Amatrice, vescovo Pompili: “Non uccide terremoto, ma opere dell’uomo”

31 Agosto 2016, di Laura Naka Antonelli

“Il terremoto non uccide. Uccidono le opere dell’uomo!” Fanno ripensare alla frase proferita dal conduttore della Cnn nelle prime ore successive al terremoto che ha devastato il Centro Italia lo scorso 24 agosto le parole del vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili, nell’omelia della messa funebre ad Amatrice. Frase che, il giorno stesso della tragedia, ha scatenato non poche critiche su Twitter.

Così aveva detto il conduttore: “We often say quakes do not kill people; it’s structures that kill people”, ovvero “Diciamo spesso che non sono i terremoti che uccidono la gente; sono le strutture che uccidono la gente.

E così ha detto ieri, nel corso dei funerali di Amatrice, il vescovo: “Il terremoto non uccide. Uccidono le opere dell’uomo”. Continuando nell’omelia, monsignor Pompili ha lanciato un appello accorato:

“La ricostruzione non dev’essere “una ‘querelle politica’ o una forma di sciacallaggio di varia natura, ma quel che deve: far rivivere una bellezza di cui siamo custodi”. E ancora: “Disertare questi luoghi sarebbe ucciderli una seconda volta. Come si ricava da un messaggio in forma poetica che mi è giunto oltre alle preghiere: ‘Di Geremia, il profeta, rimbomba la voce: ‘Rachele piange i suoi figli e rifiuta di essere consolata, perché non sono più’. Non ti abbandoneremo uomo dell’Appennino: l’ombra della tua casa tornerà a giocare sulla natia terra. Dell’alba ancor ti stupirai'”.

Il vescovo ha impiegato otto minuti per leggere i nomi di tutte le vittime del terremoto. Presenti durante lo svolgimento dei funerali anche il premier, Matteo Renzi, e il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, oltre ai presidenti della due Camere, Grasso e Boldrini.

Le vittime accertate finora sono 292. In dettaglio i morti sono 231 ad Amatrice, 11 ad Accumoli e 50 ad Arcuata. Gli assistiti nelle tende sono circa 2900, mentre sui dispersi la Protezione civile non dà cifre e resta ai 10 indicati dal sindaco di Amatrice. Delle 242 vittime finora accertare tra Amatrice e Accumoli, dovevano essere 38 i feretri presenti neei funerali che si sono svolti ad Amatrice, ma dieci sono rimasti al cimitero del piccolo paese che, colpito dal terremoto, è inagibile. Delle 28 bare arrivate da Rieti, due bianche e piccole, con dei pelouches.

Così ieri ha commentato la tragedia il sindaco di Amatrice, che non è riuscito a trattenere le lacrime:

“Questa gente è morta perché amava questa terra e noi vogliamo restare qui”.