati uffici territoriali di Governo. Va peraltro rilevato che a fronte della scelta, non avente connotati di particolare rilievo istituzionale, di aprire meri uffici di rappresentanza, non giova alla chiarezza una recente nota della Presidenza del Consiglio, che inquadra tale iniziativa nell’ambito di »intese già raggiunte sugli uffici decentrati e di rappresentanza di alcuni ministeri sia al Nord che al Sud, come già in essere per molti altri ministeri«, così preludendo ad ulteriori dispersioni degli assetti organizzativi dei Ministeri tanto da consentire la prefigurazione, da parte di esponenti dello stesso Governo, di casuali localizzazioni in vari siti regionali o municipali delle amministrazioni centrali. È necessario ribadire che tale evoluzione confliggerebbe con l’articolo 114 della Costituzione che dichiara Roma Capitale della Repubblica, nonchè con quanto dispongono le leggi ordinarie attuative già precedentemente citate.

La pur condivisibile intenzione di avvicinare l’amministrazione pubblica ai cittadini, pertanto, non può spingersi al punto di immaginare una »capitale diffusa« o » reticolare« disseminata sul territorio nazionale, in completa obliterazione della menzionata natura di Capitale della città di Roma, sede del Governo della Repubblica». Conclude il Capo dello Stato: «Ho ritenuto doveroso, onorevole Presidente, prospettarle queste riflessioni di carattere istituzionale al fine di evitare equivoci e atti specifici che chiamano in causa la mia responsabilità quale rappresentante dell’unità nazionale e garante di principi e precetti sanciti dalla Costituzione». (DAL SITO DEL QUIRINALE)